Archivio per Berlusconi

Pugili sul ring

Posted in Politica with tags , , on ottobre 18, 2009 by Maria Rubini

La stagione che stiamo attraversando, ammettiamolo, è una di quelle che a tutti piacerebbe non aver mai vissuto.

La politica italiana non è mai stata una realtà ricca di speranze o di grandi personalità. E infatti è bastato qualche anno di Tangentopoli e un pugno di Pm per spazzarla via tutta, come polvere che si era accomodata in casa.

Ma, francamente, adesso ci stiamo davvero avvicinando al GRADO ZERO. Se è vero che non si tocca mai il fondo, perchè una volta giunti in fondo si può anche scavare, risulta molto difficile capire cos’altro può succedere.

Il Paese si trova davanti a problemi colossali (la gestione del dopo-Crisi non sarà affatto semplice) e la politica sembra impazzita. Nel senso che esprime una violenza (almeno negli attacchi verbali) che proprio non si conosceva. Da ogni parte non esiste più alcun diritto alla privacy e ogni scusa è buona per tirare una randellata mediatica all’avversario.

Riesce difficile, per non dire impossibile, capire dove simili comportamenti potranno sfociare. E’ del tutto evidente che qui non si stà discutendo di una nuova politica o di nuove misure da prendere nell’interesse di tutti. Qui si sta csemplicemente cercando di liquidare gli avversari ritenuti, per qualche ragione, scomodi, con l’idea che una volta “ripulito” il campo di gioco poi sia più facile segnare il gol.

Ma questa, forse, è solo la prima impressione. La cosa vera potrebbe anche essere un’altra. Questa classe politica si sente paralizzata (dal debito pubblico, dalla propria mancanza di immaginazione) e quindi ha preso in mano i randelli e picchia così dove viene nel tentativo di far vedere che comunque si sta facendo qualcosa. Il Cavaliere dà l’impressione (colpito dalle rivelazioni dei suoi pasticci sessuali) di voler rendere pan per focaccia agli avversari (che però sono sessualmente meno disinibiti, e quindi vanno colpiti su altre cose).

La sensazione, ripeto, è che il Cavaliere voglia liberarsi di tutti quelli che non lo apprezzano e non lo riveriscono. Per fare poi cosa non si sa. Il Ponte sullo Stretto?

Gli altri, l’opposizione, spesso danno l’impressione di volersi comunque liberarare del Cavaliere a qualunque costo. Per far poi cosa? Visto che anche probabilmente non avranno i voti per governare? Non si sa. Al massimo, viene in mente, che aspirino a mettere in piedi qualche governo pasticciato (una specie di macedonia politica) per fare che cosa, poi, non è affatto chiaro. Per ora, insomma, quello che si vede sono dei pugli sul ring che si menano con grande entusiasmo.

Dove sia la politica, invece, non si sa.

8 ottobre 2009

Posted in Politica with tags , , on ottobre 8, 2009 by Maria Rubini

«Io sono stato abituato
dalla vita isolata, che ho vissuto
fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d’animo
dietro una maschera di durezza
o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male,
per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri furono un qualcosa
di enormemente complicato.»

Antonio Gramsci

Le donne si riprendono la voce: Tanti auguri a noi tutti

Posted in Politica, Quelle che scassano with tags , , , on settembre 29, 2009 by Maria Rubini

Dal 12 agosto, con un’intervista a Nadia Urbinati di Concita De Gregorio abbiamo aperto il dibattito su l’Unità sul “silenzio delle donne”. Da quel giorno abbiamo ospitato lettere, messaggi, commenti, analisi. Dal ragionamento volutamente “lieve” di Serena Dandini alla provocazione sul mutismo femminile di Benedetta Barzini. Ogni giorno parole per rompere il silenzio sul sessismo del premier, il velinismo, la festa di Casoria, le escort a Palazzo Grazioli. Una rivoluzione interrotta secondo Lidia Ravera. Per questo – scrive Dacia Maraini – bisogna alzare la voce contro le discriminazioni. Un dibattito serrato, commentato dai lettori con passione. Come se fossimo usciti/e dal letargo. Ma non basta l’indignazione, dice Alessandra Bocchetti. Bisogna governare. Soprattutto – parole di Luisa Muraro – se a governarci è il genere.

