Archivio per honduras

Sit-in contro il golpe in Honduras

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on ottobre 12, 2009 by Maria Rubini

IL 13 OTTOBRE TUTTI E TUTTE SOTTO L’AMBASCIATA DELL’ HONDURAS CONTRO IL GOLPE MILITARE-FASCISTA

Sono trascorsi oltre tre mesi dal golpe in Honduras finanziato e realizzato dalla cricca oligarchica del paese che detiene la totalità della ricchezza e del potere politico e militare.

Da quel 28 giugno, giorno in cui ha preso avvio il golpe e la successiva dittatura militare-fascista, si contano a decine le vittime, a centinaia gli arresti e le torture tra la popolazione civile che ogni giorno porta nelle piazze il suo coraggioso NO AL GOLPE.
La giunta golpista per tutta risposta ha sospeso ogni garanzia costituzionale e instaurato lo stato d’assedio attraverso il Decreto Esecutivo PCM-M-016-2009 del 26 settembre scorso, misura condannata duramente anche dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) in quanto “violatoria del diritto internazionale”.
Questo decreto permette di fatto alla polizia e all’esercito di entrare nelle case e arrestare chiunque sia sospettato di opporsi alla dittatura, avalla la chiusura di giornali e radio e ogni voce che critichi il regime golpista.
In questi tre mesi, le forze democratiche e popolari del paese, hanno costruito una resistenza che si esprime con manifestazioni di massa pacifiche pagando un costo di decine di morti e centinaia di arresti.
Il popolo e la resistenza honduregna lottano incessantemente in ogni momento, ma la fine della dittatura golpista sarà più vicina con la solidarietà internazionale.

Portiamo pertanto la protesta sotto le ambasciate dell’Honduras; chiediamo ai governi europei e a quello degli Stati Uniti di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche e commerciali con la giunta golpista.

Tutti e tutte martedì 13 ottobre ore 17,30 sotto l’ambasciata dell’Honduras in Via Giambattista Vico n.40

Contro il fascismo sempre! No al golpe ! No pasaran!

Fonte: Annalisa Melandri

La costituzione illegittima

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on settembre 30, 2009 by Maria Rubini

La disputa dialettica sulla legittimità dell’espusione del presidente Zelaya in Honduras non è chiusa. Mesi fa abbiamo esposto il nostro punto di vista, secondo cui non vi è stata alcuna violazione della Costituzione da parte del Presidente Zelaya nel richiamare un sondaggio non vincolante su una assemblea costituente. Ma in fondo questa discussione è inutile perchè si nasconde un altro problema alla radice: la resistenza di una classe e di una mentalità che hanno plasmato la terra della repubblica delle banane, nella disperata ricerca di individuare quali potessero essere eventuali cambiamenti,  imponendo la repressione al popolo e ai media che si dimostrassero negativi.

L’argomento principale del colpo di stato in Honduras è che la Costituzione del 1982 non consente la modificha dell’ artt. 239 e 374 e prevede la rimozione dalla carica coloro che la promuovono. La partecipazione dei cittadini Act del 2006, che promuove le consultazioni popolari, non è mai stato accusato di incostituzionalità. Per contro, la partecipazione popolare è un requisito della Costituzione stessa (articolo 45). Tutto ciò rivela lo spirito scolastico dei suoi autori, temperato con un linguaggio umanistico.

