Archivio per Colombia

Lucía Morett : emesso mandato di cattura internazionale dall’Interpol

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , on luglio 17, 2009 by Maria Rubini

L’Interpol, su richiesta del governo colombiano, ha emesso nei giorni scorsi una così detta ficha roja, un mandato di cattura internazionale contro Lucía Morett, la giovane messicana sopravvissuta ma rimasta gravemente ferita, nel bombardamento effettuato dall’Esercito colombiano contro un accampamento delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, avvenuto il 1 marzo 2008 a Sucumbíos, in territorio ecuadoriano, dove oltre al numero due delle FARC, Raúl Reyes e altri 25 guerriglieri, hanno perso la vita quattro suoi connazionali, gli studenti Verónica Velázquez Ramírez, Juan Gonzáles del Castillo, Fernando Franco Delgado e Soren Ulise Avilés Angeles.

Alla Procura Generale della Repubblica del Messico tuttavia ad oggi non è stata notificata nessuna richiesta ufficiale di arresto contro la giovane, volta ad una sua eventuale estradizione in Colombia.
I legali di Lucía Morett stanno preparando due ricorsi, uno da presentare in Colombia e uno in Messico, mentre verrà anche chiesto l’intervento della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) affinchè consideri Lucía Morett come perseguitata politica del governo di Álvaro Uribe e possa pertanto offrirle protezione adeguata.
Con l’apertura della ficha roja n. A – 1873/7-2009, con data 3 luglio, da parte dell’Interpol, Lucía Morett che viene segnalata come “persona armata, pericolosa e violenta” potrebbe essere arrestata in almeno 186 paesi diversi e consegnata alle autorità colombiane che già hanno avviato un procedimento penale contro di lei per terrorismo, accusandola di far parte delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).
L’avvocato di Lucía Morett, Hugo Rosas, ha spiegato che l’Interpol ha commesso una evidente violazione al suo statuto, e in particolare all’articolo tre, accettando di emettere un ordine di cattura per una persona che è palesemente vittima di persecuzione politica da parte di un governo, in questo caso quello colombiano. Due pesi e due misure nell’agire dell’Interpol se si pensa che appena poche settimane fa, l’ente internazionale ha respinto la richiesta del governo dell’Ecuador di emettere ficha roja contro Juan Manuel Santos, ex ministro della Difesa colombiano, ritenuto responsabile della morte di 25 persone da un giudice di Sucumbíos in quanto coordinatore dell’operazione militare del 1 marzo 2008, conosciuta come operazione Angostura, commessa in aperta violazione del diritto internazionale avendo violato la sovranità territoriale dell’Ecuador. In questo caso la direzione generale dell’Interpol in Francia ha fatto saper di aver respinto la richiesta in quanto secondo il proprio statuto non si puó utilizzare questo meccanismo per motivi politici, militari, razziali o religiosi.
In Ecuador, tuttavia, da tempo è stato aperto un altro procedimento contro Lucía Morett, accusata di aver “attentato contro la sicurezza dello Stato” e una richiesta di estradizione è pronta per il Messico.
I genitori di Lucía Morett, Jorge Morett e María de Jesús Álvarez, in una conferenza stampa hanno confermato l’estraneità della figlia alle accuse mosse da parte del governo colombiano e hanno denunciato i ripetuti tentativi di criminalizzare la figlia in quanto testimone scomoda delle gravi violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito colombiano a Sucumbíos. La stessa Lucía Morett raccontó dopo il bombardamento di come i soldati colombiani avessero sparato ad alcuni feriti che stavano chiedendo aiuto e di come, sebbene gravemente ferita, fosse stata lasciata sola per terra priva delle cure necessarie.
Come estremo tentativo di proteggerla da un mandato di cattura o da una richiesta di estradizione, il Partito del Lavoro aveva offerto a Lucía Morett la possibilità di presentarsi come candidata, e quindi ottenere l’immunità parlamentare, alle recenti elezioni del 5 luglio che si sono svolte in Messico. Purtroppo non ha raggiunto i voti necessari.
Una parte importante della società civile e politica messicana, l’Università Autonoma del Messico che le è sempre stata vicina e la ha sostenuta, gli amici, i familiari, le associazioni di difesa dei diritti umani, stanno chiedendo in questi giorni vivamente al presidente Felipe Calderón che respinga ogni richiesta di estradizione di Lucía Morett in Colombia, in quanto vittima di persecuzione politica da parte del governo colombiano.

di Annalisa Melandri

Di lutto vestono gli eroi

Posted in America Latina with tags , , , on giugno 23, 2009 by Maria Rubini

Queste le altre date della proiezione del video:

26/06 – FERMO –  PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI E RIFONDAZIONE COMUNISTA, Sala Multimediale (davanti al Comune), ore 21.30
26/06 – BUSSOLENO (TO), ASS. “LA CREDENZA” PRC sez. di Bussoleno
Via Fontan 16, ore 21.00

24/07 – CAMPEGGIO NO TAV, VENAUS (TO), Presidio NO TAV, ore 21.00

per info Associazione Nuova Colombia nuovacolombia@yahoo.it www.nuovacolombia.net

Di rimpasto in rimpasto, di criminale in criminale…

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on maggio 22, 2009 by Maria Rubini

L’ ambasciatore colombiano nella Repubblica Dominicana,  Juan José Chaux , è stato arrestato quattro giorni fa all’aeroporto di Bogotá El Dorado per presunti vincoli con gruppi paramilitari che, secondo le accuse, avrebbero sostenuto la sua candidatura (poi ottenuta) come governatore del dipartimento del Cauca.

Il capo paramilitare Herbert Veloza García, conosciuto come “HH”, attualmente in carcere negli Stati Uniti ha dichiarato che in più di un’ occasione Juan José Chaux si riunì con i vertici delle Autodefensas Unidas  de Colombia (AUC) come Salvatore Mancuso, “Don Berna” e “El Alemán”.
Chaux rassegnò le sue dimissioni da ambasciatore nel 2008, quando fu accusato dal paramilitare Antonio López, alias “Job” di aver partecipato a una riunione con lui nella Casa de Nariño, sede della Presidenza.
Chaux è stato recentemente sostituito a Santo Domingo, dall’ex capo dell’Esercito colombiano, Mario Montoya, dimessosi per lo scandalo dei “falsi positivi”.
Di rimpasto in rimpasto, di criminale in criminale…..
di Annalisa Melandri

L’unica possibilità per uscire dal conflitto è l’accordo umanitario

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on gennaio 28, 2009 by Maria Rubini

Il professor Gustavo Moncayo, padre di Pablo Emilio Moncayo, sottoufficiale dell’esercito detenuto dalle FARC da 11 anni, in un’intervista rilasciata il 12
dicembre 2008 ha dichiarato che l’unica possibilità per uscire dal conflitto colombiano è l’accordo umanitario, perché ritiene che altrimenti
“la violenza continuerà” .

Il professore, che da giugno ad agosto 2007 ha marciato per 1.200 km per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei prigionieri di guerra, ha affermato che “le parti devono sedersi ad un tavolo e dialogare”, perché il riscatto con la forza non rappresenta una soluzione ai problemi del conflitto.

Moncayo ritiene che se la guerriglia dichiarasse la liberazione unilaterale dei prigionieri, la violenza continuerebbe, il governo continuerebbe con i falsi positivi, insisterebbe nella stigmatizzazione degli intermediari e nel favorire la pratica della delazione, che brucerebbe i contatti. Ad una domanda sul tema della marcia, il professore ha risposto che l’idea era quella di presentare la proposta di utilizzare altri paesi come facilitatori e accompagnatori del processo dell’accordo umanitario, cosa che darebbe fiducia alle parti, sia al governo che alla guerriglia, di modo che tutte le risorse che si investono nella guerra potrebbero essere impiegate in forme diverse, ad esempio riassegnando le terre agli sfollati, migliorando il sistema educativo, migliorando il servizio sanitario.

Lo scambio umanitario rappresenta l’unica credibile possibilità per uscire
dal conflitto che insanguina la Colombia; solo il governo paramilitare e la
cosiddetta comunità internazionale sembrano non accorgersene!

Nel momento in cui i grandi media sud e nordamericani, e quelli europei, sono impegnati a presentare l’azione di Uribe contro la guerriglia secondo la dottrina del Plan Patriota, e cioè come una meritoria impresa di ristabilimento dell’autorità dello stato democratico contro la minaccia terrorista, e non come il principale camuffamento di una dittatura di fatto, la testimonianza a favore di una vera pace, come quella che si esprime attraverso le marce del professor Moncayo, è scomoda. Di questo passo i grandi media sud e nordamericani, e quelli europei, cominceranno a chiedersi se un Premio Nobel per la Pace non goda di un prestigio esagerato, e se il professore non abbia ricevuto finora già troppa attenzione. Per il Nobel per la Pace Ingrid Betancourt è perfetta. Ingrid Betancourt accontenta tutti. Tutti quelli che contano.

Forse per far fare qualche piccolo passo avanti alla pace in Colombia non c’è bisogno del Nobel per la Pace. Forse non c’è bisogno neanche di Giovanna d’Arco o di Santa Caterina da Siena. Di sicuro c’è molto bisogno del professor Moncayo. Nobel o non Nobel.