Parole. Per spezzare il silenzio. Le parole di Iaia Caputo contro il potere della tv, quelle di Rita Borsellino per riprendersi il tempo. Le parole di Nicla Vassallo che chiama a raccolta anche gli uomini, come Tiziana Bartolini. Mezz’ora di protesta al giorno, scrive Lorella  Zanardo, attraverso gli strumenti della democrazia orizzontale per ritrovare la voce. Il governo che silenzia è “un danno per gli uomini”, dice  Joanna Bourke. “Rompere il silenziatore”, insomma, per citare l’intervento di Livia Turco. Ma i diritti non sono ereditari e l’assuefazione ci ha spente – aggiunge Simona Argentieri – che invita le donne a esprimere la propria rabbia, a scendere in piazza.

Parole. Un fiume di parole. Di proposte. Di racconti, come quello che ci ha regalato la modella-scrittrice Aminata Fofana. Parole per ritrovarsi, riattivare la memoria. Come scrive Marisa Rodano che ricorda il valore delle lotte femminili nella democrazia. Le parole di Loredana Lipperini, di Vittoria Franco, di Jimenez Bartlett e Maite Larrauri, di Elettra Deiana, di Paola Gaiotti De Biase e Edda Billi, di Tiziana Bartolini, Ida Dominjianni e Susanna Nicchiarelli
Parole scritte. Parole dette  nel forum con Nadia Urbinati, Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e la regista Lorella Zanardo.

Questo fiume di parole che ha rotto il silenzio.

TANTI AUGURI A NOI TUTTI

Nel giorno del compleanno del premier (73) abbiamo pensato di farci un regalo, anzi due: di farli a voi. Il primo è la raccolta dei primi otto numeri della Silvio Story, la vera storia delle origini della fortuna e del successo di quest’uomo che «si è fatto da solo», come sempre dice, non senza – tuttavia – qualche aiutino.
Al collega di Le Monde che ci chiedeva come mai abbia avuto tanto successo in edicola questa storia a puntate e perché ce ne sia bisogno abbiamo risposto che la memoria è diventata un bene evanescente (disprezzato, spesso: antimoderno), che ci si dimentica della settimana scorsa figurarsi del ‘73, che l’eterno presente a cui la costante esibizione di sciocchezze ci costringe impedisce di pensare, di ricordare, di tenere a mente le origini della storia. Che non è vero che chiunque abbia talento in questo paese può fare fortuna, al contrario. È vero che la spregiudicatezza e il malaffare hanno costituito le fortune di chi oggi impedisce agli italiani che non partecipano al Monopoli del Sultano di avere la minima chance di campare con decenza. Che i soldi – fatti come, lo si spiega – in trent’anni hanno vinto sul resto. Ma è una vittoria che non lascia eredi poiché si basa sulle fortune – sull’impunità, sullo strapotere – di uno solo: come tutti mortale, l’età che avanza lo ricorda, come tutti destinato a passare. Conviene dunque cominciare a ripassare fin d’ora come questa storia sia iniziata e studiare come a scuola gli errori da evitare in futuro: a destra come a sinistra. Di errori, nei decenni, è disseminato il cammino compiuto fin qui: equamente distribuiti, quelli sì ed è l’unica equità visibile.
Il secondo regalo è la libertà di dire una cosa semplice ma tabù: alle ragazze di vent’anni non piace questo coetaneo del nonno per le sue doti naturali. Lo frequentano perché è potente e può dare qualcosa in cambio. Di solito lo fa. Il paese si sta adeguando rapidamente a considerare la prostituzione – non solo fisica, la prostituzione di chi si mette al servizio di chi paga – come la principale forma di sopravvivenza in epoca di stenti. Anche la moda lo fa. Due giornali come il Financial Times e l’Herald Tribune hanno segnalato ieri, all’unisono, come la moda italiana sia sia piegata allo stile “delle infauste feste di Berlusconi”. Velina style. Trasparenze e guepiere da ragazza-immagine in attesa di candidatura. Difendiamoci: le ragazze, noi stessi, l’Italia e persino il made in Italy. Ribelliamoci. L’Italia è piena di donne magnifiche capaci di fare film, scrivere libri e riparare motori, di scendere in fondo al mare a recuperare relitti e studiare le stelle, di crescere figli e insegnare a scuola, di sopportare gli stenti senza perdere la dignità, di tenersi in faccia la propria faccia senza volere quella che cancella il tempo, di credere che il tempo sulla faccia sia una medaglia, invece, segno prezioso della propria storia. Chiediamo silenzio a chi non dà voce, lavoro a chi non lo paga: non un marito miliardario, no, nè una carta di credito per fare shopping. Non è questo che vogliono le donne. Le veline non hanno colpa se non quella di non vedere alternativa. Mostriamogliela. Ribelliamoci subito, a partire dal suo compleanno e per sempre.

