Archivio per franceschini

Sorella acqua, fratello euro

Posted in Politica with tags , , , , , , , , on novembre 18, 2009 by Maria Rubini

Con la conversione in legge da parte del Senato del decreto legge 135/09, approvato dal governo lo scorso 9 settembre, subisce un’ulteriore accelerazione il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il decreto è intervenuto a modificare la normativa in materia di servizio idrico contenuta in una legge del 2008 (articolo 23 bis della legge 133/2008), che prevedeva il conferimento della gestione del servizio, in via ordinaria, a “imprenditori o società in qualunque forme costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Con le nuove norme l’assegnazione in “via ordinaria” di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica (oltre all’acqua sono qui considerati anche gas, energia, rifiuti e trasporti) è estesa a “società a partecipazione mista pubblica e privata”, a condizione che la selezione del socio industriale con compiti di gestione operativa “avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica” e che “al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%”. Le gestioni cosiddette “in house” (affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico) decadranno a partire dal 2011, mentre il 2012 è il termine oltre il quale decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.

Sete di diritti

La legge di conversione del decreto, già passata il 4 novembre al Senato, è approdata ora alla Camera. Ma i rapporti di forza in aula non fanno prevedere colpi di scena nel tranquillo iter di approvazione, dal momento che, tra le forze politiche presenti in Parlamento, solo l’Italia dei Valori ha alzato la voce contro questa iniziativa del governo: “Non si può svendere in questo modo il bene più prezioso oggi esistente sulla Terra”, ha dichiarato il senatore dipietrista Felice Belisario. “Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili”. Anche l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris ha tuonato contro la legge: “Di questa decisione il governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema”. Secondo l’ex magistrato “la battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire ‘un altro mondo possibile’”.

La presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, durante il suo discorso in aula, ha dichiarato: “La questione della gestione della risorsa acqua è una delle grandi questioni sulle quali si interroga il mondo intero. Non è un problema di poco conto: ragioniamoci, cerchiamo di capire meglio. Dobbiamo avere attenzione al fatto che stiamo parlando dell’acqua, la risorsa più preziosa naturalmente a disposizione dell’umanità”. Nel suo partito si registrano sensibilità differenti, tanto più che nessuno dei tre candidati alla segreteria del Pd aveva risposto positivamente alla lettera del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” che chiedeva al futuro segretario un impegno preciso: sia Bersani che Marino si sono infatti dichiarati contrari ad una gestione pubblica del sevizio idrico; non pervenuta, invece, la risposta di Franceschini.

Del resto, il recupero delle società miste fra le “vie ordinarie” di assegnazione dei servizi pubblici locali è conseguente al recepimento da parte del governo del modello delle amministrazioni di centrosinistra e quindi rappresenta un indubbio successo del blocco tosco-emiliano nel condizionamento del processo di riforma in corso.

Netta, infine, la contrarietà alla legge approvata dal Senato da parte della sinistra radicale: “La scelta di privatizzare l’acqua”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, “oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza rispetto alle scelte di altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua e che oggi sono tornati sui propri passi e stanno ripubblicizzando i servizi idrici, come avviene nella città di Parigi, che entro il 2010 opererà la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico della capitale francese”.

Le reazione dei movimenti

Durissime le reazioni dei movimenti impegnati da anni per il riconoscimento e la tutela dell’acqua come “bene comune” sottratto alle logiche di mercato.

“Si chiude così il lungo e duro scontro politico e istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali”, ha detto Emilio Molinari del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua. “Uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centrodestra e centrosinistra uniti”.
Sarcastico Marco Bersani di Attac Italia: “I ripetuti appelli di Confindustria perché si mettessero a disposizione delle imprese i servizi pubblici locali come fonte di guadano assicurato in tempi di crisi, non poteva restare inascoltato”.

“È la vittoria del mercato, della merce, del profitto”, ha tuonato indignato p. Alex Zanotelli. “Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’‘accesso all’acqua’ è ‘diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni’”.

