Archivio per PD

Pugili sul ring

Posted in Politica with tags , , on ottobre 18, 2009 by Maria Rubini

La stagione che stiamo attraversando, ammettiamolo, è una di quelle che a tutti piacerebbe non aver mai vissuto.

La politica italiana non è mai stata una realtà ricca di speranze o di grandi personalità. E infatti è bastato qualche anno di Tangentopoli e un pugno di Pm per spazzarla via tutta, come polvere che si era accomodata in casa.

Ma, francamente, adesso ci stiamo davvero avvicinando al GRADO ZERO. Se è vero che non si tocca mai il fondo, perchè una volta giunti in fondo si può anche scavare, risulta molto difficile capire cos’altro può succedere.

Il Paese si trova davanti a problemi colossali (la gestione del dopo-Crisi non sarà affatto semplice) e la politica sembra impazzita. Nel senso che esprime una violenza (almeno negli attacchi verbali) che proprio non si conosceva. Da ogni parte non esiste più alcun diritto alla privacy e ogni scusa è buona per tirare una randellata mediatica all’avversario.

Riesce difficile, per non dire impossibile, capire dove simili comportamenti potranno sfociare. E’ del tutto evidente che qui non si stà discutendo di una nuova politica o di nuove misure da prendere nell’interesse di tutti. Qui si sta csemplicemente cercando di liquidare gli avversari ritenuti, per qualche ragione, scomodi, con l’idea che una volta “ripulito” il campo di gioco poi sia più facile segnare il gol.

Ma questa, forse, è solo la prima impressione. La cosa vera potrebbe anche essere un’altra. Questa classe politica si sente paralizzata (dal debito pubblico, dalla propria mancanza di immaginazione) e quindi ha preso in mano i randelli e picchia così dove viene nel tentativo di far vedere che comunque si sta facendo qualcosa. Il Cavaliere dà l’impressione (colpito dalle rivelazioni dei suoi pasticci sessuali) di voler rendere pan per focaccia agli avversari (che però sono sessualmente meno disinibiti, e quindi vanno colpiti su altre cose).

La sensazione, ripeto, è che il Cavaliere voglia liberarsi di tutti quelli che non lo apprezzano e non lo riveriscono. Per fare poi cosa non si sa. Il Ponte sullo Stretto?

Gli altri, l’opposizione, spesso danno l’impressione di volersi comunque liberarare del Cavaliere a qualunque costo. Per far poi cosa? Visto che anche probabilmente non avranno i voti per governare? Non si sa. Al massimo, viene in mente, che aspirino a mettere in piedi qualche governo pasticciato (una specie di macedonia politica) per fare che cosa, poi, non è affatto chiaro. Per ora, insomma, quello che si vede sono dei pugli sul ring che si menano con grande entusiasmo.

Dove sia la politica, invece, non si sa.

Serve una lista comunista

Posted in Comunismo, Politica with tags , , , , , , on maggio 15, 2009 by Maria Rubini

La sinistra affronta le prossime europee sempre lacerata e litigiosa. C’è modo di invertire questo senso si marcia?
Insieme ad altri siamo impegnati perché in questa tornata elettorale vi sia un’affermazione significativa delle forze di sinistra disperse in un’area che è intenzionalmente emarginata. Io condivido e sostengo questo sforzo per sostenere la lista comunista, affinché le forze vecchie e nuove di sinistra che hanno operato in modo disorganico si trovino collegate, per

consentire alla sinistra di affrontare la sfida. Questo coincide per me con quello che avevo elaborato quando per le primarie genovesi avevo raccolto appunto le forze della sinistra suscitando anche molti contrasti e polemiche.

Per aver evocato “l’odio di classe”…
Mi ero richiamato con Walter Benjamin all’odio di classe…

Che in fin dei conti è tutt’altro che infondato e scandaloso: i sentimenti e l’agire dell’Italia nei confronti degli stranieri che viaggiano sulle carrette del mare sono a dir poco di avversione, se non propriamente di odio…
L’odio c’è, è vero. La frase risale alle Tesi di filosofia della storia, che rappresentano in qualche modo il testamento politico di Benjamin. Quando ascoltiamo le cifre relative al fenomeno delle migrazioni ci si rende conto di quanto sia difficile organizzare in modo razionale le cose. Oggi come oggi se sono un bianco romeno entro tranquillamente in Italia in quanto cittadino comunitario senza essere notato, mentre se sono un nero africano vengo immediatamente visto e percepito come il colore del pericolo. Mi pare sia importante combattere queste idee, il fatto che l’odio di classe anziché contro i potenti va sollevato contro i deboli. E’ odio di classe quello che ha tolto la virtù al proletariato. Oggi come oggi chi si riconosce nel proletariato?