Concita de Gregorio

“Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni” … Ricominciamo dai luoghi dell’immaginario

Posted in Uncategorized with tags , , , on settembre 4, 2009 by Maria Rubini

unità

Per bocca del pubblico ministero fascista, Mussolini aveva detto di Gramsci: Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni per i prossimi 20 anni”: la pena inflitta fu 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Nonostante le dure condizioni del carcere, peggiorate dalla fragilità della salute, Gramsci avrà la forza di approfondire molte questioni teoriche e storiche di grande importanza.

Avanti. – E con ciò, avanti sulla strada della saggezza, di buon passo e con fiducia! Comunque tu sia, servi a te stesso come fonte di esperienza! Sbarazzati del malcontento del tuo essere, perdonati il tuo io, giacchè in ogni caso hai in te una scala dai cento gradini, sulla quale puoi salire verso la conoscenza. L’epoca in cui con rincerscimento ti senti precipitato, ti chiama beato per questa fortuna; ti grida che sarai ancora partecipe di esperienze alle quali gli uomini di epoche più tarde dovranno forse rinunciare. Non disprezzare di essere stato ancora religioso; valuta appieno quale genuino acccesso tu abbia ancora avuto all’arte. Forte appunto di queste esperienze, non puoi tu percorrere con maggior consapevolezza enormi tratti del cammino dell’umanità passata? Non sono forse cresciuti proprio su quel terreno che tanto ti spiace, sul terreno del pensiero impuro, molti dei frutti più splendidi della vecchia cultura? Non si può diventar saggi, se non abbiamo amato arte e religione come madre e nutrice. Ma si deve guardar al di là di esse, sapersene svezzare; se si rimane in loro balìa, non le si può comprendere. Così pure ti debbono essere familiari la storia e il cauto gioco con i piatti della bilancia: “da una parte – dall’altra”. Torna indietro, calando le orme sulle quali l’umanità fece il suo grande, doloroso cammino nel deserto del passato: così apprenderai nel modo più sicuro in quale direzione l’umanità futura non dovrà o non potrà più andare. E mentre con tutte le tue forze vorrai spiare in anticipo in quale nodo il futuro sarà ancora annodato, la tua vita acquisterà valore di strumento e mezzo per la conoscenza. E’ in mano tua far sì che tutto quel che hai vissuto: tentativi, vie false, errori, illusioni, passione, amore e speranza, si dissolvano nel suo fine senza resti. Questo fine è di diventare tu stesso una necessaria catena di anelli della cultura, e di concludere da questa necessità alla necessità del cammino della cultura universale. Quando il tuo sguardo sarà divenuto forte abbastanza da vedere il fondo dell’oscuro pozzo del tuo essere e delle tue conoscenze, allora forse, nel suo specchio, per te saranno visibili anche le lontane costellazioni delle culture di domani. Credi che una vita simile, con uno scopo simile, sia troppo faticosa e priva di vantaggi? Allora non hai ancora imparato che non esiste miele più dolce della conoscenza, e che le nubi minacciose della desolazione dovranno esser per te la mammella da cui mungere latte per il tuo ristoro. Solo quando sarà sopraggiunta la vecchiaia capirai veramente come tu abbia scoltato la voce della natura, di quella natura che per mezzo del piacere domina il mondo: la stessa vita che ha il suo culmine nella vecchiaia, ha il suo culmine anche nella saggezza, in quel mite splendore solare di una costante letizia dello spirito: l’una e l’altra, vecchiaia e saggezza, tu le incontri su un solo versante della vita: così ha voluto la natura. Allora è tempo, nè c’è motivo di adontarsene, che si avvicini la nebbia della morte. Verso la luce – il tuo ultimo movimento; un giubilo della conoscenza – il tuo ultimo grido.  (Nietzsche – Umano, Troppo Umano I)

