Archivio per Chavèz

Vertice straordinario dell’Alba su uno storico campo di battaglia. L’ncremento del numero dei membri si baserà su uno schema di cooperazione e complementarità, che considera le asimmetrie di tutti i paesi membri

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , on giugno 25, 2009 by Maria Rubini

Ecuador, San Vicente y las Granadinas e Antigua y Barbuda si uniranno questa settimana alla Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra América (ALBA), ha informato domenica 21 il presidente del Venezuela, Hugo Chávez.

Nella  sua colonna domenicale “Le linee di Chávez”, il presidente  ha ratificato l’importanza dell’iniziativa di cooperazione in appoggio all’integrazione  regionale.

Il Vertice straordinario dell’ALBA si realizzerà da mercoledì 24 di giugno nello Stato venezuelano di Carabobo, in coincidenza con un anniversario di una battaglia storica nel 1.821, che segnò l’indipendenza della nazione sudamericana dalla Spagna.

Il gruppo, che include Bolivia, Cuba, Dominica, Honduras, Nicaragua e Venezuela, si basa su uno schema di cooperazione e complementarità, che considera le asimmetrie di tutti i paesi membri.

In agenda, oltre i nuovi ingressi, spiccano le discussioni relative allo sviluppo di Petrocaribe e della stessa Alba, identificati dal presidente venzuelano Hugo Chavez, ospite del Vertice ma anche ideatore e animatore dell’organismo panamericano, come i due cardini centrali per la costruzione di una nuova unità continentale e per una maggior collaborazione e cooperazione tra i paesi membri, che vada oltre i meri interessi commerciali. Non a caso uno dei temi centrali dell’incontro sarà l’analisi delle modalità con cui dare nuovo impulso alla produzione di alimenti per garantire ai paesi membri dell’organismo la piena “sovranità alimentare”. Il vertice si terrà prevalentemente nella storica località di Carabobo, 130 chilometri dalla capitale Caracas, dove proprio il 24 giugno del 1821 Simon Bolivar sconfisse l’esercito spagnolo, liberando il Venezuela dal giogo coloniale. Su quello stesso campo di battaglia oggi, giornata in cui si celebra anche la festa dell’esericto venzuelano, si terrà un’inedita parata militare, alla quale, oltre alle forze armate di casa parteciperanno anche delegazioni di colleghi provenienti dagli altri paesi dell’Alba( Cuba, Honduras, Bolivia, Nicaragua, Dominica), a conferma di una forte volontà di integrazione. Al vertice che apre oggi parteciperanno anche, in qualità di osservatori, Paraguay e Granada.

da Nuestra America e Misna

Golpisti di tutto il mondo unitevi a Caracas

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on maggio 23, 2009 by Maria Rubini

Questo fine settimana Caracas, dove secondo alcuni non vi sarebbe libertà di espressione, vede la riunione di alcuni dei più sinistri rappresentanti delle destre golpiste e del fondamentalismo neoliberale in America latina finanziato dagli Stati Uniti. Ci saranno Mario Vargas Llosa, Carlos Alberto Montaner, il boliviano “Tuto” Quiroga e tanti altri amici. Tutta bella gente con auto di lusso e conti in banca a molti zeri con un solo obiettivo: screditare, diffamare, sabotare, destabilizzare e liberarsi infine dei governi democratici latinoamericani, a partire da quello di Hugo Chávez.

La denuncia dettagliatissima viene dall’avvocato statunitense Eva Golinger, che nel “Codice Chávez” svelò documento per documento il coinvolgimento del governo di Washington nel fallito colpo di stato a Caracas dell’11 aprile 2002. L’organizzazione del gran galá delle destre latinoamericane spetta al CEDICE (Centro di divulgazione delle conoscenze economiche per la libertà) diretto da quella Rocío Guijarra che fu tra i firmatari del “Decreto Carmona” durante il colpo di stato insieme al vicepresidente dell’organizzazione Óscar García Mendoza, presidente del Banco Venezuelano di Credito. I “golpisti per la libertà” in questi otto anni non hanno mai smesso di essere i principali collettori di finanziamenti statunitensi in Venezuela sempre diretti verso le parti più estremiste e fasciste o parafasciste dell’opposizione.