La battaglia per il riconoscimento dell’acqua bene comune, però, non è ancora chiusa. Il decreto del governo si riferisce infatti ai servizi pubblici di “rilevanza economica”. Obiettivo dei movimenti diventa ora quello di ottenere dagli enti locali la dichiarazione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica” perché dotato di rilevanza sociale, culturale, ambientale, in modo da sottrarlo alla normativa appena approvata. È quanto ha già fatto la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola, che lo scorso 20 ottobre, con una delibera della Giunta Regionale, ha definito l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica”, avviando così il processo per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

Emilio Carnevali

Razzismo a liste unificate (di Alberto Burgio)

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , on maggio 16, 2009 by Maria Rubini

Anche un riformista, quando occorre, dev’essere duro, spiega il segretario del Pd imbufalito contro la Lega che respinge alla frontiera i «clandestini» e chiede autobus separati per gli extracomunitari. «Tornano le leggi razziali!» (che sarebbe ora di chiamare «razziste», visto che le razze non esistono). Franceschini ha ragione. Non si è mai abbastanza netti contro una vergogna che rischia di riportarci nell’Alabama degli anni Cinquanta e delle battaglie anti-apartheid di Lee Rose Parks. Apprezziamo la sua reazione, condividiamo la sua collera.

Tutto bene, dunque. Anzi, tutto male.

Beninteso, nel merito nulla da eccepire. Lo sdegno per l’«orrendo» razzismo leghista è anche nostro. Ma come può il segretario democratico inscenare questa commedia mentre i suoi, in giro per l’Italia, fanno tutt’altro? Franceschini si muove sulla scena politica nazionale, sotto i riflettori del circo mediatico. Confida che i fatti della periferia rimangano nell’ombra: la sinistra (si fa per dire) finge di ignorare quel che fa la destra (in senso proprio). Ma poi le notizie circolano. E non sono affatto esaltanti.

Non alludiamo alle gesta dei sindaci e degli assessori-sceriffi targati Pd che perseguitano i «clandestini» con uno zelo degno di Tosi e Gentilini. E che – sia ben chiaro – hanno dato il loro bravo contributo alla deriva razzista che ci travolge. Oggi c’è, se possibile, di peggio. C’è che il Pd stringe alleanze organiche con la Lega di Borghezio e Maroni per le amministrative, presenta candidati sindaci con liste unitarie, disegna simboli elettorali nei quali l’elegante silouhette di Alberto da Giussano si accompagna, brando sguainato, all’irenica icona del ramoscello d’ulivo di prodiana memoria.

È quanto accade a Recoaro, ridente località termale del vicentino, dove Lega e Pd si battono, fianco a fianco, per fare di Franco Perlotto il primo cittadino. Proprio così. Gli alfieri della Costituzione alleati dei rondisti pagani. Incredibile, ma vero. E alquanto imbarazzante.

In verità, ai leghisti la cosa va benissimo. A Recoaro contavano poco o nulla. In questi dieci anni sono stati ai margini della vita politica, e questo accordo potrebbe rimetterli in gioco. Sono euforici, dopo lo «storico» respingimento in Libia degli ultimi invasori. Hanno celebrato, proprio a Vicenza, i gloriosi Stati generali del Nord. E ora scrivono senza remore che Perlotto è il candidato giusto per «portare il cambiamento che tutti stiamo aspettando». Sappiamo qual è. Se ne fidano – del Perlotto – perché lo sanno capace di «valorizzare la cultura etnica», di «rendere coeso lo spirito di appartenenza», di esaltare «la peculiarità della vita in contrada». Rilanciando il formaggio recoarese e gli «gnochi con la fioreta».