Dedico questo post non solo al padre fondatore Antonio Gramsci, ma anche ai politici e giornalisti che via via nel tempo si sono succeduti. Come riflessione.

Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con implacabili persecuzioni; la loro dottrina è sempre stata accolta con il più selvaggio furore, con l’odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e diffamazioni. Ma dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a “consolazione” e a mistificazione delle classi oppresse. Si svuota di contenuto il loro pensiero rivoluzionario, se ne smussa la punta, lo si svilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale trattamento“.

V.I.Lenin, Stato e Rivoluzione, 1917

URGE CONVOCAZIONE STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE

DDL Alfano. Adesione di Rifondazione Comunista alla manifestazione contro il bavaglio all’informazione

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on luglio 14, 2009 by Maria Rubini

Aderisco con convizione all’appello lanciato per il 14 luglio dal sito Internet “Diritto alla Rete” e che propone di presentarsi “tutti imbavagliati, su You Tube e in piazza”, per la precisione a Roma, in piazza Navona, a partire dalle 19.

Una forma di protesta mediaticamente forte, concreta e giustissima contro il vero e proprio bavaglio che il Ddl Alfano vuole mettere all’informazione e alla Rete, bavaglio contro il quale giustamente scenderanno in piazza tutti i giornalisti italiani.

Il ddl Alfano, infatti, tra le varie storture che presenta ne annovera una davvero gravissima, la censura all’informazione, scritta, orale e della Rete. Ecco perchè bisogna protestare. Io lo farò insieme a tutto il mio partito, per difendere il diritto all’informazione che questo governo di destra vuole imbavagliare.

Paolo Ferrero

Il Segretario Generale dell’ ONU critica il “people first” dei G8

Posted in Politica with tags , , , on luglio 9, 2009 by Maria Rubini

L’intesa raggiunta ieri tra i leader del G8 sulla lotta al cambiamento climatico sta passando oggi al difficile vaglio del Mef (Major Economies Forum) che riunisce anche i Paesi emergenti. Oltre agli otto Paesi del G8 (Germania, Canada, Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Russia), attorno al tavolo saranno seduti i rappresentanti del G5 (Africa del sud, Brasile, Cina, India e Messico), piu’ la Corea del Sud, l’Australia e l’Indonesia. Presente anche la Danimarca, che a dicembre ospitera’ la conferenza Onu sul clima che dovra’ decidere il nuovo sistema globale per la riduzione delle emissioni di Co2, in sostituzione del Protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Fonti del G8 ritengono ormai ”improbabile” che tra i 17 membri del Mef possa passare l’intesa ambiziosa raggiunta tra gli Otto, che assume impegni per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 50% entro il 2050 (80% per i paesi piu’ industrializzati), mentre c’e’ una certa fiducia su un accordo per contenere entro i due 2 gradi l’aumento della temperatura media mondiale. Cina e India, in particolare, si oppongono a fissare oggi tetti vincolanti per la riduzione dei gas. Al centro dei colloqui anche il pacchetto di aiuti finanziari che i Paesi sviluppati hanno promesso a quelli in via di sviluppo per aiutarli a innovare l’economia e le fonti energetiche. Le attese della vigilia si sono raffreddate dopo la partenza anticipata del presidente cinese Hu Jintao, la cui assenza impedisce di strappare alla Cina nuovi impegni.