I nomi dei finanziatori dietro il CEDICE sono quelli di sempre e spiccano i soliti NED e USAID statunitensi e il FAES spagnolo di José María Aznar. Lo stesso CEDICE è l’entità che raccoglie i fondi e fa da consulente per i separatisti boliviani di Santa Cruz, quelli che hanno come obbiettivo dichiarato quello di “ammazzare l’indio”, Evo Morales. Con il CEDICE organizzatore dell’iniziativa è il “Cato Institute” statunitense, quello dei “Chicago Boys” neoliberali, che hanno applicato le loro teorie economiche nell’America latina degli anni ’80 e ’90 provocando decine di migliaia di morti per fame.

Il “Cato Institute” lancerà per l’occasione a Caracas un’esclusiva “Università” che sarà frequentata da 50 selezionatissimi giovani venezuelani e avrà tra i suoi docenti gente come Alvarito Vargas Llosa, figlio di Mario, e quel Yon Goicochea, ex dirigente studentesco antichavista, membro del più a destra dei partiti dell’opposizione venezuelana, il parafascista e sempre golpista “Primero Justicia”. Proprio Goicochea nel 2008 ha ottenuto dal Cato Institute (tutto in famiglia) il “Premio Milton Friedman” accompagnato da un assegno di mezzo milione di dollari oltre a continui finanziamenti soprattutto da parte di ambienti vicini a José María Aznar e al FAES spagnolo.
Invitato senza risparmio a Caracas arriverà la crema del fondamentalismo neoliberale e della sovversione aperta ai governi democraticamente eletti, che la stampa italiana è sempre pronta a denigrare. Si sentirà a suo pieno agio per esempio Mario Vargas Llosa, lo scrittore peruviano a stare al tavolo con il terrorista cubano Carlos Alberto Montaner, entrambi intervistatissimi dai media del nostro paese.
Vargas Llosa, presidente della Fondazione internazionale per la libertà, anche questa capace di dragare centinaia di migliaia di dollari l’anno, dopo un lontano passato a sinistra si è da tempo convertito all’ultradestra ed è impegnato in campagne di destabilizzazione soprattutto in Bolivia e Venezuela. Con loro ci sarà gente come Ricardo López Murphy, ultimo ministro neoliberale dell’economia in Argentina, prima del crollo o il cileno Sebastián Piñera, sconfitto da Michelle Bachelet nel 2005 nel ballottaggio delle presidenziali e che vanta una fortuna di oltre un miliardo di dollari.

Con loro, citiamo pochissimi tra i personaggi più in vista, ci saranno personaggi come l’ex presidente fondomonetarista boliviano Jorge “Tuto” Quiroga, con le mani sporche di sangue e ex vice del dittatore Hugo Banzer o il folkloristico ex Ministro degli Esteri messicano Jorge Castañeda, in gioventù spia della CIA nel partito comunista messicano e a Cuba e Francisco Flores, ex presidente salvadoreño del partito ARENA, quello degli squadroni della morte che massacrarono monsignor Romero e che ha firmato uno dei peggiori trattati di libero commercio con gli Stati Uniti. Andranno, loro e decine di altri, a rinsaldare i legami con quel sottobosco golpista venezuelano, i Marcelo Granier, padrone di RCTV, il canale televisivo che fomentò il golpe dell’11 aprile e al quale nel 2007 non fu rinnovata la licenza, i Leopoldo López, il citato Goicochea.

da LatinoAmerica

Venezuela rivoluzionaria: ancora sconfitto il blocco antistorico mondiale

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on febbraio 17, 2009 by Maria Rubini