No, l’imbarazzo corre tra le file democratiche, che vacillano e recalcitrano. Il coordinatore del circolo Pd di Recoaro ammette: l’unità di intenti con la Lega «può sembrare strana». Quindi chiarisce: per il «bene di Recoaro», questo e altro: bando a «divisioni, beghe, interessi di bottega!». Peccato che la questione stia proprio lì. In politica non ci si divide soltanto per biechi motivi personali, ma proprio per le diverse concezioni del bene comune. Perlotto minaccia di occuparsi anche degli scuolabus per le elementari di Rovegliana. Brivido. In che consisterà, al riguardo, il «bene di Recoaro»? Per riorganizzare il servizio Perlotto si consulterà con l’onorevole Salvini (quello degli «autobus per i negri»)? O chiederà all’onorevole Cota (quello delle «classi speciali per gli extracomunitari»)?

Bene o non bene comune, Franceschini farebbe bene a spiegare come sia possibile tutto questo e che cosa ne pensino lui e il suo partito. Farebbe bene a dirlo anche l’onorevole Fiano, che attende impaziente la presa di posizione di Capezzone e Cicchitto sui deliri del Salvini: dica lui, piuttosto, come valuta le scelte dei suoi in quel di Recoaro.

Dopodiché, c’è l’ultima perla. Insieme per il Perlotto non corrono solo democratici e leghisti, ma anche i socialisti di Nencini, quelli di Sinistra&libertà. Qui la nostra sorpresa diventa costernazione. Ma come, un pezzo della sinistra a braccetto coi razzisti? I socialisti di Bobo Craxi e De Michelis insieme ai seguaci del senatùr? Lo sa il compagno Vendola? E non ha nulla da dire?

L’anno scorso battibeccavamo sull’identità. Bei tempi, oggi lontani. Oggi, ci sono le elezioni, mica storie. Per un consigliere in più non si guarda a queste fisime, figuriamoci per un sindaco. Così vanno le cose in questa Italia berlusconizzata sino alle midolla. Lo sappiamo, ma tutto questo ci sembra vagamente osceno. E ci conferma nel convincimento che l’identità conta, è una cosa terribilmente seria. Per chi ce l’ha e anche per chi, purtroppo, l’ha persa da tempo.

Serve una lista comunista

Posted in Comunismo, Politica with tags , , , , , , on maggio 15, 2009 by Maria Rubini

La sinistra affronta le prossime europee sempre lacerata e litigiosa. C’è modo di invertire questo senso si marcia?
Insieme ad altri siamo impegnati perché in questa tornata elettorale vi sia un’affermazione significativa delle forze di sinistra disperse in un’area che è intenzionalmente emarginata. Io condivido e sostengo questo sforzo per sostenere la lista comunista, affinché le forze vecchie e nuove di sinistra che hanno operato in modo disorganico si trovino collegate, per

consentire alla sinistra di affrontare la sfida. Questo coincide per me con quello che avevo elaborato quando per le primarie genovesi avevo raccolto appunto le forze della sinistra suscitando anche molti contrasti e polemiche.

Per aver evocato “l’odio di classe”…
Mi ero richiamato con Walter Benjamin all’odio di classe…

Che in fin dei conti è tutt’altro che infondato e scandaloso: i sentimenti e l’agire dell’Italia nei confronti degli stranieri che viaggiano sulle carrette del mare sono a dir poco di avversione, se non propriamente di odio…
L’odio c’è, è vero. La frase risale alle Tesi di filosofia della storia, che rappresentano in qualche modo il testamento politico di Benjamin. Quando ascoltiamo le cifre relative al fenomeno delle migrazioni ci si rende conto di quanto sia difficile organizzare in modo razionale le cose. Oggi come oggi se sono un bianco romeno entro tranquillamente in Italia in quanto cittadino comunitario senza essere notato, mentre se sono un nero africano vengo immediatamente visto e percepito come il colore del pericolo. Mi pare sia importante combattere queste idee, il fatto che l’odio di classe anziché contro i potenti va sollevato contro i deboli. E’ odio di classe quello che ha tolto la virtù al proletariato. Oggi come oggi chi si riconosce nel proletariato?