Fonti europee hanno quindi affermato come l’assenza del presidente cinese Hu Jintao, rientrato in patria per la crisi del Xinjiang, si farà sentire sulle negoziazioni in corso all’Aquila vista la crescente importanza del Paese asiatico nella quantità di emissioni globali. Secondo tali fonti, è quindi importante che, oltre ai Paesi sviluppati del G8, anche quelli emergenti facciano la loro parte in vista del vertice di fine anno a Copenaghen. Occorre, si nota, poter tradurre in misure concrete di medio termine la decisione di contenere l’aumento della temperatura globale di 2 gradi celsius, aumento che avrà comunque conseguenze inevitabili che vanno gestite. E’ chiaro che non ci deve essere lo stesso sforzo da parte di tutti – si sottolinea -, ma un’intesa su obiettivi misurabili e verificabili. Per le fonti, per i Paesi emergenti, che devono coniugare l’attenzione all’ambiente con la crescita economica, è necessario virare verso una minore dipendenza dai combustibili fossili, pena l’aumento anziché la diminuzione della povertà.

BAN KI MOON CRITICA L’ACCORDO
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha detto oggi a L’Aquila che i paesi del G8 hanno concordato traguardi insufficienti per combattere i mutamenti del clima. “I traguardi che hanno finora indicato sono insufficienti – ha detto il segretario generale dell’Onu – Il problema del clima é una responsabilita; imperativa e storica per il futuro dell’ umanità e del nostro pianeta”. I paesi del G8 hanno concordato di contenere a due gradi centigradi (rispetto all’era pre-industriale) il riscaldamento massimo del pianeta e di ridurre tra il 50 e l’80 per cento le emissioni di gas inquinanti entro il 2050.

GREENPEACE, ACCORDO DELUDENTE

“Riferendosi a un generico accordo sul clima per contenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi senza un piano, investimenti e obiettivi – commenta da L’Aquila il direttore di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio – il G8 non aiuterà a uscire dal vicolo cieco nel quale sono arenati i negoziati sul clima delle Nazioni Unite”.

I leader del G8 hanno approvato la dichiarazione politica. La dichiarazione sull’Iran e’ compresa in questo documento ed e’ il primo paragrafo della dichiarazione stessa.

IRAN

”Continuiamo ad essere seriamente preoccupati dagli eventi in Iran. Ribadiamo il nostro totale rispetto per la sovranita’ dell’Iran. Al tempo stesso, deploriamo la violenza post-elettorale, che ha portato alla perdita della vita di cittadini iraniani”. E’ quanto si legge nel paragrafo sull’Iran della dichiarazione politica dei leader del G8.  Il G8 chiede all’Iran di ”risolvere la situazione attraverso un dialogo democratico sulla base dello stato di diritto”. Inoltre, gli 8 leader ricordano a Teheran ”i suoi obblighi nel contesto della convenzione internazionale dei diritti civili e politici”. Il G8 dell’Aquila espresso la propria condanna dell’Iran ”per le dichiarazioni del presidente Ahmadinejad che negano  l’Olocausto”.