Nessuna regola o legge può essere al di sopra della costituzione di un paese. Tuttavia, nessuna costituzione moderna è stata rivelata da Dio, ma da esseri umani a scopo di lucro. Cioè, nessuna costituzione può essere al di sopra del diritto naturale,  della libertà del popolo di modificarla.
Una Costituzione che stabilisce la propria immutabilità è confusa e precaria, confonde l’ origine umana con l’origine divina e tenta di instaurare la dittatura di una generazione su tutte le generazioni a venire.
L’ortodissia religiosa voleva evitare i cambiamenti nel Corano e nella Bibbia contando il numero di parole. Non è possibile modificare un testo sacro, il testo viene salvato per interpretare i nuovi valori. Ciò è dimostrato dalla proliferazione delle sette e delle nuove religioni e ismi derivanti dal testo stesso.
Ma il divieto della modifica di un testo sacro, è meglio giustificato, dal momento che nessun uomo può modificare la parola di Dio.
Queste affermazioni di eternità e di perfezione, non erano rare nelle costituzioni latino-americane nel XIX secolo che hanno tentato di inventare repubbliche, piuttosto che inventare le loro repubbliche e costituzioni a misura del loro popolo e secondo il corso della storia. Se negli Stati Uniti è ancora in vigore la Costituzione del 1787 ciò è dovuto alla sua flessibilità e a molti suoi emendamenti. In caso contrario, in questo Paese oggi sarebbe alla presidenza un uomo per tre-quarti umano (un semi-Dio). Come se non bastasse, l’articolo V della famosa Costituzione vieta qualsiasi modifica dello status costituzionale agli schiavi.
Il risultato di una costituzione come quella dell’ Honduras non è altro che la sua morte, con spargimento di sangue, prima o poi.
Coloro che sostengono di difenderla, devono farlo con la forza delle armi e con la logica stretta di una serie di norme che violano uno dei più fondamentali e naturali diritti inalienabili.
Per secoli, i filosofi che scrivevano di utopie immaginate e che ora si chiamano democrazia, dello Stato e dei diritti umani, hanno detto esplicitamente: nessuna legge è al di sopra di questi diritti naturali.

E se fosse destinato, la disobbedienza è giustificata. La violenza non viene dalla disobbedienza, ma dalla violazione un diritto fondamentale.
Tutto il resto è politica. La negoziazione è la concessione che rendono i deboli. Un premio del caso, inevitabile, ma a lungo termine sempre insufficiente.
Una democrazia matura implica una cultura e un sistema istituzionale volto a prevenire le violazioni delle norme. Ma allo stesso tempo, e per la stessa ragione, la democrazia è definita da consentire e facilitare gli inevitabili cambiamenti che vengono con una nuova generazione, con una maggiore coscienza storica di una società.

Una Costituzione che impedisce il diritto inalienabile alla libertà (per cambiare) e l’uguaglianza (di decidere) non è legittima. E la carta, è un contratto fraudolento che si impone da una generazione a un’altra, a nome di un popolo che non esiste più.

– Jorge Majfud, PhD, Lincoln University, School of Humanities, Department of Foreign Languages and Literatures. www.majfud.50megs.comhttp://escritos.us – 

Lì si concepisce una Rivoluzione

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , on settembre 26, 2009 by Maria Rubini

Lo scorso 16 luglio dissi testualmente che “il colpo di stato in Honduras era  stato concepito ed organizzato da personaggi senza scrupoli dell’estrema destra, che erano funzionari di George W. Bush ed erano stati promossi da lui stesso”.

Ho citato i nomi di Hugo Llorens, Robert Blau, Stephen McFarland e Robert Callahan, ambasciatori  yankees in Honduras, El Salvador, Guatemala e Nicaragua, nominati da Bush nei mesi di luglio e agosto del 2008 e che  quattro seguivano la linea di John Negroponte e Otto Reich, con le loro storie tenebrose .

Avevo segnalato la base yankee di Soto Cano come punto d’appoggio principale del colpo di Stato e che “l’idea di un’iniziativa di pace a partire dalla Costa Rica era stata trasmessa  al Presidente di questo paese dal Dipartimento di stato, quando Obama era a Mosca e dichiarava, in un’ università russa, che l’unico Presidente dell’ Honduras era Manuel Zelaya”.

Avevo aggiunto che “Con la riunione della Costa Rica si discuteva  l’autorità della ONU, della OEA e delle altre istituzioni che si erano impegnate nell’appoggiare il popolo dell’Honduras  e che la cosa corretta da fare era chiedere al governo degli Stati Uniti d’interrompere il suo intervento in Honduras e ritirare dal questo paese la Forza d’Impegno Congiunto”.

