Archivio per Marx

Orazione funebre di Karl Marx pronunciata da Engels al cimitero di Highgate

Posted in Comunismo, Politica with tags , , , on marzo 14, 2016 by Maria Rubini

ll 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra. L’avevamo lasciato solo da appenmarxa due minuti e al nostro ritorno l’abbiamo trovato tranquillamente addormentato nella sua poltrona, ma addormentato per sempre.

Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d’Europa e d’America, nonché per la scienzastorica. Non si tarderà a sentire il vuoto lasciato dalla scomparsa di questo titano.

Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge dello sviluppo della storia umana cioè il fatto elementare, sinora nascosto sotto l’orpello ideologico, che gli uomini devono innanzi tutto mangiare, bere, avere un tetto e vestirsi, prima di occuparsi di politica, di scienza, d’arte, di religione, ecc.; e che, per conseguenza, la produzione dei mezzi materiali immediati di esistenza e, con essa, il grado di sviluppo economico di un popolo e di un’epoca in ogni momento determinato costituiscono la base dalla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l’arte e anche le idee religiose degli uomini, e partendo dalla quale esse devono venir spiegate, e non inversamente, come si era fatto finora.

Ma non è tutto. Marx ha anche scoperto la legge peculiare dello sviluppo del moderno modo di produzione capitalistico e della società borghese da esso generata. La scoperta del plusvalore ha subitamente gettato un fascio di luce nell’oscurità in cui brancolavano prima, in tutte le loro ricerche, tanto gli economisti classici che i critici socialisti.

Due scoperte simili sarebbero più che sufficienti a riempire una vita. Fortunato chi avesse avuto la sorte di farne anche una sola. Ma in ognuno dei campi in cui ha svolto le sue ricerche — e questi campi furono molti e nessuno fu toccato da lui in modo superficiale — in ognuno di questi campi, compreso quello delle matematiche, egli ha fatto delle scoperte originali.

Tale era lo scienziato. Ma lo scienziato non era neppure la metà di Marx. Per lui la scienza era una forza motrice della storia, una forza rivoluzionaria. Per quanto grande fosse la gioia che gli dava ogni scoperta in una qualunque disciplina teorica, e di cui non si vedeva forse ancora l’applicazione pratica, una gioia ben diversa gli dava ogni innovazione che determinasse un cambiamento rivoluzionario immediato nell’industria e, in generale, nello sviluppo storico. Così egli seguiva in tutti i particolari le scoperte nel campo dell’elettricità e, ancora in questi ultimi tempi, quelle di Marcel Deprez.

Perché Marx era prima di tutto un rivoluzionario. Contribuire in un modo o nell’altro all’abbattimento della società capitalistica e delle istituzioni statali che essa ha creato, contribuire all’emancipazione del proletariato moderno al quale egli, per primo, aveva dato la coscienza delle condizioni della propria situazione e dei propri bisogni, la coscienza delle condizioni della propria liberazione : questa era la sua reale vocazione. La lotta era il suo elemento. Ed ha combattuto con una passione, con una tenacia e con un successo come pochi hanno combattuto. La prima “Rheinische Zeitung ” nel 1842, il “Vorwàrts ! ” di Parigi nel 1844, la “Deutsche Brùsseler Zeitung ” nel 1847, la “Neue Rheinische Zeitung ” nel 1848-49, la “New York Tribune ” dal 1852 al 1861 e, inoltre, i numerosi opuscoli di propaganda, il lavoro a Parigi, a Bruxelles, a Londra, il tutto coronato dalla grande Associazione internazionale degli operai, ecco un altro risultato di cui colui che lo ha raggiunto potrebbe esser fiero anche se non avesse fatto nient’altro.

Marx era perciò l’uomo più odiato e calunniato del suo tempo. I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. E’ morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere, senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale.

« Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera! »

Battaglia d’Idee. Lo studio del Marxismo visto dal Che

Posted in America Latina, Comunismo with tags , , , on novembre 19, 2009 by Maria Rubini

La situazione attuale che vive (o sopravvive?) l’Umanità, costretta tra la crisi economica globale provocata dagli Stati Uniti, il problema ambientale ed il cambio climatico, le epidemie e le malattie che sfidano i passi avanti della scienza e le guerre d’aggressione in pieno sviluppo, ha generato un’atmosfera di crisi, di decrescita e confusione, che si sta inclinando in forma graduale ma sostenuta, per milioni di persone nel mondo, alla ricerca di grandi filosofi che possano aiutare ad intendere e a cercare un’uscita da questo pericoloso intreccio.