FARC-EP   Lettera al professor Gustavo Moncayo

Plaza de Bolívar, Bogotá

Dalle montagne, le giunga il nostro rispettoso saluto ed il sentimento di ammirazione per la sua recente prodezza.

Abbiamo sentito come, nella misura in cui avanzava la sua marcia, andava crescendo nella coscienza dei colombiani la necessità e l’urgenza dell’interscambio umanitario.

Pur prevedendo la risposta del Presidente, mai avremmo pensato che sarebbe stato così offensivo nei confronti del suo sforzo, del suo amore di padre e di quelle manifestazioni di solidarietà scatenatesi al suo passaggio nei paesi e nell’entrata a Bogotá.

E’ incredibile che Uribe si rifiuti di smilitarizzare temporaneamente un territorio affinché le parti concordino l’interscambio umanitario, anteponendo considerazioni che sono prive di senso nella misura in cui, dandosi l’interscambio, l’andamento delle istituzioni non peggiorerebbe in alcun modo. Egli non ha voluto nemmeno ascoltare i ragionamenti dell’ex-presidente López Michelsen, che ha passato i suoi ultimi giorni sostenendo questa nobile causa.

Osservando quanto successo sulla scalinata del Congresso, molti compatrioti staranno certamente pensando che la battaglia per lo scambio di prigionieri ha bisogno del popolo, e molto: che si riempia permanentemente la Plaza de Bolívar reclamando la smilitarizzazione per l’interscambio, la soluzione politica del conflitto, la fine della “Sicurezza Democratica” che è guerra e repressione contro il popolo, e che ci sia spesa sociale, come chiedevano i manifestanti nell’improvvisata iniziativa.

Professore: i tre mesi indicati dal Presidente Uribe basterebbero soltanto a realizzare i primi interscambi di opinioni tra le parti contendenti, perché uno scontro di 43 anni per il superamento di problemi politici, economici, sociali, culturali, ambientali e di sovranità del paese, potrebbe essere risolto esclusivamente se il governo sconfiggesse l’insorgenza o se la guerriglia sconfiggesse il governo. La proposta del Presidente è fatta di demagogia elettorale.

Ma tornando alla questione dello scambio, una riflessione finale: quello che è veramente grave e grottesco per l ’istituzionalità, è quella sorta di sedizione uribista contro la Corte Suprema di Giustizia in difesa dell’impunità dei suoi soci narco-paramilitari, e non la smilitarizzazione di Pradera e Florida per pochi giorni e per ragioni umanitarie, al fine di facilitare l’accordo.

Compatrioti

Montagne della Colombia, 8 agosto 2007

Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP

Messico e nuvole… la faccia allegra dell’America

Posted in America Latina with tags , , on dicembre 4, 2008 by Maria Rubini

Si sa che la Colombia è uno dei principali produttori della droga che arriva negli Stati Uniti, il Messico è invece il trampolino perfetto che permette a questa droga di arrivare alla sua destinazione finale. Mentre in Colombia ed in Messico la guerra ai cartelli ha fatto migliaia di morti portando ad un clima sociale insicuro e pericoloso, gli Usa continuano a promettere aiuti a quei governi che dimostrano interesse a combattere il traffico e la fabbricazione della droga. Il governo di Washington giudica i paesi ed i governi latinoamericani in base alla volontà di sconfiggere il narcotraffico. Però proprio il paese più potente al mondo è allo stesso tempo il maggior consumatore di droga mondiale. Se domattina negli Stati Uniti il consumo di droga diminuisse considerabilmente, i boss della droga latinoamericana vedrebbero diminuire improvvisamente i loro interessi. E’ quasi scontato ricordare che, così come questi paesi latinoamericani sono utili agli interessi statunitensi di lotta al narcotraffico, allo stesso tempo anche i cartelli dei narcos sono utli a questi stessi paesi, in quanto garantiscono i finanziamenti Usa. La logica di fondo è questa, e deve essere ben chiara: la droga, nelle Americhe, si fabbrica al sud per arrivare al nord.

Ho visto recentemente questo video di Giuliano Palma

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Obama e la regione America Latina: È importante?

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , on novembre 19, 2008 by Maria Rubini

Riporto un articolo tratto da America Latina en Movimiento, dove vi è un ‘analisi breve ma lucida in riguardo al futuro rapporto tra Obama e questa regione, dato che nei dibattiti precedenti in questo blog più volte ci siamo chiesti cosa cambierà, semmai cambierà, con la nuova elezione del leader del Partito Democratico, nel rapporto tra USA e Paesi dell’America Latina. Mi scuso per le inesattezze linguistiche, ma non conosco lo spagnolo e mi avvalgo del traduttore automatico (evito di scomodare amiche e amici traduttori che so essere molto impegnati 🙂

buona lettura.