Nonostante l’irrazionale blocco antistorico mondiale che vede andare a braccetto fascisti inveterati, media mainstream al servizio della borghesia e dell’imperialismo, filo-franchisti spagnoli, neoliberisti di destra, di centro e di “sinistra”, sedicenti libertari, razzisti, sedicenti difensori della causa indigena, xenofobi, realisti più realisti del re, papisti più papisti del papa, “comunisti” più comunisti di Lenin, antichi guerriglieri (Teodoro Petkoff &C., la autonominatasi Bandera Roja che non disdegna di scendere in piazza con le svastiche di alcuni “studenti”) incartapecoriti da sempre in odore di infiltrazione, professoroni universitari che hanno letto di tutto fino ad isolarsi dal mondo reale, ultrarivoluzionari a parole ed ultra-sinistri autodefinentesi in tutte le salse e per tutti gusti sul mercato delle etichette; volete i bordighisti? Pardon, i “comunisti di sinistra”? Gli anarcoidi? I sedicenti gruppetti trotkistoidi, internazionalisti situazionisti? Li ritrovate tutti qui – formatosi in questi ultimi mesi – o forse sarebbe meglio dire anni – per farla finita con la Rivoluzione Socialista Bolivariana in Venezuela, la classe operaia venezuelana, le donne del popolo, i giovani dei barrios, i venezuelani e le venezuelane che hanno conservato quel minimo di lucidità e di reale coscienza critica, non si sono fatti turlupinare da una opposizione i cui capi storici hanno partecipato attivamente in tentativi di colpi di stato, in assalti alla ambasciata cubana, in azioni di distruzione delle infrastrutture pubbliche e sanitarie, in ogni tipo di azione e di sabotaggio contro un processo rivoluzionario che più democratico e tollerante – in molti casi fin troppo, ci pare – non ci si può permettere di esigere, senza provare almeno un po’ di vergogna, per chi conserva un minimo di etica e di coscienza.

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Chávez, Correa y Aleida Guevara singing “Hasta siempre comandante”

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on gennaio 31, 2009 by Maria Rubini

Intervista a Blanca Chancoso, leader della Confederazione delle nazioni indigene dell’Ecuador e portavoce dei movimenti di donne indigene in America latina.

In Ecuador siete riusciti ad ottenere una nuova costituzione che è il frutto delle lotte dei popoli indigeni. Oggi i popoli indigeni sono al Foro Sociale Mondiale e sono uno dei soggetti politici più importanti. Quali sono le vostre aspettative qui e come vedete il processo del FSM?
Credo che la cosa più importante sia che oggi in questo Forum gli indigeni non sono solo degli invitati, iniziamo ad essere parte della costruzione di un’alternativa di vita e per questo abbiamo una presenza attiva e apriamo di fatto degli spazi di riflessione importanti. Spero che questo ci permetta di riconoscere che in un altro mondo possibile ci sono popoli diversi che hanno gli stessi diritti. Anche se con cosmovisioni distinte, abbiamo delle responsabilità nel rispettarci mutuamente. Io credo che qui in questo Fsm uno dei temi centrali sia l’alternativa politica che prima si credeva venisse solo dal nord del mondo, mentre adesso viene dai tanti sud. Abbiamo dimostrato con le nostre lotte e vittorie che possiamo costruire alternative partendo dalle diversità, dando vita e sostanza a quella che è la vera democrazia a partire da quelli che sono gli stati plurinazionali, dove si garantiscono i nostri diritti e quelli della natura. Credo che in questo spazio abbiamo l’opportunità di far conoscere le realtà che stiamo vivendo, ribaltando l’immagine che in questi ultimi anni i governi volevano dare di noi quando sostenevano come gli indigeni avessero un atteggiamento egoista poiché si opponevano all’estrazione delle risorse. Questo da parte nostra non è egoismo, specie se consideriamo che hanno già estratto tutto quello che potevano e nonostante questo gli stati rimangono indebitati, mentre i popoli sono più poveri e gli indigeni vengono uccisi e rimangono senza terra. Noi siamo qui per dire che dobbiamo tutti insieme capire come costruire la solidarietà tra i popoli senza negare l’esistenza di uno o dell’altro.

Nella nuova Costituzione dell’Ecuador si parla per la prima volta al mondo di diritti della natura. Che valore ha per voi questa nuova Costituzione? Che cosa significa riconoscere diritti della natura?
Vedi, la Costituzione è stata una rivendicazione importante per i popoli indigeni, perché significa un elemento di cambio. Tuttavia non è il massimo. Ci sono risultati molto importanti, come il diritto della natura, ma affinché questi diritti vengano applicati ci devono essere dei responsabili e questi sono gli umani e le umane, i loro rappresentanti. Il riconoscimento dei diritti della natura, insieme alla plurinazionalità, è un elemento fondamentale nella nuova Costituzione. Tuttavia questo non garantisce che tutto ciò venga immediatamente applicato. Dobbiamo continuare a lottare affinché questi diritti vengano applicati e rispettati. Vi sono alcune contraddizioni nel discorso di accettazione della Costituzione da parte del governo e nell’applicazione delle politiche dello Stato ed è per questo che dobbiamo continuare a lottare e creare coscienza. La battaglia non è ancora stata vinta; è iniziata ed abbiamo ottenuto delle vittorie ma non è vinta del tutto.