La risposta degli Stati Uniti, dopo il colpo di Stato in questo paese dell’America centrale, è stata firmare un accordo con la Colombia per creare sette basi militari come quella di Soto Cano, in questo fraterno paese, basi che minacciano il Venezuela, il Brasile e tutti gli altri popoli del Sudamerica.

In un momento critico, quando si discutono in una riunione Vertice di capi di Stato, nelle Nazioni Unite, la tragedia del cambio climatico e la crisi economica internazionale, i golpisti in Honduras minacciano di violare l’immunità dell’ambasciata del Brasile, dove si trovano il presidente Manuel Zelaya, la sua famiglia ed un gruppo dei suoi seguaci che sono stati costretti a proteggersi in questa sede.

È provato che il governo del Brasile non ha nulla a che vedere con la situazione che si creata lì.

È quindi inammissibile, e di più, inconcepibile, che l’ambasciata brasiliana sia assaltata dal governo fascista, a meno che non voglia strumentare il proprio suicido, trascinando il paese in un intervento diretto di forze straniere, com’è avvenuto in Haiti, e questo significherebbe l’intervento delle truppe yankee sotto la bandiera delle Nazioni Unite.

Honduras non è un paese lontano ed isolato dei Caraibi.

Un intervento di forze straniere in Honduras scatenerebbe un conflitto in Centroamerica e provocherebbe un caos politico in tutta l’America Latina.

L’eroica lotta del popolo dell’Honduras, dopo circa 90 giorni d’incessante battaglia, ha messo in crisi il governo fascista e pro – yankee, che reprime uomini e donne disarmati.

Abbiamo visto sorgere una nuova coscienza nel popolo honduregno, e tutta una legione di combattenti sociali  si è formata in questa battaglia. Zelaya  ha compiuto la sua promessa di ritornare ed ha il diritto che si ristabilisca il suo governo e di presiedere le elezioni.

Tra i combattivi movimenti sociali si stanno facendo notare nuovi e ammirabili quadri, capaci di condurre questo popolo per i difficili cammini che dovranno percorrere i popoli di Nuestra America.

Lì si concepisce una Rivoluzione.

L’Assemblea delle Nazioni Unite potrà essere storica, in dipendenza delle sue capacità o dei suoi errori.

I leader del mondo hanno esposto temi di grande interesse e complessità, che riflettono l’importanza dei compiti che l’umanità ha davanti a sé, e di quanto e scarso il tempo a disposizione.

Fidel Castro Ruz

24 settembre 2009

Ore 13.23

Le lezioni dell’ Honduras

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , on luglio 11, 2009 by Maria Rubini

Si racconta una storiella rivelatrice tra i presidenti latinoamericani:

“- Sai perché no ci sono colpi di stato negli USA?

– No!

– Perché negli USA non ci sono ambasciate degli USA.”

Nonostante questi e molti altri precedenti, vediamo adesso i leaders del Partito Democratico indignarsi con il rifiuto di ricontare i voti in Iran, denunciando una terribile dittatura.

Qual è invece la lezione dell’Honduras? Per la prima volta nella storia, Gli Usa appoggiano la condanna di un colpo di stato in America Latina permettendo che si realizzi la condanna unanime di un atto di forza militare in tutte le organizzazioni internazionali.

Questo significa che questa volta l’ambasciata americana non ha partecipato all’atto di forza? Sfortunatamente no. In maniera indiscreta, un deputato della destra honduregna ha rivelato pubblicamente la cospirazione che mantenevano i golpisti con l’ambasciata degli USA.

Questi lo ha fatto nella memorabile messa in scena del rozzo travestimento democratico nella quale si è realizzata la “elezione” del “successore” del presidente Zelaya, che avrebbe rinunciato secondo la lettera falsa letta da questo inebetito “successore”, che si è dimenticato di contraffare una lettera di rinuncia del vice-presidente, al quale spettava la successione al presidente sequestrato. Questa sessione è stata trasmessa dalla Radio Globo di Honduras, l’ultima ad essere silenziata dai “democratici” del “governo provvisorio”.