Probabilmente nessuno si definisce più tale. Viene rifiutata la definizione in quanto umiliante?
Oggi abbiamo i lavoratori, che sono sfruttati in ogni modo ma non si dice. Solo i morti sul lavoro ci dicono che esiste lo sfruttamento, che per guadagnare quattro soldi si rinuncia anche alle tutele e ai diritti. Anche il modo in cui è stato utilizzato pubblicamente il terremoto la dice lunga su quanto si possano convertire in posizioni equivoche e pericolose questioni che invece dovrebbero essere limpide come quelle relative agli aiuti e la ricostruzione, il modo in cui vengono utilizzate le risorse, il tipo di interventi. Con tutti i viaggi e le promesse di Berlusconi ci troviamo messi davanti a una rappresentazione e a una situazione in cui rimangono del tutto in sospeso gli aspetti veri: i problemi di sopravvivenza e di convivenza dei superstiti, i problemi di ricostruzione, i problemi di difesa del patrimonio e del territorio. Cosa vuol dire, per esempio, che i soldi per la ricostruzione ci sono? Vuol dire solo che pagheremo tutti. Ma vuol dire anche che c’è il rischio di speculazioni straordinarie e di abusi. Di questo, però, non si discute. O ancora: diamo in affitto opere d’arte a chi si impegna a restaurarle. Questo vuol dire che chi ha soldi può disporre a piacere del patrimonio artistico. Mi pare renda bene l’idea di come bisogna stare attenti.

Tornando alle elezioni europee, Franceschini sta facendo una campagna agguerrita per sostenere che l’unico risultato che conta sarà la differenza tra il Pdl e il Pd…
Francamente non mi convince. Devo dire che l’atteggiamento del Pd non mi pare affatto efficace. Confido di più nel riunirsi delle forze emarginate e che rischiano di essere cancellate dalla vita politica attraverso questa mitologia del voto utile. Che mi pare mistificante.

In che senso?
Il problema è se si crede che effettivamente il Pd rappresenti alternativa efficace alla destra berlusconiana oppure se, anche sulla base dell’esperienza passata e recente, si possano avere delle riserve in merito. Credo perciò si possa smentire la mitologia per cui o si vota Pd oppure non serve; credo si possa dubitare dell’utilità del voto al Pd. E mi sembra anche che le differenze tra il Pd e la destra, che verbalmente possono apparire rilevanti, non lo siano altrettanto in sostanza.

Contraddizione ancora più marcata in Di Pietro, che tuttavia fa incetta di consensi…
Questo mi pare anche comprensibile, perché effettivamente si presenta come refrattario a ogni compromesso, al di fuori del sistema di coalizioni oggi esistenti. Il mio tentativo è invece quello di intraprendere una strada diversa anche attraverso il sostegno alla lista comunista, in cui non è questione di ostentare sinistrità, ma di realizzare un metodo e un sistema nuovi. Perché c’è il rischio che forze che occupano ruoli di qualche responsabilità sul terreno locale perdano significato appena trasportate su un binario di maggiore responsabilità, nazionale o anche europeo. A questo proposito l’impegno per l’affermazione della lista comunista mi pare il massimo rischio utile.

Intervista di Cosimo Rossi a Edoardo Sanguineti Poeta e critico (Liberazione, 14/05/09)

Basta con gli apprendisti stregoni. L’appoggio del Pd al referendum è davvero delirante

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , , on maggio 6, 2009 by Maria Rubini

Basta con gli apprendisti stregoni come Franceschini e Di Pietro che con il loro sì al referendum ci portano solo al disastro e a regalare il Paese a Berlusconi per i prossimi trent’anni. Ha ragione Arturo Parisi a dire che bisogna la legge elettorale, e non fare il referendum. Noi come Rifondazione siamo per il modello tedesco, ma il Mattarellum che propone Parisi sarebbe di certo meglio della legge truffa che scaturirebbe dal referendum e che fa solo gli interessi di Berlusconi.