In questo Forum si sta parlando moltissimo di un’altra idea dello sviluppo, a partire dal concetto di buen vivir.. Per voi popoli indigeni che significa superare l’idea attuale dello sviluppo?
Per noi buen vivir significa garantire lo spazio dove ogni individuo nasce, dove cresce e dove vive, garantire le opportunità di lavoro, di studio, il diritto alla salute e alla vita in quanto tale. Significa poter sorridere. Per noi tutto ciò è più importante dell’accumulazione di beni materiali. Avere le stesse possibilità, essere rispettati e rispettare. Noi crediamo che questo si debba costruire insieme perché siamo convinti che il cambiamento possa avvenire solo attraverso l’unione delle forze, altrimenti non ci potrà essere buen vivir. Vivere bene non è quanto vendi o quanto compri, bensì pensare a come possiamo vivere bene le nostre vite. Questa non è semplicemente una interpretazione, dobbiamo viverla concretamente. Vi sono esperienze millenarie che hanno dimostrato come sia possibile vivere in un’altra maniera e come il capitalismo non sia certo l’unica maniera di vivere e di relazionarsi.

Cosa vi aspettate dai movimenti sociali europei e del nord del mondo in questo forum?
Il mondo è di tutti e tutte; ci aspettiamo che ci sia un contributo da parte di tutti, nel rispetto e nell’appoggio reciproco. Dobbiamo camminare insieme ognuno nei propri spazi, garantendo la vita attraverso il sostegno reciproco. Ci deve essere un inter-apprendimento, non dobbiamo tornare al passato però dobbiamo considerare il passato per valutare il presente ed il futuro. Solo così ci sarà buen vivir e rispetto per la Madre Terra.

Giuseppe De Marzo – Carta

FSM 2009 Belem – Ieri la giornata dei presidenti

Posted in America Latina, Politica with tags , , on gennaio 30, 2009 by Maria Rubini

Ieri si sono svolti due incontri con i cinque presidenti presenti al forum. Lula non ha partecipato all’incontro dei capi di governo con i movimenti contadini per paura delle contestazioni, ma era presente al comizio serale con Chavez, Morales, Correa e Lugo.