Secondo il summenzionato deputato, l’ambasciatore degli Usa, che ha approvato la mobilitazione golpista, sarebbe stato contro la realizzazione del golpe prima della consulta popolare non vincolante, chiamata “referendum” dalla Corte Suprema honduregna e dalla grande stampa internazionale che cerca in ogni modo di giustificare il colpo di stato.

Sarebbe molto difficile credere che il governo degli Usa sia stato estraneo alla cospirazione in un paese che è servito da base per le sue organizzazioni militari mercenarie che hanno destabilizzato il governo legittimo dei sandinisti. In questo mondo di controinformazione nel quale viviamo, ho ascoltato lo speaker de la TV Globo News in Brasile dire che le organizzazioni militari dei “contras” honduregni hanno combattuto contro i “guerriglieri” nicaraguensi.

Conosciamo tutti gli alti costi di queste operazioni di guerra di bassa intensità, le quali possono servire da modello di corruzione per le organizzazioni di difesa dei diritti umani e per la trasparenza. Il Congresso degli Usa si è occupato di rivelarci i dettagli tenebrosi della operazione triangolare contro il governo sandinista, diretta dall’allora vice-presidente degli Usa, George Bush: Il governo degli Usa ha diffuso le operazioni del narcotraffico a partire dalla Colombia attraverso i “contras” presenti in Honduras, Costa Rica e El Salvador. I loro profitti servirono per finanziare le loro operazioni e, nello stesso tempo, per comprare armi per l’eterno “nemico” pubblico degli Usa: il governo dell’Iran. [H. Mussavi a quell’epoca, N.d.T.]

Nonostante le loro differenze, i leaders religiosi iraniani decisero con l’allora candidato George Bush di prolungare il sequestro dei nordamericani prigionieri nell’Ambasciata a Teheran per demoralizzare Carter e permettere la vittoria elettorale di Reagan in cambio di questo aiuto militare segreto.

Facilmente sorgono accuse sul fatto che questo tipo di informazioni fanno parte delle teorie “cospirative”. Senza dubbio ci stiamo riferendo ai fatti rivelati dalle investigazioni del Congresso degli Usa, la qual cosa è indicativa, che si creda nelle cospirazioni, che abbiano avuto esito o meno.

Tali conclusioni si rafforzano con le osservazioni di Ramsey Clark ed il vescovo Filipe Teixeira della Diocesi di San Francesco di Assisi nel loro messaggio urgente al Presidente degli Usa:
“Prendendo in considerazione:

  1. La stretta collaborazione dei militari Usa con l’esercito honduregno manifestato per l’addestramento e gli esercizi comuni;
  2. Il ruolo della base militare Soto Cano, ora sotto il controllo del colonnello Richard A. Juergens, il quale era il Direttore delle Operazioni Speciali durante il sequestro nel febbraio 2004 del Presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide;
  3. Che il capo dello Stato Maggiore dell’Esercito honduregno generale Romeo Vasquez è stato addestrato nella Scuola delle Americhe degli Usa;
  4. Che il segretario aggiunto di Stato Thomas A. Shannon Jr. e l’ambasciatore degli Usa in Honduras, Hugo Llorens erano perfettamente informati dei conflitti che avrebbero portato al golpe militare.

Concludiamo che il governo degli Usa ha responsabilità nel golpe ed è obbligato ad esigere che l’esercito honduregno ritorni all’ordine costituzionale evitando azioni criminali contro il popolo honduregno.

