Archivio per Brasile

Lotta del popolo organizzato o barbarie

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on settembre 16, 2009 by Maria Rubini

La trasformazione sociale, si sa, è figlia dell’organizzazione popolare. E che nessuna conquista sia possibile senza la lotta organizzata del popolo hanno voluto ricordarlo quest’anno gli organizzatori del Grido degli Esclusi, iniziativa che, dal 1995, si celebra ogni anno in Brasile il 7 settembre, giorno della – presunta, dicono i promotori – indipendenza. “La vita in primo luogo. La forza della trasformazione è nell’organizzazione popolare” è stato infatti il tema di questa 15.ma edizione del Grido, che ha visto impegnati movimenti popolari e pastorali sociali in 25 Stati del Paese. Un tema quanto mai pertinente, di fronte alle importanti conquiste ottenute dai movimenti contadini in seguito alle giornate di lotta svoltesi nel mese di agosto in tutto il Brasile, contro la crisi e le sue conseguenze per la lavoratrice, per la realizzazione della riforma agraria e per gli investimenti nelle politiche sociali: il 18 agosto, infatti, la commissione interministeriale del governo Lula ha annunciato un pacchetto di misure che prevede l’aggiornamento degli indici di produttività (usati come parametri per l’esproprio delle terre per la riforma agraria) – che, secondo la Costituzione, dovrebbero essere rivisti ogni 10 anni, ma che in realtà non vengono toccati dal 1975 -; la destinazione all’Incra di 338 milioni di reais per l’acquisizione di terre; l’esproprio della Fazenda Nova Alegria di Felisburgo, in Minas Gerais, dove nel 2004 vennero massacrati cinque lavoratori senza terra.

Certo, è ancora troppo poco dinanzi al quadro di estrema lentezza del processo di riforma agraria: questione che, sottolinea il teologo Frei Betto, “un tempo era considerata prioritaria dal Pt”, quel Partito dei Lavoratori che oggi, al contrario, “esalta l’agrobusiness”. È troppo poco soprattutto se lo si confronta, come fa ancora Frei Betto, “con gli incentivi ufficiali concessi a imprese che degradano l’Amazzonia e agli industriali della canna da zucchero, che nei loro latifondi mantengono i lavoratori in regime di semischiavitù”, mentre restano accampate nel Paese, sopravvivendo in baracche di plastica ai bordi delle strade, 100mila famiglie senza terra e ad altre 40mila famiglie risultano insediate appena sulla carta, ancora in attesa degli investimenti per l’abitazione, l’infrastruttura e la produzione. Ed è sicuramente troppo poco a fronte della necessità, evidenziata dai movimenti contadini, di discutere un nuovo modello di agricoltura per il Brasile: una politica agricola – sottolinea il leader del Movimento dei Senza Terra João Pedro Stedile (Folha de São Paulo) – centrata sulla democratizzazione della terra, “sempre più concentrata e cara”, sulla produzione di alimenti sani per il mercato interno, sul sostegno alle piccole e medie agroindustrie sotto il controllo di cooperative di lavoratori, sull’impulso all’agroecologia, “che rispetta l’ambiente e preserva i beni della natura”, su un programma di universalizzazione dell’educazione per il popolo delle campagne.

Ma anche su questo poco che è stato ottenuto la dominante ha annunciato battaglia, scatenando una rabbiosa campagna di criminalizzazione dei movimenti contadini, a cominciare dal Movimento dei Senza Terra, che ha risposto con una sua comunicazione ad amici e sostenitori in tutto il mondo. E il 21 agosto, durante il violentissimo sgombero di un’occupazione di senza terra nella Fazenda Southall a São Gabriel, nel Rio Grande do Sul (dove il Mst è trattato come un’organizzazione criminale), da parte della Brigada Militar, è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alle spalle il senza terra Elton Brun, 44 anni, padre di due figli, e sono state ferite decine di persone, tra cui donne e bambini, colpiti da spade e frammenti di proiettili e morsi dai cani. Il Mst “ottiene il suo martire”, è stato il commento del quotidiano Zero Hora.

Claudia Fonti

ODIO ANTICO

Segreteria nazionale del Movimento dei Senza Terra

Abbiamo realizzato una serie di iniziative in tutto il Paese e un accampamento a Brasilia in difesa della Riforma Agraria, conquistando importanti vittorie in relazione alla soluzione dei problemi dei lavoratori agricoli.

Le giornate di lotta hanno ottenuto dal governo federale misure assai importanti, per quanto si sia ancora lontani dalla realizzazione della Riforma Agraria e dal consolidamento di un nuovo modello agricolo. Malgrado ciò, tali giornate hanno dimostrato alla società e alla popolazione in generale che solo le organizzazioni popolari e la lotta sociale possono garantire le conquiste per i lavoratori e le lavoratrici.