Certo non capita tutti i giorni di vedere dei presidenti eletti confrontarsi in maniera orizzontale con i movimenti e cantare con fervore e allegria canzoni che inneggiano apertamente alla rivoluzione. Eppure è quanto successo nell’incontro di quattro presidenti latinoamericani con una delegazione dei movimenti del Forum Sociale Mondiale. «El pueblo unido jamas serà vencido», cantavano come giovani attivisti Fernando Lugo, presidente del Paraguay, Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, Hugo Chavez, presidente del Venezuela ed Evo Morales, presidente della Bolivia. Un prete, un economista, un soldato ed un «indio» come simpaticamente ricordava Chavez nel suo intervento, sono oggi la rappresentazione istituzionale di una sinistra latinoamericana che si riconosce, almeno in parte, nel progetto e nella prospettiva tracciata in questi anni dal Forum Sociale Mondiale. Uno spettacolo unico di allegria e trasporto popolare impensabile dalle nostre parti, dove i politici fanno invece a gara per scaricare e dimettere qualsiasi atteggiamento possa essere ricondotto ad atteggiamenti «radicali». E invece pare proprio che una sinistra nazional popolare dal pensiero forte qui sia non solo possibile ma addirittura maggioritaria.
Nonostante la passione è stato un confronto vero quello con i quattro presidenti. Accanto a loro i rappresentanti della Cta – Central de trabajadores dell’Argentina, di Via Campesina, dell’Alleanza Continentale Sociale, di Jubileo Sur e delle organizzazioni di donne, che non si sono limitati nei loro interventi a elogiare il lavoro dei quattro. I temi affrontati sono stati diversi, dagli accordi commerciali, al debito ecologico, dalla sovranità alimentare alla necessità di spingere ulteriormente sul sentiero di una integrazione latinoamericana marcatamente anticapitalista basata sulle necessità immediate di tutti coloro che sono ancora esclusi e vivono in condizioni di grave emarginazione. Pedro Stédile, a nome di Via Campesina, che ha chiuso dopo l’intervento dei presidenti, ricordava infatti che il socialismo del XXI secolo di cui parlava precedentemente Chavez deve offrire risposte immediate e che ancora molto c’è da fare e che le sfide sono tutt’altro che vinte, anche se certamente siamo sulla strada giusta. È la prima volta che quattro presidenti decidono di venire nel luogo definito l’Assemblea dell’Umanità e di rendere omaggio ai movimenti sociali. «Questa è un cambio di epoca, più che un epoca di cambio», sosteneva Correa nel suo intervento. «Il consenso di Washington è finito. Nessuno poteva pensare dieci anni fa che ciò sarebbe avvenuto e questo lo si devo sicuramente alla spinta propulsiva ed alle lotte dei movimenti sociali. Il neoliberismo rappresenta la morte, mentre il Fsm la vita. Noi vogliamo costruire un altro mondo insieme a voi, a partire da un’azione collettiva che metta al centro la giustizia sociale ed il buen vivir, i diritti della foresta amazzonica ed un nuovo paradigma di relazione con il nord del mondo, che dovrà riconoscere l’enorme debito ecologico contratto con noi in questi secoli», ha detto il presidente ecuadoriano. Così come Fernando Lugo ricordava i momenti in cui negli anni passati partecipava al forum come semplice iscritto, viaggiando in pulman sino a Porto Alegre o a Caracas. «Siete voi la speranza ed il cambiamento reale. Voi ci avete dato la possibilità di essere qui e senza le vostre lotte noi non saremmo niente. La nostra anima non avrà pace sino a quando non avremo giustizia sociale per tutti». Il presidente paraguyano ha poi fatto un affondo al suo collega brasiliano Lula, chiedendogli apertamente di rivedere gli accordi capestro sullo sfruttamento delle risorse energetiche del suo paese, visto che un’integrazione vera passa solo per il rispetto mutuo ed ha poi chiuso ricordando il massacro dei palestinesi a Gaza, appellandosi al diritto internazionale.
Ma è stato Evo Morales, fresco vincitore del referendum che ha approvato la nuova Costituzione boliviana che rifonda il paese, a ricevere l’abbraccio simbolico più grande. «Qui ci sono i miei professori, i movimenti. Io non voglio essere da voi invitato. Io voglio essere convocato perché io rispondo a voi e mi dovete convocare anche per dirmi gli errori che faccio». Continuando, Morales ha non solo ricordato le vittorie del suo governo nell’ambito dell’affermazione di nuovi diritti ma ha anche parlato delle sfide che lo attendono: «Abbiamo delle grandi responsabilità, verso la vita, verso la giustizia e verso la nostra Madre Terra. Il cambio deve partire da noi. Siamo noi che dobbiamo continuare a cambiare ed io vi chiedo di continuare a guidarmi. Come dice il subcomandante Marcos, noi dobbiamo governare obbedendo al popolo». È stata poi la volta di Chavez che ha nel suo intervento ricordato più volte l’importanza della rivoluzione cubana anche nel processo culturale del Fsm. «Noi quattro siamo tutti figli di un tipo che si chiama Fidel Castro a cui va tutto il nostro amore e gratitudine per aver resistito da solo per cinquanta anni contro l’impero più pericoloso della storia. Oggi sono le vostre lotte che ci hanno portato qui e come dice Fidel, il testimone è passato a voi. Lui mi ha detto che siete voi che dovete guidare il mondo e cambiarlo». Chavez ha poi chiuso sugli Stati Uniti ricordando che bisognerebbe processare Bush alla Corte Penale Internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità ed ha poi lanciato un segnale ad Obama, dicendogli che il Venezuela è disposto a dialogare però a partire dal rispetto reciproco che il suo popolo ed il continente meritano dopo un secolo di soprusi. «Ojalà Obama voglia cambiare, anche se ho forti dubbi al riguardo, visto che parliamo comunque della nazione che ha pensato, prodotto ed esportato con le bombe questo modello di morte chiamato neoliberismo che oggi esce sconfitto dalla storia e da tutti noi che insieme lottiamo per un altro mondo che non solo è possibile ma necessario. Questo mondo sta nascendo già qui da noi e, come un bimbo, fa i suoi primi passi, anche incerti, ma li fa. Questo continente come ricordava Bolivar è da sempre quello della Utopia ed oggi noi la vediamo crescere tra noi». Ha così concluso al fianco di Aleida Guevara, figlia del Che, il presidente venezuelano visibilmente emozianato.
La sfida è dunque la crisi del capitalismo e la forza che il popolo riuscirà ad accumulare per vincerla, e non i discorsi e le parole, ha infine ricordato Stédile, di Via Campesina, sostenendo come sia importantissimo il confronto continuo con questi quattro presidenti vicino ai movimenti. Movimenti che devono continuare ad essere autonomi ed a fare il loro cammino per il bene di tutti, proprio come ricordavano gli stessi presidenti. Alla fine tutti insieme abbiamo cantato la famosa canzone del poeta cubano Carlos Puebla dedicata a Ernesto Guevara: Hasta siempre. A farlo non c’erano nostalgici, né marginali della società, ma i principali movimenti e le forze vive del pianeta, insieme a quattro capi di stato venuti proprio nel luogo simbolo delle lotte sociali. Qualcosa di davvero inimmaginabile è successo e continua a succedere in America Latina.

