Archivio per Poesia

Mario Benedetti, il poeta del popolo

Posted in America Latina, Poesia with tags , on maggio 19, 2009 by Maria Rubini

È morto a Montevideo Mario Benedetti, scrittore, giornalista, rivoluzionario, ma soprattutto poeta. Era il poeta del popolo, cantava l’amore e la Patria Grande, e chiamava per nome e cognome i nemici dell’America latina. Militante politico latinoamericanista, perseguitato ed esiliato in dittatura, coscienza critica del Novecento, cantore della dolcezza dell’amore. Il linguaggio, l’ironia, la sensibilità, la modestia, l’umanità lo facevano dei grandi poeti latinoamericani del XX secolo quello sicuramente più popolare. Così Don Mario Benedetti era soprattutto, cosa rara per la poesia, conosciuto ed amato da moltitudini, milioni di persone che da un capo all’altro del continente conoscono e recitano a memoria decine e decine dei suoi versi, “Tattica e Strategia”, “Non salvarti”, “Bruciare le navi”, “Facciamo un patto”, “Difesa dell’allegria” e cento altre.

Ed erano moltitudini quelle che affollavano i suoi recital a migliaia da Città del Messico a Buenos Aires, da Santiago del Cile a Madrid fino ovviamente a Montevideo, la città che ha raccontato nei suoi romanzi, da “La Tregua” a “Grazie per il fuoco”, come nella sua poesia e con Madrid e L’Avana centri della sua vita di artista e intellettuale pienamente immerso nella causa popolare.

Nei recital, spesso accompagnato dalla voce inconfondibile e dalla chitarra fraterna di Daniel Viglietti, e prima ancora nei campi di concentramento delle dittature, dove le sue poesie correvano di bocca in bocca, i lettori di Benedetti si innamoravano e disinnamoravano, scendevano in piazza e si politicizzavano e sapevano sentire sulla loro pelle le ingiustizie del mondo. È il primo poeta ad aver gridato, “costernato, rabbioso”, l’assassinio di Ernesto Guevara, la morte di Salvador Allende, “l’uomo della pace”, denunciato la morte imperdonabile del poeta salvadoreño Roque Dalton.

Orientale e latinoamericano universale è a Montevideo e in Montevideo che ha ambientato soprattutto i romanzi, la saggistica, ma anche tanta parte della sua poesia. È a Montevideo che si è infine tornato a stabilire negli ultimi anni in un appartamento di un normale condominio all’angolo tra la 18 luglio e Via Zelmar Michelini, la traversa intitolata al politico fondatore della coalizione di centro sinistra del “Frente Amplio” assassinato dalla dittatura. E Montevideo, peculiare città, si è identificata nel suo poeta proclamando il lutto nazionale e dopo aver seguito per settimane i bollettini medici sta sfilando da 14 ore (alla chiusura di questo articolo) a decine e decine di migliaia di persone per rendere omaggio a un poeta.

Di lontane origini umbre era nato nel 1920 a Paso de los toros, nel dipartimento di Tacuarembó, al centro del paese, lo stesso dove secondo la tradizione orientale nacque Carlos Gardel nel 1887. Prestissimo si sposa con Luz Alegre, l’amore di tutta una vita, la presenza imprescindibile, la malattia e la morte della quale è stata motivo di insopportabile sofferenza negli ultimi anni. Da allora inizia una vita normalissima e leggendaria allo stesso tempo, docente universitario, giornalista, scrittore, poeta. È la vita di un “guastafeste” come fu intitolata una delle biografie a lui dedicate. Dirigente di primo piano del Movimento 26 marzo, il braccio politico della guerriglia dei Tupamaros, al momento del colpo di Stato deve esiliarsi prima a Buenos Aires, quindi brevemente a Lima, poi a l’Avana e infine a Madrid.

L’esilio dura dieci lunghi anni e torna in Uruguay solo nel 1983 dove comincia quello che definisce con un neologismo, “desexilio”, “disesilio”. Cominciano gli anni dei grandi riconoscimenti internazionali ma quello che è più importante è che generazioni di latinoamericani lo considerino un maestro di vita. Soprattutto negli anni Benedetti resta sempre fedele a se stesso e alla storia del Continente, alla critica senza perdono del neoliberismo, alla memoria e alla ricerca di giustizia per i desaparecidos, alla difesa della Rivoluzione cubana, “un fatto fondamentale e fondativo” per l’America latina “che gli europei non possono capire”.

La nuova primavera del Continente arriva negli anni più difficili e dolorosi per lui che aveva scritto “Primavera con un angolo rotto”. Don Mario non smette di seguire con affetto ed esprimere il suo appoggio al governo del Frente Amplio in Uruguay, a Hugo Chávez in Venezuela (che andrà a Montevideo a vederlo in una delle ultime uscite pubbliche del poeta nel 2007), Evo Morales, Lula e la Rivoluzione Cubana. Dopo una vita all’opposizione il poeta del popolo se ne va quando il popolo si fa governo e, “in strada, gomito a gomito, siamo molti più di due”.