La principale misura annunciata dal governo è l’aggior-namento degli indici di produttività, utilizzati come parametri legali per l’esproprio di terre per la Riforma Agraria. I ruralisti (la corrente dei latifondisti al Congresso, ndt), l’a-grobusiness e la dominante brasiliana hanno preso po-sizione contro la revisione degli indici, utilizzando i mezzi di comunicazione per esercitare una pressione sul governo affinché faccia marcia indietro. Facciamo attenzione. Se il governo verrà mano all’accordo, non resteremo in silenzio.

Queste conquiste hanno fatto infuriare quanti difendono solo i propri interessi, il proprio patrimonio e il proprio profitto, puntando ad accrescere lo sfruttamento dei lavoratori, della natura e delle risorse pubbliche. In questo contesto, diversi organi della stampa borghese ­ autentici portavoce degli interessi dei capitalisti nelle campagne ­ come la rivista Veja, Estadão, Correio Brazilienze, Zero Hora e la tv Bandeirantes – hanno cominciato ad attaccare il Movimento per bloccare le misure progressiste conquistate attraverso la lotta.

Non c’è alcuna novità nell’atteggiamento politico e ideologico di questi strumenti che sono parte della dominante e sostengono gli interessi del capitale finanziario, delle banche, dell’agrobusiness e del latifondo, voltando le spalle ai problemi strutturali della società e alle difficoltà del popolo brasiliano. Disperati, tentano di tirar fuori vecchi argomenti, come per esempio che il MST vivrebbe a carico del denaro pubblico. Senza contare che questi attacchi vengono proprio da imprese che vivono di pubblicità e di risorse pubbliche o che si sospetta abbiano ricavato vantaggi dalla partecipazione ad aste pubbliche del governo di São Paulo, come l’editrice Abril.

Di fronte a ciò, vorremmo chiarire ai nostri amici e alle nostre amiche, che ci appoggiano e ci sostengono, che non abbiamo mai ricevuto né utilizzato denaro pubblico per promuovere occupazioni di terra o proteste o marce. Tutte le nostre manifestazioni sono realizzate con il contributo delle famiglie accampate e insediate e grazie alla solidarietà di cittadini e organizzazioni della società civile. Siamo inoltre molto orgogliosi dell’appoggio di organismi internazionali che ci aiutano in progetti specifici, relativamente ai quali presentiamo dettagliati resoconti. D’altronde, tutte le risorse che vengono dall’estero passano per la Banca Centrale. Non abbiamo niente da nascondere.

In relazione alle organizzazioni che lavorano negli insediamenti della Riforma Agraria, che sono centinaia e lavorano in tutto il Paese, sosteniamo la legittimità degli accordi con i governi federali e statali e crediamo nella correttezza del lavoro realizzato. Questi enti sono debitamente abilitati dagli organismi pubblici, vengono controllati e subiscono anche persecuzioni politiche da parte del Tcu (Tribunale dei conti dell’Unione), controllato attualmente da affiliati del Psdb (Partito della Socialdemocrazia brasiliana) e Dem (Democratici, ex Pfl, Partito del Fronte Liberale). Sviluppano progetti di assistenza tecnica, alfabetizzazione di adulti, formazione, educazione e sanità in insediamenti rurali, servizi che sono un diritto degli insediati e un dovere dello Stato, secondo la Costituzione.

Non ci aspettavamo un altro tipo di comportamento da questi mezzi di comunicazione. Gli attacchi contro il MST sono antichi e sono sempre stati dettati da una pura manifestazione di odio dei settori più reazionari della dominante contro i lavoratori rurali che si organizzano e lottano per i propri diritti. Continueremo con le nostre mobilitazioni perché soltanto la pressione popolare può garantire il progresso della Riforma Agraria e il rispetto dei diritti dei lavoratori, indipendentemente dalla volontà della dominante e dei suoi mezzi di comunicazione.