Probabilmente nessuno si definisce più tale. Viene rifiutata la definizione in quanto umiliante?
Oggi abbiamo i lavoratori, che sono sfruttati in ogni modo ma non si dice. Solo i morti sul lavoro ci dicono che esiste lo sfruttamento, che per guadagnare quattro soldi si rinuncia anche alle tutele e ai diritti. Anche il modo in cui è stato utilizzato pubblicamente il terremoto la dice lunga su quanto si possano convertire in posizioni equivoche e pericolose questioni che invece dovrebbero essere limpide come quelle relative agli aiuti e la ricostruzione, il modo in cui vengono utilizzate le risorse, il tipo di interventi. Con tutti i viaggi e le promesse di Berlusconi ci troviamo messi davanti a una rappresentazione e a una situazione in cui rimangono del tutto in sospeso gli aspetti veri: i problemi di sopravvivenza e di convivenza dei superstiti, i problemi di ricostruzione, i problemi di difesa del patrimonio e del territorio. Cosa vuol dire, per esempio, che i soldi per la ricostruzione ci sono? Vuol dire solo che pagheremo tutti. Ma vuol dire anche che c’è il rischio di speculazioni straordinarie e di abusi. Di questo, però, non si discute. O ancora: diamo in affitto opere d’arte a chi si impegna a restaurarle. Questo vuol dire che chi ha soldi può disporre a piacere del patrimonio artistico. Mi pare renda bene l’idea di come bisogna stare attenti.

Tornando alle elezioni europee, Franceschini sta facendo una campagna agguerrita per sostenere che l’unico risultato che conta sarà la differenza tra il Pdl e il Pd…
Francamente non mi convince. Devo dire che l’atteggiamento del Pd non mi pare affatto efficace. Confido di più nel riunirsi delle forze emarginate e che rischiano di essere cancellate dalla vita politica attraverso questa mitologia del voto utile. Che mi pare mistificante.

In che senso?
Il problema è se si crede che effettivamente il Pd rappresenti alternativa efficace alla destra berlusconiana oppure se, anche sulla base dell’esperienza passata e recente, si possano avere delle riserve in merito. Credo perciò si possa smentire la mitologia per cui o si vota Pd oppure non serve; credo si possa dubitare dell’utilità del voto al Pd. E mi sembra anche che le differenze tra il Pd e la destra, che verbalmente possono apparire rilevanti, non lo siano altrettanto in sostanza.

Contraddizione ancora più marcata in Di Pietro, che tuttavia fa incetta di consensi…
Questo mi pare anche comprensibile, perché effettivamente si presenta come refrattario a ogni compromesso, al di fuori del sistema di coalizioni oggi esistenti. Il mio tentativo è invece quello di intraprendere una strada diversa anche attraverso il sostegno alla lista comunista, in cui non è questione di ostentare sinistrità, ma di realizzare un metodo e un sistema nuovi. Perché c’è il rischio che forze che occupano ruoli di qualche responsabilità sul terreno locale perdano significato appena trasportate su un binario di maggiore responsabilità, nazionale o anche europeo. A questo proposito l’impegno per l’affermazione della lista comunista mi pare il massimo rischio utile.

Intervista di Cosimo Rossi a Edoardo Sanguineti Poeta e critico (Liberazione, 14/05/09)

Basta con gli apprendisti stregoni. L’appoggio del Pd al referendum è davvero delirante

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , , on maggio 6, 2009 by Maria Rubini

Basta con gli apprendisti stregoni come Franceschini e Di Pietro che con il loro sì al referendum ci portano solo al disastro e a regalare il Paese a Berlusconi per i prossimi trent’anni. Ha ragione Arturo Parisi a dire che bisogna la legge elettorale, e non fare il referendum. Noi come Rifondazione siamo per il modello tedesco, ma il Mattarellum che propone Parisi sarebbe di certo meglio della legge truffa che scaturirebbe dal referendum e che fa solo gli interessi di Berlusconi.