Per tanto insistiamo, in nome della pace nella regione, che il presidente Barack Obama tagli immediatamente ogni aiuto e ogni relazione con l’esercito dell’Honduras e sospenda tutte le relazioni con il governo de facto dell’Honduras fino a quando il Presidente costituzionale non sia ritornato al suo posto.”
In sintesi, il curriculum statunitense in Honduras mostra quanto sia difficile avere fiducia nei suoi disegni democratici nella regione. Forse, il ritorno dei sandinisti e dei rivoluzionari  salvadoregni al governo dopo anni di brutale repressione nei propri paesi ha insegnato qualcosa alla diplomazia statunitense, anche se vacillante nel condannare definitivamente il golpe honduregno.
La stampa internazionale esprime queste titubanze chiamando Zelaya “deposto” ed il golpista Roberto Micheletti Presidente “ad interim”; definendo la consulta on vincolante, una proposta di Zelaya per creare una Costituente, “referendum” al fine di perpetuarsi nel potere. Cose che non si sono sentite a proposito del presidente assassino della Colombia che vuole il terzo periodo presidenziale, né si sono sentite a proposito delle pretese di rielezione di Fujimori, Menem o Fernando Henrique Cardoso.
Tutto ciò, incluse le dichiarazioni della Segretaria di Stato Hilary Clinton sul necessario rispetto delle istituzioni honduregne che hanno accordi con gli Usa, ci mostrano che esistono divergenze nel governo Usa. Con l’incredibile appoggio internazionale su cui conta il presidente Zelaya si sta tentando di obbligarlo ad una negoziazione spuria con i golpisti. Fino ad oggi la giustizia venezuelana non accetta la definizione di colpo di stato per quello che realizzarono i suoi gorilla locali nel 2002. Immaginate quello che vanno a proporre in Honduras…

Zelaya ed il popolo honduregno hanno molte difficoltà davanti ma non devono intimorirsi di fronte a queste. Non hanno nessun motivo per abbassare la testa di fronte ai mercenari e ai suoi capi, né di fronte ai golpisti che sono disprezzati dall’intera umanità, nonostante gli appoggi aperti o mascherati dei grandi media di comunicazione.
– Theotonio Dos Santos, Presidente della Cattedra y Red sobre Economía Mundial y Desarrollo Sostenible de la UNESCO e la ONU.  Professore emerito della Universidad Federal Fluminense (UFF) de Río de Janeiro. Fonte: http://theotoniodossantos.blogspot.com

da Americalatina en Movimiento  (trad. dal Castigliano Ciro Brescia)

Azione Urgente Internazionale: Esecuzioni extragiudiziali all’aereoporto di Tegucigalpa in Honduras