Brasile regolarizza gli stranieri

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , on luglio 16, 2009 by Maria Rubini

Discorso del Presidente della Repubblica, Luis Inácio Lula da Silva, durante la cerimonia di ufficializzazione della legge di regolarizzazione di stranieri in situazione irregolare in Brasile.
Ministero della Giustizia – Brasília –DF, 02/07/2009

Comincio col ringraziare in nome del popolo brasiliano tutti gli immigrati che aiutarono e continuano ad aiutare il nostro paese. Questa terra è generosa e sempre ha ricevuto a braccia aperte tutti coloro che vengono per lavorare, crescere i loro figli e costruire una vita nuova.
È per questo che le misure che oggi adottiamo daranno agli immigrati gli stessi diritti e gli stessi doveri previsti nella Costituzione Federale per i nostri compatrioti ad eccezione di quelli esclusivi per i brasiliani nativi. Tra questi diritti è bene risaltare la libertà di circolazione nel territorio nazionale e il pieno accesso al lavoro rimunerato, all’istruzione, ai servizi sanitari e alla Giustizia.
Queste nuove leggi mostrano che il Brasile si pone, ogni volta di più, all’altezza della realtà migratoria contemporanea, delle condizioni globali dello sviluppo economico e sociale e del rispetto fondamentale dei diritti umani. Esse sono, inoltre, il risultato di un ampio dibattito nazionale con la partecipazione dei diversi settori della società e degli stessi immigrati, che hanno avuto così l’opportunità di chiarire i problemi che affrontano e di proporre soluzioni.
È necessario rilevare che questa regolarizzazione viene in un momento molto speciale in cui si approfondisce e si amplia il processo di integrazione dell’America del sud.
Durante molti decenni il Brasile ha sempre accolto europei, asiatici, arabi, ebrei, africani e, recentemente, abbiamo ricevuto forti correnti migratorie dei nostri fratelli dell’America del sud e dall’America Latina.
Siamo, in verità, una nazione formata da immigrati. Una nazione che dimostra nella pratica come le differenze culturali possono contribuire alla costruzione di una società che cerca sempre l’armonia e combatte con rigore la discriminazione e i pregiudizi. Non solo siamo un popolo “misturato”, ma ci piace essere un popolo “misturato”! Da qui viene gran parte della nostra identità, della nostra forza, della  nostra allegria, della nostra creatività, del nostro talento. Non possiamo dimenticare che la stessa Costituzione brasiliana quando parla dei diritti e delle garanzie fondamentali, stabilisce che tutti sono uguali davanti alla legge, siano essi brasiliani o stranieri residenti. Lo Stato brasiliano, per mezzo di accordi firmati in vari incontri internazionali, riconosce che gli immigrati sono titolari di diritti e doveri che devono essere rispettati.
Sosteniamo che la immigrazione irregolare è una questione umanitaria e non può essere interpretata come un problema di criminalità. Adottiamo per questa situazione un approccio inclusivo, equilibrato, tenendo presenti i principi dell’universalità, dell’interdipendenza e dell’indivisibilità dei diritti umani.
Per migliaia di brasiliani vivere in paesi come gli Stati Uniti, il Giappone, l’Italia, la Spagna, Il Portogallo, per esempio, significa un sogno di progresso. Ma per molti dei nostri vicini, il Brasile è visto come una possibilità reale di migliorare la loro vita. Qui, questi stranieri hanno diritto ai servizi pubblici della sanità e i loro figli all’educazione gratuita, il che purtroppo non succede in molti paesi che ricevono immigrati brasiliani.
Consideriamo ingiuste le politiche migratorie adottate recentemente in alcuni paesi ricchi che hanno, come uno dei punti principali, il rimpatrio degli immigrati. Per noi la repressione, la discriminazione e l’intolleranza non vanno alla radice del problema. Ho già detto altre volte e lo ripeto: nessuno lascia la sua terra perché lo vuole, ma perché è obbligato o perché pensa che può costruirsi altrove una vita degna e migliore per sé e per i suoi figli. E parlo per esperienza. Fu proprio questo che accadde alla mia famiglia quando lasciammo il sertão del nord-est, nello stato di Pernambuco, per la città di São Paulo. Andammo in cerca di opportunità, lavoro, cultura, migliori condizioni di vita. Proprio per questo penso che i paesi ricchi dovrebbero considerare la questione dell’immigrazione in modo più solidale. Dovrebbero stabilire collaborazioni che promuovano lo sviluppo delle regioni e dei paesi dove si origina il flusso migratorio, creando opportunità, lavoro, migliori condizioni di vita.
La società brasiliana, contrapponendosi a varie manifestazioni di intolleranza che accadono a livello Internazionale, vuole vivamente festeggiare la sua ospitalità. Come si è visto l’anno scorso, ad esempio, in occasione delle commemorazioni del centenario dall’immigrazione giapponese. Ho sempre creduto nella solidarietà come un valore fondamentale per lo sviluppo sociale. Il Brasile con responsabilità ed equilibrio è stato e continuerà ad essere un paese aperto e solidale agli immigrati di tutte le parti del mondo.