Giuseppe De Marzo – Carta


OTRO MUNDO ES POSIBLE ( Y LO ESTAMOS CONSTRUYENDO) -FORO SOCIAL MUNDIAL BELEM DO PARA 2009 BRASIL

FORO SOCIAL MUNDIAL -BELEM DO PARA,-BRASIL : “OTRO MUNDO ES POSIBLE”…   MIENTRAS EN DAVOS FELIPE CALDERON POR MEXICO, ALVARO URIBE POR COLOMBIA Y MAURICIO MACRI POR ARGENTINA HABLAN DE COMO SALVAR AL CAPITALISMO, DESDE BRASIL IGNACIO LULA DA SILVA DE BRASIL, HUGO CHAVEZ FRIAS DE VENEZUELA, EVO MORALES DE BOLIVIA, FERNANDO LUGO DE PARAGUAY Y RAFAEL CORREA DE ECUADOR JUNTO A ORGANIZACIONES SOCIALES, AGRUPACIONES POLITICAS, CULTURALES, SINDICATOS, CAMPESINOS, INDIGENAS, CAMPESINOS SIN TIERRA Y ETNIAS DE TODOS LOS CONTINENTES, DEBATEN COMO ES EL MUNDO QUE ESTA EMERGIENDO.


Chàvez: Obama è il miasma per non dire un’altra parola

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , , on gennaio 19, 2009 by Maria Rubini

Washington. Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ritenuto il presidente del Venezuela, Hugo Chávez un ostacolo al progresso in America Latina, e ha espresso preoccupazione per le relazioni che supporta le FARC.

In un’intervista con la rete statunitense Univision, Obama ha detto che “Chavez è stata una forza che ha impedito il progresso nella regione”, nonostante il fatto che il Venezuela è un paese importante nella emisfero e fornitore di petrolio.

Anche se egli ha ribadito la sua posizione, che sarà pronto ad avviare i colloqui, Obama ha dichiarato: “dobbiamo essere molto fermi quando vediamo questa notizia, dicendo che il Venezuela è l’esportazione del terrorismo o sostenere le organizzazioni come le FARC.”

“Ciò che crea problemi non può essere accolto. Non si tratta di un buon comportamento internazionale”, ha detto in una conversazione, doppiato in spagnolo. Il colloquio è stato registrato la scorsa settimana, ma divulgato per la maggior parte di questa Domenica.

Solo il Sabato, Chavez ha detto che come presidente, Barack Obama sarà “un fiasco per la sua gente e il mondo”, lo descrive come un “miasma” e accusandolo di intervenire nella politica locale.

Spero di sbagliarmi, ma credo che (con) Obama è il miasma (emanazione di acqua stagnante e di sostanze in decomposizione), per non dire un’altra parola. Questo è ciò che penso”, ha detto Chavez in un evento pubblico .

Nel colloquio, Obama ha osservato che in relazione a paesi come Cuba, ha detto che è interessato a vedere se sono in grado di modificare le attuali norme che limitano viaggio per l’isola e l’invio di denaro da parte degli Stati Uniti di origine cubana. “Penso che sia un buon punto di partenza, non rimuovere l’embargo, ma invia un segnale che siamo aperti a ulteriori colloqui, se Cuba è disposta a sviluppare gravi delle libertà personali”, ha detto.