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , on luglio 7, 2009 by Maria Rubini
Città del Messico,  5 luglio 2009
AZIONE URGENTE INTERNAZIONALE: Esecuzione extragiudiziale evvenuta nell’aereoporto internazionale di Tegucigalpa in Honduras
Alberto Brunori
Rappresentante in Messico dell’Ufficio dell’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite
per i Diritti Umani
Santiago Cantón
Segretario Esecutivo della CIDH
Navanethem Pillay
Alto Commissariato dell’ONU
Ai Governi e ai popoli del Mondo
La Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani A.C. (Limeddh), La Fondazione Diego LuceroA.C., il Comitato dei Diritti Umani di las Huastecas e Sierra Orientale (CODHSSO), l’Associazione dei Familiari dei Detenuti Scomparsi e Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani in Messico (AFADEM-FEDEAM), il Centro dei Diritti Umani Coordinatrice  28 Maggio A.C., l’Associazione dei Diritti Umani dello Stato del Messico (ADHEM), l’Associazione per la Difesa dei Diritti Umani e l’Uguaglianza di Genere (ADDHEG), la Rete Universitaria dei Monitori  dei Diritti Umani (RUMODH) ,l’Associazione Nazionale di Avvocati Democratici (ANAD), il Centro Nazionale  della Comunicazione Sociale (CENCOS) con domicilio postale nella Calle Tehuiztitla 1era cerrada n. 44 Col. Los Reyes Del. Coyoacan, C.P. 04330 Mèxico D.F. con numero telefonico e fax 56108790 mail denuncias.limeddh@gmail.com sollecita il vostro intervento urgente per l’esecuzione extragiudiziale avvenuta nell’aeroporto internazionale di Tonkontin in Honduras, per mano dei militari golpisti.
FATTI:
Il giorno  5 luglio del 2009, domenica, elementi dell’esercito dell’ Honduras hanno sparato contro un gruppo di cittadini hondureñi, giustiziandone due, uno dei quali minorenne e lasciando un numero  significativo di feriti, oltre ad aver evitato l’atterraggio dell’aereo che conduceva il presidente e una delegazione internazionale a capo della quale c’era il Segretario Generale della OEA, motivo per la quale si trovavano i civili giustiziati in quel luogo.
Il contesto nel quale avviene questa azione è dovuto all’arrivo del presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, a seguito del colpo di Stato realizzato dalle Forze Armate hondureñe e da settori ultraconservatori rappresentati dal Congresso Nazionale e dal Potere Giudiziario di tale  nazione, domenica 28 giugno  del 2009 contro il Presidente Costituzionale José Manuel Zelaya Rosales, che è stato  sequestrato e trasferito  alla Repubblica del Costa Rica violentando così la vita democratica del popolo hondureño.
Per quanto sopra sollecitiamo:
  1. All’Organizzazione delle Nazioni Unite, all’Organizzazione degli Stati americani, così come ai governi del mondo, che condannino questi delitti contro l’umanità e contribuiscano a che l’esercito deponga le armi nella comprensione che  che la sovranità degli stati non permette la violazione dei diritti umani.
  1. Alla diplomazia dei governi del mondo e alle organizzazioni multilaterali, dimostrare il loro  impegno per il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali in qualsiasi parte del mondo affinchè i militari e quelli che detengono il potere di fatto in Honduras siano isolati e si dimettano.
  1. La soluzione di questo conflitto mediante il dialogo e non mediante l’uso della forza.
  1. Si chiede al Governo degli Stati Uniti d’America una posizione chiara rispetto ai fatti avvenuti in Honduras e che  metta a disposizione la sua diplomazia.
  1. Rispetto al legittimo ultilizzo dell’organizzazione politica da parte del popolo hondureño come mezzo di difesa dei suoi diritti fondamentali, riconosciuti a livello internazionale.
  1. Rispetto all’integrità fisica, psicologica e giuridica del popolo hondureño.
  1. Rispetto ai Trattati dei  Diritti Civili e Politici e ai Trattati  Internazionali ratificati dall’Honduras.
  1. In maniera generale conformare  le azioni a quanto disposto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ai Trattati e Convenzioni Internazionali sui Diritti Umani e riferenti al rispetto della libertà di espressione , diritto alla manifestazione e libera circolazione ratificati dall’Honduras.
Per le organizzazioni:
Adrián Ramírez López
Presidente della Limeddh
Navanethem Pillay
Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos
Oficina del Alto Comisionado para los Derechos Humanos
Palais des Nations, 8-14 avenue de la Paix, CH 1211 Ginebra 10, Suiza
Tel: +41 22 917 9000
InfoDesk@ohchr.org / civilsocietyunit@ohchr.org
Alberto Brunori
Representante en México de la oficina del Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los
Derechos Humanos
Alejandro Dumas #165, Col. Polanco Delegación Miguel Hidalgo, C.P 11560, México D.F Tel:(52 55)5061-
6350 Fax: 5061-6358
oacnudh@ohchr.org
Sr. Santiago Cantón
Secretario Ejecutivo de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos
1889 F Street, N.W. Washington, D.C., 20006 U.S.A.
Tel: 202-458-6002 Fax: 202-458-3992
cidhoea@oas.org
copia a : denuncias.limeddh@gmail.com

Il giorno in immagini

Posted in America Latina, Politica with tags , , on luglio 6, 2009 by Maria Rubini

Tegucigalpa. “Le informazioni che finora (abbiamo), e l’aggiornamento, è che l’aereo che ha portato il cittadino Manuel Zelaya è stato dirottato verso la repubblica di El Salvador”, ha detto di San Martino in radio e TV nazionali. In precedenza, il governo di Honduras aveva vietato l’atterraggio degli aerei che trasportano il deposto presidente Manuel Zelaya, in programma per questa domenica, ha detto il ministro degli Esteri Enrique Ortez a una stazione radio locale.