Compagni e compagne, potete vedere che sono venuto vestito con un abito da immigrato di oggi. Sono venuto con addosso un po’ di Bolívia e un po’ di Paraguay. Non potevo venire con un po’ di peruviano, di cinese, di giapponese, di colombiano, perché non sarebbe appropriato a questa cerimonia. Diventerebbe un ballo in maschera con tanti colori e tanti vestiti insieme.
Voglio concludere col dire che questo è un ulteriore esempio che il Brasile vuole dare al mondo. Quando il primo ministro Gordon Brown venne al Palácio da Alvorada [la residenza ufficiale del presidente, n.d.t.] per una riunione bilaterale, sulla stampa cominciavano ad essere divulgate voci ed insinuazioni che le persecuzioni agli immigrati stavano per cominciare, soprattutto contro i poveri che transitano per il mondo alla ricerca di una opportunità, a volte per problemi politici nel loro paese, oppure perché le persone, gli esseri umani sono nomadi e vanno alla ricerca di un posto in cui si sentano bene.
In quell’occasione dissi che gli uomini dagli occhi azzurri non dovevano addossare la colpa della crisi sui neri, sugli indios e sui poveri del mondo. Perché alla fin fine la crisi, se danneggia tutto il mondo, certamente sarà più grave con i più poveri. Basta vedere quello che succede molte volte ai brasiliani nei paesi europei.
Penso che in questo momento in cui l’America del sud discute il suo problema di integrazione, in modo ancora molto incipiente, sappiamo di avere un debito storico con il popolo africano che mai potrà essere pagato in moneta, ma invece attraverso gesti come questo, attraverso la solidarietà e il riconoscimento; penso che questa sia l’opportunità per poter smuovere le coscienze ed i cuori dei dirigenti del mondo intero.
Io, mercoledì prossimo, sarò in Italia al G-8. Voglio che il ministro Tarso Genro prepari un pro-memoria, è sufficiente solo qualche riga, un riassunto di ciò che stiamo facendo qui, in modo che possa dire a tutti i presidenti dei paesi più importanti del mondo, quanto il Brasile, che prende posizione, sia deluso dalla politica praticata dai paesi ricchi. So quanti brasiliani vivono in Paraguay, più di 400 mila. So quanti brasiliani vivono in Bolivia; decine di migliaia di brasiliani sono sparsi per il mondo. Ed è giusto che sia così, è giusto che si crei un mondo senza frontiere, o con frontiere più malleabili, che permettano non solo a macchine, prodotti agricoli e merci di attraversare le frontiere, ma che la persona umana sia vista dal suo lato migliore e non si pensi all’uomo come fonte di cattiveria solo perché ha attraversato una frontiera.
Continueremo ad essere duri nella lotta al narco traffico. Continueremo ad essere duri contro il contrabbando. Continueremo ad essere duri contri i crimini internazionali.
Ma è anche vero che dobbiamo essere generosi con gli esseri umani di qualunque parte del mondo che qui vogliano venire a stabilirsi e preparare il loro futuro. È questo il progetto di legge che il Brasile si appresta a discutere in parlamento.
Ho detto poc’anzi: il Brasile è ciò che è a causa della mistura che formiamo fin dal 1500, con portoghesi, tedeschi, italiani, arabi, giapponesi, spagnoli, cinesi, latinoamericani. Tutti quelli che arrivarono furono trattati con dignità.
Ho detto a tutti i governanti: non vogliamo nessun privilegio per nessun brasiliano, in nessuna parte del mondo. Vogliamo solo che voi trattiate i brasiliani all’estero come noi trattiamo gli stranieri in Brasile: come fratelli, come amici e come brasiliani. Spero che il parlamento con generosità voti rapidamente questo progetto di legge. Un abbraccio e buona fortuna.

Centro Studi Sereno Regis

X° Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai

Posted in America Latina, Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , , , on dicembre 11, 2008 by Maria Rubini
Il 10° Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e operai si è tenuto a San Paolo dal 21 al 23 novembre scorsi, ospitato ed organizzato dal Partito comunista del Brasile. Il meeting, che si svolgeva per la prima volta al di fuori dell’Europa e significativamente in America latina, ha visto la presenza di 65 partiti provenienti da 55 paesi. Per l’Italia , oltre Rifondazione Comunista ,vi era anche un rappresentante del Pdci.

Il dibattito molto ampio ed intenso si è incentrato sulla nuova fase aperta dalla crisi economica del capitalismo che sta manifestando i suoi primi effetti e si prospetta come la più profonda ed ampia da molti decenni a questa parte. Gran parte degli interventi si sono confrontati inoltre con i  possibili scenari, senza nessuna illusione di un cambio radicale di linea politica, conseguenti alla elezione del nuovo presidente degli USA, Barack Obama, ed una attenzione particolare ovviamente è stata dedicata alle straordinarie prospettive di consolidamento e crescita della sinistra e del movimento popolare in America Latina. Continua a leggere