L’appoggio che ancora oggi il Pd ha fornito al comitato referendario del Sì è veramente delirante. Se passasse il referendum, infatti, la legge elettorale che ne scaturirebbe consegnerebbe il governo a Berlusconi per i prossimi 30 anni visto che il Pd vale il 25% e il Pdl 40% e, inglobando la Lega, arriverebbe al 50%. Non ci sarebbe più partita per nessuno. L’unico senso del sì al referendum da parte del Pd e’ quello di riproporre la logica del voto utile, cioe’ cercare di distruggere la sinistra.
Bisognerebbe avere, da parte del Pd, un po’ meno imperialismo e un’attitudine a pensare che si deve confrontare con chi non la pensa esattamente come loro, perché per battere Berlusconi il tema della coalizione e’ decisivo. Insomma, è una posizione davvero delirante, quella del Pd, che cerca solo di raggranellare qualche voto a sinistra. Contro il referendum e la legge elettorale che ne verrebbe fuori, che sarebbe peggiore di quella della legge truffa del 53 e della legge Acerbo del 23, ci batteremo in ogni modi e con tutti i mezzi a nostra disposizione.  Paolo Ferrero.

Silvio Berlusconi e il 25 Aprile

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on aprile 26, 2009 by Maria Rubini

Avevamo un Presidente Operaio. Il terremoto ci ha regalato un Presidente Odontotecnico che aggiusta le dentiere alle anziane signore. Adesso, grazie ai buoni uffici di Franceschini, abbiamo anche un Presidente Partigiano che si prepara ad andare a celebrare il 25 aprile. Io non capisco che bisogno c’era di insistere per regalare a Berlusconi un ennesimo palcoscenico. Berlusconi non viene il 25 aprile perché finalmente si è convinto che i partigiani avevano ragione, che la Costituzione non è bolscevica, e che la colpa delle Fosse Ardeatine è dei nazisti. No, viene il 25 aprile perché alla fine la bulimia prevale sull’ideologia: «Non lo lascio alla sinistra», ha detto. Come dire che non poteva sopportare che esistesse nella sfera pubblica uno spazio non occupato da lui e non definito dalla sua presenza. Il migliore omaggio che potesse rendere alla Resistenza , Berlusconi lo faceva standosene in famiglia il 25 aprile. Era un modo per dire che l’antifascismo è una differenza. Non esclude nessuno, ma ridefinisce chi include. Ora, il 25 aprile che viene non ridefinisce Berlusconi, ma è Berlusconi che venendo ridefinisce il 25 aprile. Vi ricordate quando dicevamo, ingenui e settari, che «la Resistenza è rossa e non è democristiana»? Bene, non il Presidente Partigiano ha già annunciato che verrà a spiegarci che non è né rossa (Deus avertat) ma non è nemmeno democristiana; verrà a spiegarci che i partigiani (quelli buoni) hanno combattutto affinché l’Italia fosse come l’ha fatta diventare lui.

Abbiamo già visto episodi abbastanza grotteschi in proposito, come l’intervista in cui nientemeno che La Russa, nostalgico di Salò, ci ha spiegato che la Resistenza va bene, ma quella dei comunisti no perché loro combattevano per lo stalinismo e non per la libertà. Che dobbiamo prendere lezioni di libertà da un simile figuro è segno di che disastri stanno succedendo al linguaggio, oltre che alle idee. Ci fosse venuto di sua iniziativa, sarebbe un’altra cosa: sarebbe un segno di evoluzione, di riflessione, magari di ripensamento. Ma viene degnandosi di aderire all’insistente invito del «leader» dell’«opposizione», e io non vedo che bisogno ci fosse di insistere per offrire a Berlusconi un’ennesima piattaforma, un ennesimo spazio di esibizione. Capisco l’idea di recuperarlo a una cultura democratica che nasce dalla Resistenza; ma questo recupero dovrebbe avvenire, se mai, sui contenuti e sui valori, non sulle cerimonie. Se no, tanto vale offrirgli anche il palco del Primo Maggio a San Giovanni, magari con il fido Apicella, e poi fregarci le mani dicendo che l’abbiamo recuperato al movimento operaio. Che, peraltro, in quanto Presidente Operaio, era già cosa sua.