“E ‘vietato l’ atterraggio  dell’aereo per l’ex presidente (Manuel Zelaya), indipendentemente da dove provien e chi è l’aereo”.

Zelaya ha annunciato ieri a Washington la sua intenzione di tornare al paese di questa Domenica, dopo mezzogiorno, nonostante le raccomandazioni di alcuni paesi membri dell’Organizzazione degli Stati americani di rinviare il viaggio per motivi di sicurezza.

Tuttavia, i membri del OAS avevano programmato un incontro al mattino di domenica per finalizzare i piani per il viaggio e le persone andavano ad accompagnare il presidente.

La Chiesa cattolica, che ha sostenuto il governo de facto, ha richiamato sabato Zelaya al non ritorno al paese per “evitare un bagno di sangue”.

Almeno due persone sono morte in scontri con l’esercito presso l’aeroporto della capitale dell’ Honduras, dove migliaia di sostenitori del deposto presidente, Manuel Zelaylla lo aspettavano.

da La Jornada

Honduras: colpo di Stato. E Whashington?

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on luglio 3, 2009 by Maria Rubini

Sono le sei del mattino a Tegucigalpa, quando duecento soldati golpisti circondano la casa del Presidente della Repubblica in carica, Manuel Zelaya. I golpisti entrano sparando, afferrano il presidente, lo colpiscono ripetutamente e lo trascinano a bordo di un camion militare. Lo portano in una base dell’aereonautica militare alla periferia della città e quindi a bordo di un aereo di Stato che decolla; destinazione San José de Costa Rica. Chiusa con la forza anche l’emittente vicina al governo, Canale 8. Sequestrati gli ambasciatori di Cuba, Venezuela e Nicaragua e la Ministra degli esteri honduregna Patricia Rodas. Dal Costa Rica Zelaya ha rilasciato un’intervista a Tele Sur dove si é detto “vittima di un sequestro, un colpo di Stato, un complotto di un settore dell’esercito”. Ha poi chiesto a Obama “di chiarire se ci sono gli Usa dietro il golpe. Se gli Usa negano l’appoggio ai golpisti, questo insulto al nostro popolo e alla democrazia può essere evitato”. Concetti ripetuti poche ore dopo in una conferenza stampa da San Josè. Da parte sua, Obama si è detto “profondamente preoccupato per l’arresto del Presidente” ed ha chiesto “a tutte le parti di rispettare le norme democratiche”. Parole blande e rituali. Non certo una condanna, almeno nei termini che sarebbe stato lecito attendersi.

Parole semmai che chiariscono l’atteggiamento dell’ambasciatore statunitense, che con straordinario e certamente casuale tempismo, aveva lasciato l’Honduras poche ore prima del golpe per urgenti impegni a Washington. Evidentemente l’ambasciatore esegue ordini. Con questo nuovo “agire non agendo”, la nuova amministrazione Usa, che a Teheran sostiene di non interferire, a Tegucigalpa invece interferisce, dando il via libera ai golpisti. Da due giorni, infatti, le strade della capitale erano invase dai militari in assetto di guerra agli ordini dei vertici politici e militari golpisti. Se Obama si fosse “preoccupato” prima, visti anche i legami di totale dipendenza delle forze armate honduregne da quelle Usa, avrebbe potuto fare ben altro che ordinare al suo ambasciatore di lasciare il paese. Il Parlamento hondureno ha ora nominato il suo presidente quale presidente del paese. Non é legale, é ridicolo. Vedremo se Obama lo riconoscerà. Sarà questo a determinare, fuori dalle parole, le intenzioni della Casa Bianca.