fonte http://www.gennarocarotenuto.it

Affetti da mal d’Africa

Posted in Poesia, Politica with tags , , on dicembre 26, 2008 by Maria Rubini
Ci sono due mal d’Africa.
Il nostro, che e’ come un sogno. E il loro, che e’ come un incubo.
Il mal d’Africa bianco e’ dolce come la vita.
Quello nero e’ amaro come la morte.
Per noi il mal d’Africa e’ un bellissimo ricordo.
Per loro, e’ un pessimo futuro.
Il vero mal d’Africa non viene a chi parte.
Rimane a chi resta.
Prima o poi il mal d’Africa a noi passa.
A loro no.
Non c’e’ da stupirsi se dall’Africa ci portiamo via il mal d’Africa,
dal momento che abbiamo sempre portato via tutto. Diamanti e
avorio, oro giallo e oro nero, gazzelle e leoni, uomini e donne.
Noi lo chiamiamo mal d’Africa. Loro dovrebbero chiamarlo
Mal d’Occidente.
Prima che i bianchi mettessero piede nel continente nero
Il mal d’Africa non esisteva.
Lo capisce anche un bambino.
(Soprattutto se africano).
Oliviero Toscani

Rinnovo i miei auguri di buone feste a tutti, a tutti coloro che mi hanno lasciato un messaggio e a tutti quelli che sono passati senza farlo. A chi avrebbe voluto trascorrere queste feste altrove come Massimo, che avrebbe desiderato trascorrerle a Cuba e a chi come Mirco invece si trova a trascorrerle là. Un affettuoso saluto a tutti e in particolare a Pedro.

In questi giorni sono solita approfittare delle festività cristiane per riflettere “cristianamente” sui problemi che affliggono questo pianeta. Oggi vi propongo una riflessione sull’ Africa e vi consiglio questo video di Giobbe Covatta nei panni di Padre Luca che è assolutamente da non perdere.

Ancora auguri a tutti!!

Un fiocco nero contro le morti sul lavoro

Posted in Poesia, Politica, Società with tags , , , , on dicembre 5, 2008 by Maria Rubini

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d’Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d’olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d’Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d’ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli – metalmeccanico in pensione

sul colpo, gli altri dopo un’agonia in ospedale. C’é attesa per il processo in Corte d’AssiE’ passato un’anno, ma a Torino non si sono attenuati il dolore e la rabbia nel ricordo del terribile rogo allo stabilimento della ThyssenKrupp nel quale, la notte del 6 dicembre, perirono sette operai, unose, prima udienza il 15 gennaio, con l’amministratore delegato Harald Espenhanh sul banco degli imputati con la pesante accusa di omicidio volontario ed altri cinque dirigenti che dovranno rispondere di omicidio colposo.

UN FIOCCO NERO CONTRO LE MORTI SUL LAVORO

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Questa poesia racchiude il senso delle mie contraddizioni e della mia ricerca… da oggi condivisa con tutti coloro che passeranno da questo spazio virtuale. Benvenuti!

Posted in Poesia, Politica with tags , on agosto 11, 2008 by Maria Rubini

A UN PAPA

Pochi giorni prima che tu morissi, la morte
Aveva messo gli occhi su un tuo coetaneo:
a vent’anni, tu eri studente, lui manovale,
tu nobile, ricco, lui un ragazzaccio plebeo:
ma gli stessi giorni hanno dorato su voi
la vecchia Roma che stava tornando così nuova.
Ho veduto le sue spoglie, povero Zucchetto.
Girava di notte ubriaco intorno ai Mercati,
e un tram che veniva da San Paolo, l’ ha travolto
e trascinato un pezzo pei binari tra i platani:
per qualche ora restò lì , sotto le ruote :
un po’ di gente si radunò intorno a guardarlo,
in silenzio: era tardi, c’erano pochi passanti.
Uno degli uomini che esistono perché esisti tu,
un vecchio poliziotto sbracato come un guappo,
a che s’accostava troppo gridava: “Fuori dai ciglioni”.
Poi venne l’automobile d’un ospedale a caricarlo:
la gente se ne andò, restò qualche brandello qua e là, e la padrona di un bar notturno, più avanti,
che lo conosceva, disse a un nuovo venuto
che Zucchetto era andato sotto un tram, era finito.
Pochi giorni dopo finivi tu: Zucchetto era uno
della tua grande greggia romana ed umana,
un povero ubriacone, senza famiglia e senza letto,
che girava di notte, vivendo chissà come.
Tu non ne sapevi niente: come non sapevi niente
di altri mille e mille cristi come lui.
Forse io sono feroce a chiedermi per che ragione
la gente come Zucchetto fosse indegna del tuo amore.
Ci sono posti infami, dove madri e bambini
vivono in una polvere antica, in un fango d’ altre epoche.
Proprio non lontano da dove tu sei vissuto,
in vista della bella cupola di San Pietro,
c’è uno di questi posti, il Gelsomino….
Un monte tagliato a metà da una cava, e sotto,
tra una marana e una fila di nuovi palazzi,
un mucchio di misere costruzioni, non case ma porcili.
Bastava soltanto un tuo gesto, non hai detto una parola .
Non ti chiedevo di perdonare Marx! Un’ onda
immensa che si rifrange da millenni di vita
ti separava da lui, dalla sua religione:
ma nella tua religione non si parla di pietà?
Migliaia di uomini sotto il tuo pontificato,
davanti ai tuoi occhi, son vissuti in stabbi e porcili.
Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene ,questo significa peccare .
Quanto bene tu potevi fare! E non l’ hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

Pier Paolo Pasolini

Da “La religione del mio tempo”

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