Alessandro Portelli – Il Manifesto

Perchè il 25 Aprile non è la festa di tutti

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on aprile 25, 2009 by Maria Rubini

In seguito ad un improvvido invito rivolto da Franceschini a Berlusconi, si è riaperta la discussione sul 25 aprile come festa di tutti gli italiani. Vogliamo ribadire ancora una volta che il 25 aprile è la festa della liberazione dal nazifascismo, in cui si festeggia la vittoria dell’antifascismo contro il nazifascismo: senza questa vittoria in Italia non vi sarebbe la democrazia. Il 25 aprile è quindi la festa in cui ricordiamo e ribadiamo che l’antifascismo è il fondamento della democrazia e del vivere civile nel nostro paese. In altri paesi europei la sconfitta del nazifascismo è stata principalmente un fatto militare, di eserciti. In Italia è stato un fatto politico, di popolo, che in nome dell’antifascismo ha contemporaneamente sconfitto la dittatura fascista e ha posto le basi per la democrazia costituzionale. L’antifascismo è a tutti gli effetti la religione civile del paese, il punto fondante la possibile convivenza democratica tra diverse ipotesi politiche. L’antifascismo è la base materiale della democrazia nel nostro paese. Il 25 aprile è una festa nazionale, il presupposto della nascita della Costituzione repubblicana, proprio in quanto festeggia la vittoria dell’antifascismo sul fascismo. La festa del 25 aprile è quindi diventata in Italia una festa di parte semplicemente perché gran parte degli esponenti politici che oggi governano il paese, non si riconoscono nei valori dell’antifascismo. Larga parte della destra – segnatamente Berlusconi – si è sempre rifiutata di dichiararsi antifascista perché si pone politicamente e moralmente in continuità con il fascismo; al massimo su un terreno di equidistanza tra fascismo e antifascismo.

Nella lotta di liberazione la grande maggioranza dei dirigenti del PdL sarebbe stata schierata con Salò o sarebbe stata alla finestra a guardare come andava a finire. Proporre il 25 aprile come festa di tutti, compresi La Russa e Berlusconi che oggi governano il paese, vuol quindi dire svuotare il 25 aprile della sua essenza antifascista per trasformarlo nella festa dell’unità del ceto politico presente nell’attuale parlamento. Una sorta di unità nazionale dei trasformisti. Non a caso l’invito a Berlusconi viene dal PD: il tratto saliente del centrosinistra negli ultimi venti anni è stata la costante espiantazione delle proprie radici, sostituendo all’antifascismo l’unità nazionale. Mentre la parte maggioritaria della destra ha coltivato e per certi versi costruito e inventato la propria tradizione, rifiutandosi pervicacemente di tagliare i ponti con il ventennio fascista, il centrosinistra si è esercitato quotidianamente nella distruzione della memoria.

Mentre Zapatero rivendica le sue radici nell’esperienza della repubblica del 36, mentre Chirac preferisce perdere le elezioni piuttosto che allearsi con Le Pen, in Italia la destra di governo non ha confini di separazione con il neofascismo e il centrosinistra fa di tutto per scoprirsi orfano. Contro questo vergognoso abbraccio bipartisan, contro il vergognoso trasformismo della sinistra moderata, rivendichiamo oggi, ancora una volta, che il 25 aprile è la festa dell’ antifascismo e non è quindi – purtroppo – la festa di tutti.

Paolo Ferrero da Liberzaione 25 Aprile

Voci in campo: prima durante e dopo il terremoto

Posted in Politica with tags , , , , , , , on aprile 7, 2009 by Maria Rubini

Del Sisma ne ho scritto stamattina presto, di getto; ma le cifre cambiano, siamo a più di 150 morti, 70 mila gli sfollati, innumerevoli dispersi, più di 1500 feriti, 10.000 edifici danneggiati, interi paesi distrutti. Il quadro di un terribile Sisma sta definendosi.

