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Roubini: nel 2013 “tempesta globale perfetta” e banchieri avidi “impiccati nelle strade”

Posted in diciamocelochiaro, Politica, Società with tags , , , , , , , on luglio 10, 2012 by Maria Rubini

Banchieri avidi. Lo sono sempre stati. Nulla cambierà a meno di sanzioni legali. Il problema spread continuerà a intensificarsi. Necessaria una monetizzazione illimitata e non sterilizzata da parte della Banca centrale europea. Purtroppo impossibile.

Ecco che il 2013 sarà un altro anno difficile, con la possibilità che si abbatta una “tempesta perfetta globale”: crollo dell’Eurozona, nuova recessione negli Stati Uniti, guerre in Medio Oriente, pesante crollo della crescita in Cina e nei grandi mercati emergenti.

Questa la visione pessimista del noto professore di economia Nouriel Roubini. Dr. Doom è tornato.
“Nulla è cambiato dalla crisi finanziaria. Gli incentivi per le banche sono per agire in modo truffaldino – fare cose che sono o illegali o immorali. L’unico modo per evitare questo è rompere questo grande supermercato finanziaro. Non ci sono muraglie cinesi e massicci conflitti di interesse”.

I banchieri

“I banchieri sono avidi – lo sono stati per 1000 anni”.

Sulle sanzioni

“Dovrebbero esserci sanzioni penali. Nessuno è andato in prigione sin dalla crisi finanziaria globale. Le banche fanno cose che sono illegali e nel migliore dei casi vengono schiaffeggiate con una multa. Se alcune persone finiscono in carcere, forse sarà una lezione per qualcuno – o qualcuno verrà impiccato per le strade”.
Banche troppo grandi per fallire

“Ci sono più conflitti di interesse oggi di quattro anni fa. Le banche erano già troppo grandi per fallire, ora sono ancora più grandi. Le cose vanno peggio – non migliorano”.

Sul Summit Ue

“Il vertice è stato un fallimento. I mercati si aspettavano molto di più. O si ha una qualche sorta di debito comune (per ridurre lo spread), o si ha una monetizzazione del debito da parte della BCE, o il bazooka dei fondi EFSF / ESM deve essere quadruplicato – altrimenti gli spread su Italia e Spagna salterebbero in aria giorno dopo giorno. In caso contrario si avrà un’altra crisi più grande non in sei mesi da oggi, ma nelle prossime due settimane”.

Sulla Bce che salva il mondo

“Il solo ente capace di fermare questo è la BCE, che ha bisogno di fare una vera e propria monetizzazione non sterilizzata in quantità illimitata, che è politicamente scorretto da dire e costituzionalmente illegale da fare”.
Sul debito in comune

“Non è solo la Germania a dimostrarsi un paese forte, ma anche altri principali tra cui i Paesi Bassi, Austria e Finlandia. La Finlandia non vuole nemmeno accettare la mutualizzazione indiretta delle passività (fondi EFSF / ESM)”.

Trascinarsi i problemi

“Entro il 2013 la capacità dei politici di rimandare le soluzioni ai problemi diminuirà, e nella zona euro il treno non deraglierà più a rilento, ma a grande velocità. Gli Stati Uniti sembrano vicini a una fase intermedia tra stallo della crescita e recessione economica. La Cina sembra prossima a quanto definito un atterraggio duro, mentre i grandi emergenti (BRIC: Brasile, Russia, India e Cina) registrano un forte calo della crescita. E infine c’è il pericolo di una possibile guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran – che raddoppierebbe il prezzo del petrolio nel giro di una sola notte”.

Il 2013 sarà peggio del 2008


“Peggio perché come nel 2008 ci sarà una crisi economica e finanziaria, ma a differenza del 2008 si è a corto di contromisure. Nel 2008 si potevano tagliare i tassi di interesse, fare QE1, QE2, varie misure di stimolo fiscale, e tanto altro. Oggi i QE stanno diventando sempre meno efficaci perché il problema è di solvibilità, non di liquidità. I disavanzi di bilancio sono già troppo grandi e non è possibile salvare le banche, perché 1) c’è una forte opposizione politica, e 2) i governi sono prossimi a essere insolventi – non possono salvarsi da soli, figuriamoci salvare le banche. Il problema è che siamo a corto di conigli da tirare fuori dal cappell0”.

da Wall Street Italia

27 E 28 NOVEMBRE: DUE GIORNATE DI PROTESTA CONTRO SOVRAFFOLLAMENTO E 41 BIS

Posted in Politica, Società with tags , , , , on novembre 23, 2009 by Maria Rubini

Contro l’inerzia del governo in materia di sovraffollamento carcerario e contro l’inasprimento del 41 bis, la Giunta indice due giornate di protesta: astensione dalle udienze il 27 novembre e poi tutti a Napoli il 28 novembre per la Giornata per la legalità della pena: manifestazione pubblica, incontro – dibattito e concerto finale.