Le informazioni che giungono dal mondo editoriale menzionano l’auge delle vendite d’opere filosofiche che, sino a poco tempo fa, non sembravano suscitare molto interesse ed oggi, sorprendentemente, si avvicinano ad alcuni classici e alla lista dei tanto richiesti romanzi, detti best-seller.

Karl Marx occupa un posto importante tra i pensatori più reclamati per questi studi, investigazioni, analisti o semplici lettori che cercano risposte – non ricette – ai più grandi problemi del XXI secolo e non possono tralasciare come riferimento indispensabile l’opera del “Prometeo di Treviri”, assieme al suo inseparabile e generoso compagno Federico Engels.

Marx fu, senza dubbio, la punta più alta del pensiero europeo del XIX secolo.

Nelle sue idee filosofiche e la sua teoria economica  percorse gli oscuri, già da allora, e impervi sentieri del capitalismo e mostrò che la necessità non era solo interpretare il mondo esistente, ma trasformarlo dalle fondamenta, lasciandoci il legato delle idee essenziali.

Pensavo a tutto questo mentre rileggevo la lettera che Ernesto Che Guevara m’inviò in un data tanto lontana come il 4 dicembre del 1965, dalla Tanzania, dov’era giunto dopo la campagna in Congo e dove trascorse quello che chiamò “questo lungo periodo di vacanza”.

Per quella tappa, il Che si auto-preparò un piano di studi che seguì con il rigore  che lo caratterizzava e che, come scrisse nella lettera “può essere studiato e migliorato molto, per costruire la base d’una vera scuola di pensiero.” Aggiungeva: “Abbiamo già fatto molto, ma un giorno dovremo anche pensare.”

Sapendo che io ero appena entrato a fare parte della segreteria nell’organizzazione del Partito,  espose così “alcune ideuzze sulla cultura della nostra avanguardia e del nostro popolo in generale, e per questo ho messo il naso nella filosofia, cosa che pensavo di fare da molto tempo”.

La cultura ed il talento enormi del Che gli permisero di giungere all’ elaborazione di un piano – il mio piano, scrisse– strutturato in otto capitoli o temi e nella sua lettera li dettagliava.

Erano: i classici filosofici; i grandi dialettici e materialisti; i filosofi moderni; i classici dell’economia ed i precursori; Marx e il pensiero marxista; la costruzione socialista; eterodossi e capitalisti, e un ultimo capitolo che chiamò “Polemiche”,  lo caratterizzò come “ il più polemico, ma il pensiero marxista avanzò così”.

Nel punto più caldo della costruzione socialista, il Che suggeriva d’includere “ libri che trattano problemi concreti non solo degli attuali governanti, ma anche del passato, facendo controlli seri sull’apporto dei filosofi, e soprattutto degli economisti e statisti”.

L’importanza del compito gli era ben chiara e la rifletteva in questa frase commovente: “È un lavoro gigantesco, ma Cuba lo merita, e credo che lo si possa tentare”.

La ben meritata fama del Guerrigliero Eroico quale impetuoso uomo d’azione non ha mai nascosto la profondità del suo pensiero ed i suoi contributi senza precedenti al complesso reticolato delle idee rivoluzionarie, nell’affanno di realizzare su questa base, soluzioni e passi avanti.

Per questo fu un infaticabile studioso e creatore anche nelle più difficili circostanze e sostenitore del concetto leninista che non c’è rivoluzione senza la teoria della rivoluzione.

Cuba e il mondo sono cambiati da quando fu scritta questa lettera, ma i suoi propositi fondamentali non sono variati nella necessità di cercare risposte certe ed opportune, oggi più che mai, per coloro che lottano per la trasformazione della vecchia società di sfruttamento e per far sì che dal suo seno sorga una nuova società, capace di conciliare la giustizia sociale ed il benessere materiale, con la morale di un Uomo Nuovo.

Per tutto questo il Che studiava il marxismo, e non per un semplice desiderio d’accumulare conoscenze accademiche.

Era convinto che, come aveva detto Lenin, la dottrina di Marx era molto poderosa, perchè è vera, ma che è necessario studiarla seriamente e profondamente per realizzare con successo la sua applicazione concreta alle necessità concrete.

Penso che per questo che sia opportuno fare riferimento a questa lettera ed al suo contenuto che esprime una visione del Che sull’insegnamento del marxismo – che ci trasmette con la sua abituale acutezza e sapienza – che è una sfida ancora da vincere.

Armando Hart Dávalos