L’appoggio che ancora oggi il Pd ha fornito al comitato referendario del Sì è veramente delirante. Se passasse il referendum, infatti, la legge elettorale che ne scaturirebbe consegnerebbe il governo a Berlusconi per i prossimi 30 anni visto che il Pd vale il 25% e il Pdl 40% e, inglobando la Lega, arriverebbe al 50%. Non ci sarebbe più partita per nessuno. L’unico senso del sì al referendum da parte del Pd e’ quello di riproporre la logica del voto utile, cioe’ cercare di distruggere la sinistra.
Bisognerebbe avere, da parte del Pd, un po’ meno imperialismo e un’attitudine a pensare che si deve confrontare con chi non la pensa esattamente come loro, perché per battere Berlusconi il tema della coalizione e’ decisivo. Insomma, è una posizione davvero delirante, quella del Pd, che cerca solo di raggranellare qualche voto a sinistra. Contro il referendum e la legge elettorale che ne verrebbe fuori, che sarebbe peggiore di quella della legge truffa del 53 e della legge Acerbo del 23, ci batteremo in ogni modi e con tutti i mezzi a nostra disposizione.  Paolo Ferrero.

Silvio Berlusconi e il 25 Aprile

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on aprile 26, 2009 by Maria Rubini

Avevamo un Presidente Operaio. Il terremoto ci ha regalato un Presidente Odontotecnico che aggiusta le dentiere alle anziane signore. Adesso, grazie ai buoni uffici di Franceschini, abbiamo anche un Presidente Partigiano che si prepara ad andare a celebrare il 25 aprile. Io non capisco che bisogno c’era di insistere per regalare a Berlusconi un ennesimo palcoscenico. Berlusconi non viene il 25 aprile perché finalmente si è convinto che i partigiani avevano ragione, che la Costituzione non è bolscevica, e che la colpa delle Fosse Ardeatine è dei nazisti. No, viene il 25 aprile perché alla fine la bulimia prevale sull’ideologia: «Non lo lascio alla sinistra», ha detto. Come dire che non poteva sopportare che esistesse nella sfera pubblica uno spazio non occupato da lui e non definito dalla sua presenza. Il migliore omaggio che potesse rendere alla Resistenza , Berlusconi lo faceva standosene in famiglia il 25 aprile. Era un modo per dire che l’antifascismo è una differenza. Non esclude nessuno, ma ridefinisce chi include. Ora, il 25 aprile che viene non ridefinisce Berlusconi, ma è Berlusconi che venendo ridefinisce il 25 aprile. Vi ricordate quando dicevamo, ingenui e settari, che «la Resistenza è rossa e non è democristiana»? Bene, non il Presidente Partigiano ha già annunciato che verrà a spiegarci che non è né rossa (Deus avertat) ma non è nemmeno democristiana; verrà a spiegarci che i partigiani (quelli buoni) hanno combattutto affinché l’Italia fosse come l’ha fatta diventare lui.

Abbiamo già visto episodi abbastanza grotteschi in proposito, come l’intervista in cui nientemeno che La Russa, nostalgico di Salò, ci ha spiegato che la Resistenza va bene, ma quella dei comunisti no perché loro combattevano per lo stalinismo e non per la libertà. Che dobbiamo prendere lezioni di libertà da un simile figuro è segno di che disastri stanno succedendo al linguaggio, oltre che alle idee. Ci fosse venuto di sua iniziativa, sarebbe un’altra cosa: sarebbe un segno di evoluzione, di riflessione, magari di ripensamento. Ma viene degnandosi di aderire all’insistente invito del «leader» dell’«opposizione», e io non vedo che bisogno ci fosse di insistere per offrire a Berlusconi un’ennesima piattaforma, un ennesimo spazio di esibizione. Capisco l’idea di recuperarlo a una cultura democratica che nasce dalla Resistenza; ma questo recupero dovrebbe avvenire, se mai, sui contenuti e sui valori, non sulle cerimonie. Se no, tanto vale offrirgli anche il palco del Primo Maggio a San Giovanni, magari con il fido Apicella, e poi fregarci le mani dicendo che l’abbiamo recuperato al movimento operaio. Che, peraltro, in quanto Presidente Operaio, era già cosa sua.