COREA DEL NORD

Il G8 condanna nei termini piu’ forti il test nucleare del 25 maggio scorso della Corea del Nord e il lancio con uso di tecnologie missilistiche balistiche del 5 aprile in violazione della risoluzione 1718/2006 del Consiglio
di Sicurezza della Nazioni Unite. Lo si legge nella dichiarazione politica varata stasera dal Vertice G8
dell’Aquila.  Stessa condanna nella dichiarazione per i recentissimi lanci di missili alla vigilia del G8, nonostante le risoluzioni 1874/2009 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in quanto ”queste attivita’ rappresentano un pericolo per l pace e la stabilita’ nella regione e oltre a questa. Gli Otto Grandi esortano la Corea del nord a osservare completamente i suoi obblighi internazionali e chiede alla comunita’ internazionale di attuare totalmente e in modo trasparente le disposizioni di questa risoluzione.  Il G8 infine esorta la Corea del Nord a tornare al tavolo del negoziato a Sei sullo smantellamento del suo programma nucleare, per rinunciare a tutte le armi nucleari e a tutti i programmi nucleari. Infine gli Otto Grandi, accogliendo le preoccupazioni del Giappone, esortano la Corea del nord ad affrontare il tema dei problemi umanitari, compresa la questione dei rapimenti di cittadini nipponici.

MEDIO ORIENTE

Gli Otto Grandi, riconfermando che la ”realizzazione di una pace giusta, durevole e globale per il Medio Oriente rimane fondamentale per la comunita’ internazionale”, rinnovano il completo appoggio alla ” soluzione dei due stati”, che permetta allo stato di Israele di ”vivere in pace e sicurezza” e di creare ”uno stato della Palestina , in cui il popolo palestinese possa decidere il proprio destino”.   E’ il passaggio fondamentale della dichiarazione politica del G8 dell’Aquila riguardo al Medio Oriente approvata stasera.  Il G8 saluta con favore i passi intrapresi in questa direzione delle due parti nelle ultime settimane e le esorta a ” riprendere rapidamente i negoziati diretti su tutte le questioni aperte, coerentemente con la Roadmap, le risoluzioni pertinenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e i principi di Madrid. Gli Otto Grandi chiedono con forza alle due parti di adempiere ai loro obblighi previsti dalla Roadmap ”compreso il rifiuto chiaro della violenza, del terrorismo e dell’incitamento al terrorismo e un congelamento completo delle attivita’ di insediamento (di coloni ebrei nei territori palestinesi, ndr) compresa la loro crescita naturale”.  Esortano anche gli stati arabi a fare passi significativi verso una normalizzazione dei rapporti con Israele e a fornire sostegno politico ed economico all’Autorita’ palestinese, sottolineando la necessita’ di ripristinare l’unita’ palestinese, sulla base dei principi del Quartetto.
Il G8 infine chiede il rilascio immediato del soldato israeliano rapito Gilad Shalit, l’apertura immediata di punti di accesso per i flussi di aiuti umanitari, beni e persone per e da Gaza, in maniera da rispettare la sicurezza di Israele.

AFGHANISTAN E PAKISTAN

”L’Afghanistan e il Pakistan rimangono una priorita’ assoluta per il G8”. E’ quanto si legge nel paragrafo su Afghanistan e Pakistan della Dichiarazione politica del vertice dell’Aquila.  ”Riaffermiamo il nostro impegno – afferma ancora il documento – a promuovere stabilita’ e sviluppo nei due Paesi e nella regione allargata, anche rafforzando la loro capacita’ di contrastare il terrorismo, il traffico illecito e il crimine”.  Secondo la Dichiarazione, ”una cooperazione regionale rafforzata rappresenta un prerequisito per il successo in entrambi i Paesi ed e’ un pilastro essenziale della strategia internazionale per la stabilita’ in Afghanistan”.”Chiediamo alle autorita’ afghane di assicurare elezioni credibili, inclusive e sicure, che rispecchino la volonta’ reale del popolo afghano”. E’ quanto si legge nel passaggio dedicato all’Afghanistan della Dichiarazione politica del G8.  ”Confermiamo il nostro impegno per il processo elettorale attraverso disposizioni di assistenza tecnica, logistica, finanziaria e di sicurezza”, affermano i leader del G8 sottolineando di ”essere pronti ad assistere il nuovo governo afghano nei suoi sforzi” per il rafforzamento delle ”istituzioni democratiche”.