Lo Stato è in campo, con tutta la sua spettacolare Protezione. La Prevenzione per la nostra Sicurezza ha dispiegato le sue forze da altre parti. E ancora innumerevoli volte sto cambiando le maledette cifre, quando appare

e leggo Nuova scossa: “Una nuova, forte scossa di terremoto, di magnitudo 4.1, e’ stata avvertita intorno alle 18.40 all’Aquila: la terra ha tremato per circa tre secondi, proprio mentre era in corso la conferenza stampa della Commissione Grandi Rischi, che aveva sottolineato come sia impossibile prevedere i terremoti”.

“Stavolta non è un terremoto politico a far tremare la terra abruzzese, ma una scossa sismica e’ stata lievemente avvertita dalla popolazione in provincia de L’Aquila. Lo rende noto il Dipartimento della Protezione Civile precisando che le localita’ prossime all’epicentro sono L’Aquila, Scoppito e Pizzoli. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone o cose. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 19.51 di ieri, con una magnitudo di 2.0″.

Rainews dichiara “La voce dei testimoni, centinaia di mail sul nostro sito…Gran parte dei commenti riguarda infatti la previsione del terremoto fatta da un tecnico del Laboratorio di Fisica del Gran Sasso, Giampaolo Giuliani, che ha sviluppato una tecnica per rilevare le scosse in anticipo di 6-24 ore basata sullo studio del comportamento del gas Radon nel terreno. Negli ultimi giorni di marzo Giuliani aveva sostenuto che lo sciame sismico in corso poteva essere il preannuncio di un evento più forte. Di Giuliani si era detto che “si divertiva” a spargere notizie infondate ed allarme e si era preso una querela per procurato allarme…Oltre ai messaggi di solidarietà arrivano messaggi centrati sulla normativa antisismica, sull’inadeguatezza di gran parte dei nostri edifici, soprattutto nei centri storici, e anche sul piano casa: c’è chi dice invece di aumentare le cubature dovremmo mettere in sicurezza le case esistenti”.

“Ho dormito fuori e questo mi ha salvato ma adesso spero tanto che tirino fuori i miei compagni vivi”. Non riesce a pensare ad altro, Valerio, studente universitario di Tagliacozzo.

La denuncia della Rdb   Vigili del fuoco: “Tutti hanno fatto orecchie da mercante, nessuno si è preoccupato di attivare procedure di preallerta sulle zone segnalate da possibili sciami sismici. Alcuni studiosi che avevano avanzato la possibilità di terremoti sono stati addirittura denunciati per procurato allarme, ora dopo il disastro e la morte di tanta povera gente tutti si interrogano sulle possibili attività che potevano essere messe in campo” denuncia un comunicato delle RdB dei Vigili del Fuoco. Certamente non si sarebbe fermato il sisma ma indubbiamente tutte quelle attività di prevenzione e procedure di preallarme potevano essere utilizzate nella zona. Più o meno quello che sta succedendo in queste ore con contingenti da tutte le parti d’Italia dei vigili del fuoco che stanno partendo con tutte le difficoltà del caso – autostrade intasate o impercorribili, ritardi di organizzazione di colonne mobili, organici che devono essere reperiti dalle proprie abitazioni perché in questi anni il problema principale dei governi è stato quello della sicurezza in generale dimenticandosi del soccorso alla popolazione della prevenzione sul territorio e soprattutto che viviamo in una penisola soggetta ai terremoti. Ora si ricomincia nuovamente con la sceneggiata dei volontari sul posto per rappresentare l’efficienza dello Stato in attesa che il personale del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ormai ridotto a mera presenza nei posti di lavoro (sotto organico perenne) si organizzi da tutta Italia e parta per le zone terremotate. Finita la prima emergenza tutto tornerà peggio di prima fino alle prossime morti. Senza un sistema di protezione civile – che si preoccupi concretamente delle emergenze del paese – con dentro la macchina organizzativa dei Vigili del Fuoco il Paese dovrà ancora piangere dei propri concittadini.