Alessandro Portelli – Il Manifesto

Perchè il 25 Aprile non è la festa di tutti

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on aprile 25, 2009 by Maria Rubini

In seguito ad un improvvido invito rivolto da Franceschini a Berlusconi, si è riaperta la discussione sul 25 aprile come festa di tutti gli italiani. Vogliamo ribadire ancora una volta che il 25 aprile è la festa della liberazione dal nazifascismo, in cui si festeggia la vittoria dell’antifascismo contro il nazifascismo: senza questa vittoria in Italia non vi sarebbe la democrazia. Il 25 aprile è quindi la festa in cui ricordiamo e ribadiamo che l’antifascismo è il fondamento della democrazia e del vivere civile nel nostro paese. In altri paesi europei la sconfitta del nazifascismo è stata principalmente un fatto militare, di eserciti. In Italia è stato un fatto politico, di popolo, che in nome dell’antifascismo ha contemporaneamente sconfitto la dittatura fascista e ha posto le basi per la democrazia costituzionale. L’antifascismo è a tutti gli effetti la religione civile del paese, il punto fondante la possibile convivenza democratica tra diverse ipotesi politiche. L’antifascismo è la base materiale della democrazia nel nostro paese. Il 25 aprile è una festa nazionale, il presupposto della nascita della Costituzione repubblicana, proprio in quanto festeggia la vittoria dell’antifascismo sul fascismo. La festa del 25 aprile è quindi diventata in Italia una festa di parte semplicemente perché gran parte degli esponenti politici che oggi governano il paese, non si riconoscono nei valori dell’antifascismo. Larga parte della destra – segnatamente Berlusconi – si è sempre rifiutata di dichiararsi antifascista perché si pone politicamente e moralmente in continuità con il fascismo; al massimo su un terreno di equidistanza tra fascismo e antifascismo.

Nella lotta di liberazione la grande maggioranza dei dirigenti del PdL sarebbe stata schierata con Salò o sarebbe stata alla finestra a guardare come andava a finire. Proporre il 25 aprile come festa di tutti, compresi La Russa e Berlusconi che oggi governano il paese, vuol quindi dire svuotare il 25 aprile della sua essenza antifascista per trasformarlo nella festa dell’unità del ceto politico presente nell’attuale parlamento. Una sorta di unità nazionale dei trasformisti. Non a caso l’invito a Berlusconi viene dal PD: il tratto saliente del centrosinistra negli ultimi venti anni è stata la costante espiantazione delle proprie radici, sostituendo all’antifascismo l’unità nazionale. Mentre la parte maggioritaria della destra ha coltivato e per certi versi costruito e inventato la propria tradizione, rifiutandosi pervicacemente di tagliare i ponti con il ventennio fascista, il centrosinistra si è esercitato quotidianamente nella distruzione della memoria.

Mentre Zapatero rivendica le sue radici nell’esperienza della repubblica del 36, mentre Chirac preferisce perdere le elezioni piuttosto che allearsi con Le Pen, in Italia la destra di governo non ha confini di separazione con il neofascismo e il centrosinistra fa di tutto per scoprirsi orfano. Contro questo vergognoso abbraccio bipartisan, contro il vergognoso trasformismo della sinistra moderata, rivendichiamo oggi, ancora una volta, che il 25 aprile è la festa dell’ antifascismo e non è quindi – purtroppo – la festa di tutti.