MONDO SENZA ARMI NUCLEARI

Creare le  condizioni per un mondo senza armi nucleari”. E’ quanto si impegnano a fare i Paesi del G8 nella dichiarazione politica varata stasera dal vertice dell’Aquila.  ”Siamo tutti impegnati nel cercare un mondo piu’ sicuro per tutti e per creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari, in conformita’ con gli obiettivi del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari”, si legge nel documento. La dichiarazione finale saluta con favore anche l’accordo raggiunto in questo senso tra Stati Uniti e Russia sulla riduzione degli armamenti strategici.

di Stefano Polli

E’ morto Beppe Cremagnani. Buon vento, Beppe

Posted in Società with tags , , on luglio 7, 2009 by Maria Rubini

Pochi giorni fa abbiamo abbiamo rivisto “G8/2001, Fare un golpe e farla franca”, il film documentario di Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio che racconta quei giorni di luglio in cui l’Italia si è svegliata e, al posto dello stivale, ha trovato un anfibio di celerino.
Sui titoli di coda, l’istinto è stato chiamare Beppe, per dirgli ancora una volta che bel lavoro hanno fatto, e quanto sia importante continuare a raccontare, in questo paese che dimentica troppo in fretta ogni disastro, inghiottito dal disastro del giorno dopo.

Poi era tardi, e non l’abbiamo chiamato, poi il giorno dopo c’era il lavoro, e non l’abbiamo chiamato, e poi, e poi. Errore. Non bisognerebbe mai rimandare.
E se domani esco di casa e mi cade un vaso in testa? E se finisco sotto a un tram? Lunedì Beppe è uscito di casa per fare un giro in bici e non è più tornato, stroncato da un infarto.
Era un grande giornalista, curioso, attento, onesto. Un giornalista vero, di quelli che consumano la suola delle scarpe, anziché il tasto del copiaincolla.
Era un grande amico, sempre preso da mille lavori ma sempre attento a chiedere come ti va la vita, e come va a quelli che ti sono vicino.
A Luisa, ai suoi figli e ai suoi colleghi va l’abbraccio di tutta la redazione di PeaceReporter.
A lui, se ci può sentire, quello che non abbiamo fatto in tempo a dirgli: bravo, Beppe. E grazie.

La redazione di PeaceReporter

Nato a Milano nel 1951, Giuseppe Cremagnani, da tutti conosciuto come Beppe, si è laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano.

Ben presto ha intrapreso la carriera di giornalista passando attraverso innumerovoli esperienze. Giornalista e autore televisivo, ha lavorato a la Repubblica e a l’Unità ed è stato autore di numerose trasmissione televisive: Milano, Italia; Il laureato; Inviato speciale; La nostra Storia; Ragazzi del 99; Vento del Nord; L’elmo di Scipio. E’ stato consulente della trasmissione «Che tempo che fa» e collaboratore con «Diario». Con la Luben Production, una delle sue ultime passioni, ha realizzato importanti film-documentari sulle cronache, tristi, delle vicende italiane degli ultimi anni: oltre a G8/2001 fare un golpe e farla franca, Quando c’era Silvio, Uccidete la Democrazia, L’Ultima Crociata e Gli imbroglioni.

L’ultima sua fatica, che stava presentando in questi giorni, è Governare con la paura-il G8 del 2001, i giorni nostri. Un libro e due dvd, raccolti in un cofanetto, raccontano la storia degli abusi del potere in Italia dal G8 di Genova ai giorni nostri. Il titolo, Governare con la paura, si riferisce alla strategia sperimentata nel luglio del 2001 per le strade del capoluogo ligure invase dai manifestanti no global. Finì in tragedia. Oggi gli stessi modi di operare vengono riproposti dai vari decreti sicurezza approvati dal governo Berlusconi. Mano dura contro i più deboli, gli extracomunitari, contro chi protesta e non si adatta alle regole imposte dall’alto. Sicurezza è la parola d’ordine in base alla quale l’opinione pubblica deve accettare nuove regole che limitano la libertà e i diritti dei singoli. “ Attenzione – avverte però il senatore Furio Colombo in un passo del film – sicurezza è il termine che ha spianato la via ai dittatori da Mussolini a Hitler, ed oggi a Putin”.