Durissima invece la presa di posizione dell’Organizzazione degli Stati Americani, che per bocca del suo Segretario Generale, Manuel Insulza, hanno condannato con parole di fuoco il golpe e intimato l’immediato rilascio del Presidente. Stessa posizione l’ha assunta l’Unione Europea, che in una dichiarazione emessa al margine del vertice di Corfù, afferma che “questa operazione costituisce una violazione inaccettabile dell’ordine costituzionale in Honduras e la Ue chiede l’immediata liberazione del Presidente ed il rapido ritorno alla normalità costituzionale”. Ma all’autoproclamato nuovo presidente Micheletti, é Hugo Chavez a dire le parole più dure: “Se la nostra ambasciata viene occupata e il nostro ambasciatore viene aggredito, interverremo militarmente per diffendere la sovranità del Venezuela. Non permetteremo che dei gorilla occupino la scena diplomatica. L’autoproclamato presidente Micheletti o finisce agli arresti o all’esilio. Non lo lasceremo nemmeno giurare da presidente”.

Zelaya aveva indetto una consultazione popolare per verificare la possibilità di votare, insieme alle elezioni per la Presidenza e per il Parlamento, un’Assemblea Costituente che riformasse la Costituzione vigente, scritta su dettato dell’allora ambasciatore Usa John Negroponte, direttore delle operazioni terroristiche statunitensi in America centrale negli anni ’80. Zelaya aveva chiesto alle forze armate di sostenere logisticamente la consultazione, ma queste si erano rifiutate categoricamente. Il presidente decise quindi di rimuovere il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ma la Corte Suprema ordinò il reintegro del militare.

Ma quella della consultazione popolare per riformare la Costituzione, per i poteri oligarchici e militari dell’Honduras è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ben altre le “colpe” di questo Presidente che a livello internazionale si era impegnato in una politica completamente opposta a quella fino ad oggi seguita da un paese considerato da sempre la portaerei statunitense in centroamerica: ingresso nell’ALBA, rapporti strettissimi con Ortega, Chavez e Morales.

Coerentemente con ciò, in politica interna aveva decisamente invertito la rotta storica del suo partito. Manuel Zelaya, infatti, sin dal suo insediamento, aveva preso le distanze dall’oligarchia nazionale e dai militari, chiudendo affari privati a spese dello Stato, perseguendo l’evasione fiscale delle grandi imprese, eliminando il monopolio dell’importazione dei combustibili che rendeva multimilionaria una sola impresa, combattendo l’importazione di armi e medicine che l’editore dei due principali giornali svolgeva in libertà da decenni e, insieme a questo, cancellando i contratti che vedevano assegnare decine di milioni di dollari annui dei fondi presidenziali ai suoi giornali. Ha invece aperto la casa presidenziale ai settori popolari, inaugurando un auditorio pubblico dove i funzionari e i ministri del suo governo dovevano rispondere alle domande che poneva la popolazione.

Nonostante non avesse una maggioranza parlamentare a suo sostegno – sostituita da un rapporto strettissimo con i settori popolari e i sindacati – Zelaya riuscì ad imporre per decreto un incremento sostanziale del salario minimo. Tutto questo, ovviamente, ha inasprito lo scontro con i poteri oligarchici e militari del paese e i media, in mano a poche famiglie, non hanno cessato un momento di attaccarlo e deprestigiarlo in ogni modo.

Persino la volontà d’indire la consultazione popolare per riformare la Costituzione è stata presentata solo come opportunità di cercare la rielezione alla presidenza, mentre si trattava di cancellare una Carta che consegna, né più né meno, il Paese ai suoi padroni, impedendo per legge qualunque pronunciamento popolare, qualunque referendum, sia per questioni di politica estera che interna. Che possano essere i settori popolari a parlare o a poter riscrivere la Costituzione, a costoro non passa nemmeno per la testa. I settori popolari devono stare zitti e a casa, il loro Presidente in esilio. Questo è l’Honduras, la Repubblica delle banane che volle farsi Paese. Vicino, forse troppo vicino, al muro del “giardino di casa”.

di Fabrizio Casari