C’è chi si pone anche questo –Difficile conta delle vittime tra i migranti : “I conteggi dei morti e dei dispersi nel territorio potrebbero subire oscillazioni in aumento, per la presenza di centinaia di immigranti residenti nei centri della cintura aquilana. Macedoni, marocchini, romeni, moldavi, africani da anni sono insediati nei centri storici di Poggio Picenze, Paganica, San Gregorio, Petogna; proprio quelli piu’ colpiti dai crolli. “Vicino l’abitazione di mio padre – racconta un giovane della frazione di Paganica – abitava una famiglia dell’Est. La casa e’ andata distrutta, ma di loro non ne sappiamo nulla. Spero siano vivi”. Immigrati non integrati e forse anche qualche clandestino potrebbero sfuggire alle stime dei comuni e della Protezione civile. Indispensabile, percio’, sara’ scavare tra le macerie di tutte le case abitate, lavoro che non potra’ essere completato in breve tempo ma che richiedera’ almeno alcuni giorni”.

Ho trovato un video della Domenica delle Palme a l’ Aquila, l’accompagna un articolo di Abruzzo24ore da cui stralcio: “…In questi giorni di incertezza e spavento,  il tradizionale pellegrinaggio acquista a L’Aquila un significato in più, perchè le continue scosse di terremoto che interessano la città invitano a riflettere sulla natura effimera dei beni terreni e delle ricchezze materiali. E’ l’occasione per  tanti filistei di guardarsi dentro”.

E ancora dallo stesso sito un altro video “Terremoti, l’attenzione resta alta. Da ieri nessuna scossa”: era il 4 aprile.

Lui, Berlusconi in un’intervista che allego, aggiunge:” LASCIAMO DA PARTE LE POLEMICHE”.

Provo freddo e rabbia a  queste dichiarazioni.

Berlusconi: “Registriamo un numero record di soccorritori . Nessuno sarà lasciato solo”.

Bertolaso: “non era prevedibile una scossa così forte”.

Franceschini telefona al premier: “Pronte le sedi del Pd. Di fronte a questo dramma ogni polemica va accantonata”.

Sono uscita stamattina in strada, in paese… testimonianze continue di donne e uomini  giovani e anziani, casalinghe, negozianti, pensionati, romeni, lavoratori e fannulloni…

Ognuno aveva una gran voglia di dire cosa avesse sentito oppure che non aveva avvertito niente. Ma tutte e tutti, avevano ascoltato radio e tv, dire che c’erano state le scosse, che gli animali erano nervosi…Nell’ultima riunione per il centro storico, il responsabile della Protezione civile, aveva detto che da tempo bisogna tentare prima o poi almeno un’improvvisa evacuazione di Capranica. Siamo su una rupe di tufo, con stabili fatiscenti, edifici abbandonati e nel degrado, soldi della Regione e dell’Europa inghiottiti nel nulla…e le tragedie  si susseguono a ritmo serrato, senza lavoro, senza casa, senza permesso, senza speranza…ora di fronte a queste rovine  come fossero castelli di carta, chiese e ospedali, civili abitazioni, vecchie e nuove case, la casa dello studente…appare tutta la Precarietà di questa Bottega degli Orrori, la  prosopopea, la denuncia di chi denuncia come Giuliani e le infinite segnalazioni allarmate, non allarmistiche. Al sole la luce cadaverica nel senso più profondo e reale delle  nostre  Istituzioni.

Non è questa la Compagnia che abbiamo invocato, se non della Buona Morte. E chiedono di donare il sangue, come se la partecipazione attiva non abbia fonte naturale. Senza alcuna dignità per le persone, gli animali, le cose, l’Ambiente, la Terra e la nostra  comprensione.

Guardiamo da tempo dentro di noi e siamo svuotati,  cada il velo dunque. Guardiamo fuori, disposti a ricostruire, non sulle loro Macerie la Nostra Casa.

Doriana Goracci