Paolo Ferrero da Liberzaione 25 Aprile

Mettiamo in crisi la crisi. Riflessioni da sinistra…

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , on marzo 19, 2009 by Maria Rubini

In una situazione drammatica dove migliaia di lavoratrici e lavoratori stanno perdendo il posto di lavoro,voglio analizzare due tematiche che il governo Berlusconi rilancerà in senso negativo per noi lavoratori.La prima è quella dei lavori pubblici,l’altra quella dell’impresa.C’è in Italia una voglia di cementificazione e di degrado ambientale connessa a logiche perverse di rilancio di sviluppo che rende ormai il nostro territorio a rischio.Il sistema delle grandi opere pubbliche è attraversato strutturalmente dalle “ragioni” degli interessi di potere,di arricchimento privato,tanto da perdere di vista la finalità sociale,ribaltando sovente l’utilità in devastazione.Credo quindi che dobbiamo rilanciare una strategia per i trasporti,facendo capire quello che necessita a questo paese  (potenziare il trasporto ferroviario,marittimo e urbano ben diverso dall’alta velocità o dal ponte sullo stretto).Dobbiamo rilanciare sulle politiche energetiche,puntando su quelle alternative e formando comitati di lotta contro le centrali nucleari proposte da Berlusconi.Dobbiamo ragionare su “cantieri verdi”,per il riassetto idrogeologico,per il risanamento ambientale,cantieri che costano assai meno e danno più lavoro.In questo momento di crisi che è non solo economica ma anche di ristrutturazione della società,una riflessione di sinistra sul tema dell’impresa mi sembra particolare opportuna.Una prima definizione potrebbe essere la seguente: l’impresa è il luogo dove si organizza e si consuma lo sfruttamento capitalistico del lavoro umano e la fabbrica è il luogo fisico dove questo processo si attiva.Ma non è l’unica e non descrive tutta la realtà.Infatti l’impresa è il luogo di una grande mistificazione:essa fa passare per nuova ricchezza,anche ciò che tale non è,poiché omette di contabilizzare una parte non trascurabile del valore delle risorse che utilizza per produrre.E’ ciò che avviene quando si appropria gratis di risorse naturali non rinnovabili depredando l’ambiente,o acquisisce a prezzo vile materia prime e prodotti agricoli depredando i paesi produttori.Credo che su questi problemi da me esposti la sinistra comunista e anticapitalista debba aprire  una seria discussione.

Antonello Tiddia  RSU Carbosulcis    Rete 28 aprile CGIL

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Il Pd rinnova la teoria degli opposti estremismi che sovente i democristiani hanno usato contro i comunisti

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , on marzo 17, 2009 by Maria Rubini

Vedo che Franceschini rinnova la teoria degli opposti estremismi che sovente i democristiani hanno utilizzato contro i comunisti nel nostro paese.

Le strumentalizzazioni hanno però le gambe corte. Per questo invito Franceschini e il Pd a depositare in parlamento le proposte da sempre avanzate da Rifondazione comunista in merito alla redistribuzione del reddito. Potranno così rendersi conto di persona della coincidenza di posizioni tra il Prc e Berlusconi.

Rifondazione ha sempre proposto e ripropone:

1) aumento strutturale (e non una tantum) delle aliquote per i redditi sopra i 70.000 euro

2) aumento della tassazione delle rendite finanziarie, utilizzando il provvedimento approvato dal governo Prodi nella scorsa legislatura e bloccato in parlamento dal capogruppo del Pd

3) introduzione della tassa di successione per i patrimoni al di sopra dei 500.000 euro;

4) introduzione di una tassa patrimoniale per i patrimoni al di sopra dei 500.000 euro.

Attraverso queste soluzioni sarebbe possibile reperire le risorse utili a una operazione di vera redistribuzione del reddito verso i poveri, i lavoratori, i pensionati. Come Franceschini dovrebbe sapere, infatti, la crisi non è un fatto naturale, non è il frutto di un temporale: la crisi è il prodotto di una profonda ingiustizia sociale, che ha visto in questi ultimi anni aumentare profitti e rendite finanziare mentre si sono ridotti salari e pensioni.

Per uscire dalla crisi è quindi necessaria una seria redistribuzione del reddito. Che per farlo il Pd non voglia litigare con Confindustria e con i banchieri è cosa nota: quindi capisco che non voglia porre sul serio il tema della redistribuzione del reddito, così come non sostiene la Cgil nella difesa del contratto nazionale di lavoro.

Proprio questo è però il problema: dalla crisi se ne può uscire solo facendo pagare il prezzo ai ricchi, agli industriali, ai banchieri. Fuori da questa prospettiva esiste l’elemosina che, com’è noto, è sempre meglio di un calcione, ma non risolve il problema. Paolo Ferrero