Obama ha osservato che la sua presidenza vorrebbe vedere un cambiamento nella sua politica verso l’America Latina a dimostrare che “noi siamo pronti a parlare con chiunque quando vantaggio. Noi siamo rispettosi di tutte le parti.” Il Presidente eletto ha affermato che la sua politica avrà inizio nel corso e inizia con il riconoscimento del fatto che gli Stati Uniti è vicino a questo continente, e tutti gli altri paesi l’emisfero, Brasile, Messico, Argentina, Cile, sono un contributo importante. “La nostra missione come una politica degli Stati Uniti non è quella di dettare ciò che dovrebbe o ad altri paesi, ma trovare la cooperazione di interesse reciproco”, ha detto Obama, che assume la presidenza il 20 gennaio a mezzogiorno.

da La Jornada

Venezuela – Vince il PSUV ma festeggia l’opposizione

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on novembre 25, 2008 by Maria Rubini

In pratica festeggiano tutti, ma l’opposizione festeggia di più. Il chavismo vince in quasi tutte le regioni (che si chiamano stati), ma l’opposizione vince in quelle più ricche e popolate (Miranda, Zulia, Distrito Capital, Carabobo, quasi la metà della popolazione).  17 su 22 è un risultato che, in qualsiasi democrazia, verrebbe festeggiato come una grande affermazione. Qui no, perché quel fiume in piena che era la rivoluzione socialista sta rientrando negli argini, e rispetto alle ultime regionali nel 2004 l’opposizione avanza. Avanza dove non se l’aspettava neanche lei: conquista Caracas. Ledezma sorprende tutti, e si impone sull’onesto chavista Aristobulo Isturiz. Entrambi avevano già governato la città. La capitale però aveva perso smalto : paradossalmente i petrodollari hanno acuito il caos cittadino,  la città, da sempre invivibile, è peggiorata.  A ciò vanno aggiunti i 5 anni di crescita economica, che hanno creato una nuova borghesia, gente dei settori popolari che fatto il loro ingresso nella felice società dei consumi, ha iniziato a ragionare come classe media borghese, cambiando la tavola delle proprie priorità (proprietà contro giustizia sociale, sicurezza contro partecipazione), e allontanandosi dal discorso socialista. L’opposizione vince anche nella regione Miranda (che comprende parte di Caracas), e praticamente controlla tutta la capitale. Anche a Miranda si è optato per un cambio, rispetto al ricco (troppo) socialista Diosdado Cabello.

Il chavismo trionfa invece nel municipio Libertador (i municipi sono sottodivisioni di Caracas, con molti poteri operativi, Libertador è il più esteso e popolato), Jorgue Rodriguez raccoglie i frutti del predecessore Freddy Bernal, che negli ultimi due anni aveva apportato alcuni miglioramenti nella sua parte cittadina, liberandola dai venditori ambulanti e migliorando l’illuminazione, oltre al decongestionamento della via principale .

Nello Zulia invece l’opposizione mantiene le sue posizioni, vince praticamente il partito di Rosales, che aspetta di sapere se lui verrà eletto sindaco di Maracaibo. E’ una partita molto sentita, soprattutto perché Rosales molto presto potrebbe trovarsi in galera, come gli ha promesso Chàvez invitando la magistratura a controllare tutti i casi di corruzione.

L’opposizione vince anche nel ricco stato di Carabobo, dove la divisione chavista ha favorito la vittoria di Henrique Salas Feo (47,77%), mentre lo show-man Mario Silva perde  con il 44,25%, e il dissidente Acosta Carlez ha ottenuto solo il 6%. Se avesse perso Carabobo, Hugo avrebbe mandato i blindati. La promessa verrà mantenuta? Probabilmente no.

Si festeggia invece a Barinas, dove il fratello di Hugo succede al padre, e conferma la dinastia C. al governo della regione. Non era scontato, vista la forza della dissidenza chavista.

E infine l’opposizione si conferma sull’Isola di Margarita, e vince anche nel Tachira. Tutto il resto è rojo rojito.

Si attendono i risultati dei municipi di Caracas. L’oppozione con Carlos Ocariz vince Sucre, mancano i risultati di Chacao, El Hatillo, Baruta, dove dovrebbe aver vinto l’opposizione. Solo Libartador- come abbiamo visto- rimane socialista.

In sintesi: il Psuv vince, ma perde Caracas.

(Fabiola Colmenares perde a Vargas)

di Piero Armenti