A pochi giorni dall’ elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, il Partito democratico, Barack Obama, America Latina, ha iniziato a chiedersi che tipo di rapporto e l’importanza per la regione sarà la nuova amministrazione americana.

America Latina, per Barack Obama, uno spazio geografico non è noto. Mai visitato nella sua veste di senatore, un paese della regione. Inoltre, nella sua campagna elettorale, non ha incluso le questioni relative al livello regionale, ad eccezione della s Continua a leggere

Della serie “Non solo Cuba” – In Colombia il Governo è responsabile del 97% delle violazioni di diritti umani

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , on novembre 12, 2008 by Maria Rubini

Appena pochi mesi fa il generale Mario Montoya, comandante dell’esercito colombiano si prendeva il merito della liberazione di Ingrid Betancourt e si faceva fotografare con lei. Adesso è nella polvere e si è dovuto dimettere per le sue responsabilità nelle esecuzioni extragiudiziali di 12 persone. E’ la punta dell’iceberg di almeno 1.483 esecuzioni extragiudiziali da quando Álvaro Uribe (oramai sotto accusa per le proprie responsabilità dirette) è presidente. Con uno studio della delegazione asturiana per i diritti umani che tira le somme: “il 97% delle violazioni dei diritti umani in Colombia è colpa del governo”. Sindacati, insegnanti e salute sono tra i principali settori sotto mira.

Probabilmente mai in 60 anni di guerra civile colombiana la violazione dei diritti umani è stata elevata alla categoria di Politica di Stato, come è stato nell’epoca di Álvaro Uribe e George Bush. Secondo l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay la pratica delle esecuzioni extragiudiziali è “diffusa e sistematica” nella Colombia di Uribe che invece la stampa italiana presenta come un paese praticamente pacificato se non fosse per le FARC che sono la scusa ufficiale, docilmente fotocopiata dai media, per il terrorismo di stato e le violenze equamente distribuite tra esercito e paramilitari.
Sotto l’egida della guerra al terrorismo tutto è nascosto e presentato come necessario per combattere la guerriglia. Ma chiunque lavora sul campo della grande tragedia colombiana si rende conto di come le FARC siano oramai la foglia di fico per un progetto di espropriazione neoliberale di milioni di ettari di terreno fertile per consegnarle alle multinazionali dell’agroindustria.
La conferma più tangibile di ciò è stata di recente l’ammissione di responsabilità da parte della multinazionale bananiera Chiquita. Questa ha ammesso di non essersi limitata a finanziare i gruppi paramilitari con almeno 1.7 milioni di dollari ma di avere essa stessa importato in Colombia 3.000 kalashnikov e 5 milioni di cartucce poi utilizzati in tutto il nord del paese per massacri di civili che nulla avevano a che vedere con la guerriglia. E la Chiquita non è la sola multinazionale coinvolta nelle violazioni di diritti umani. Con questa a diverso titolo sono coinvolte Coca Cola, Nestlé, BP, OXI, Repsol, Drummond, Cemex, Holcim, Muriel, Glencore-Xtrata, Anglo American, Bhp Billington, Anglo Gold, Monsanto, Smurfit Kapa – Cartón de Colombia, Multifruits S.A. – Delmonte, Pizano S.A, Maderas del Darién, Urapalma S.A, Dyncorp; Unión Fenosa, Aguas de Barcelona, Canal Isabel II, Endesa, Telefónica y TQ3.
E’ quanto conferma il rapporto asturiano che mette insieme un’enorme quantità di dati che censiscono, è solo un esempio che da quando Uribe è presidente fino al 31 dicembre 2007 sono già stati assassinati 419 sindacalisti, 26 sono attualmente desaparecidos, 29 sono stati sequestrati, 10 torturati, 1573 sono minacciati di morte, 243 sono stati costretti ad abbandonare la loro città, 232 sono stati arrestati in maniera arbitraria.
Un altro settore particolarmente minacciato è quello degli insegnanti, leader naturali soprattutto nelle zone più isolate e quindi spesso coscienza critica della comunità. Dal 2001 ad oggi 349 maestri sono stati assassinati. Lo stesso avviene nella salute, con almeno 117 morti in un accerchiamento sistematico ai principali diritti civili che sono quelli che trasformano una democrazia formale in sostanziale.
Diritti sul lavoro, educazione e salute appaiono essere i primi nemici della Colombia di Álvaro Uribe, di quella che un lustro fa raccontò Guido Piccoli nel suo saggio per Feltrinelli Il paese dell’eccesso.

E intanto i nostri media parlano d’altro

Fonte: Latinoamerica – Gennaro Carotenuto