Giornata per la legalità della pena: 28 novembre 2009

La manifestazione inizierà la mattina alle ore 10,00 in piazza dei Martiri con l’iniziativa “Detenuto per un minuto”, nel corso della quale verrà distribuito materiale informativo sulle attuali condizioni di vita all’interno del carcere; proseguirà poi alle ore 15,00 con l’incontro-dibattito al teatro Politeama e terminerà con il “concerto per la legalità della pena”. A breve forniremo tutti i dettagli dell’iniziativa.
Sono stati invitati ad intervenire Donato CAPECE (Segretario SAPPE), Pietro BUFFACANTONE (Direttore Casa Circondariale di Roma Rebibbia – ANDAP), Luca PALAMARA (Presidente ANM), Franco IONTA (Capo del DAP), Emilio DI SOMMA (Vice Capo del DAP), Luigi MANCONI (Presidente di “A buon diritto”), Rita BERNARDINI (Commissione Giustizia, Radicali Italiani), Patrizio GONNELLA (Presidente Antigone), Leo BENEDUCI (Segretario OSAPP), Roberto SANTINI (Segretario SINAPPE), Pompeo MANNONE (Segretario CISL-FNS), Francesco QUINTI (Responsabile Nazionale FP-CGIL), Giuseppe MORETTI (Segretario Generale FNPP-UGL), Eugenio SARNOFAVERO (Direttore Ristretti Orizzonti).

Sono stati peraltro invitati a prendere parte alla manifestazione tutti i componenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato e i principali esponenti delle varie forze politiche. (Direttore Casa Cirdondariale di Torino – ANDAP), Carmelo (Segretario Generale UILPA), Ornella


Delibera del 19 ottobre 2009


La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane


viste

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’UCPI il 4 ottobre 2009 all’esito della discussione svoltasi nell’ambito della Sezione di lavoro dedicata a “La questione carcere”;

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’U.C.P.I. il 4 ottobre 2009 su proposta della Camera Penale “G. Bellavista” di Palermo e di altri firmatari;

ritenuto

come già espresso in sede congressuale, i contenuti di tali mozioni, che qui si richiamano, sono interamente da condividersi;


valutato


– l’intollerabilità dell’odierna situazione carceraria, denunciata da mesi da molte Camere Penali territoriali e dalla Giunta, anche di concerto con gli altri soggetti operanti in detta realtà, e censurata anche in una recente pronuncia della Corte Europea di Strasburgo, trova la sua origine in scelte di politica criminale, che, mosse da mere esigenze di propaganda, hanno sotto più aspetti inasprito il regime sanzionatorio e detentivo;
– a fronte di una situazione il cui carattere di emergenza è noto e reso viepiù evidente dai continui episodi di protesta e persino da condotte di autolesionismo, rifulge la completa assenza, salvo rare meritorie eccezioni, di adeguata proposta politica da parte del governo così come da parte delle forze politiche di opposizione;
– se infatti il c.d. piano per l’edilizia carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di mettere mano alle necessarie modifiche normative atte a far fronte adeguatamente alla situazione di emergenza causata dal sovraffollamento;


valutato inoltre


– le istanze “securitarie”, origine prima dell’odierna drammaticità delle condizioni di vita nelle carceri, sono state recentemente utilizzate dal Parlamento anche al fine di inasprire ancor più il regime detentivo previsto dall’art. 41 bis dell’O.P., introducendo ulteriori profili di illegittimità costituzionale in un trattamento che già viola profondamente, sotto più aspetti, i diritti fondamentali della persona e l’uguaglianza dei cittadini;
– nel dispiegarsi della volontà di dimostrare una pretesa inflessibilità a fronte dei fenomeni criminali, il Parlamento si è ultimamente spinto persino ad introdurre norme che violano palesemente il diritto di difesa del detenuto in regime differenziato, limitando nel numero e nella durata i colloqui con il difensore, e che “criminalizzano” l’avvocato, gettando sulla sua figura l’ombra di condotte di connivenza od agevolazione che ne ledono irrimediabilmente la dignità istituzionale;
ribadisce
– l’inumanità delle condizioni di vita in cui versano attualmente i detenuti, unitamente ai dati ufficiali relativi ai fattori che favoriscono la condotta recidivante, impongono un completo ripensamento del sistema delle pene, sì da differenziare il trattamento del condannato in ragione della natura del fatto commesso e della specifica capacità a delinquere, individuando pene “altre” rispetto a quella detentiva e ben più di questa adeguate a garantire il ravvedimento del reo ed il suo reinserimento nel contesto civile;
– il regime detentivo differenziato previsto dall’art. 41 bis dell’O.P. viola palesemente i diritti fondamentali della persona ed introduce elementi di privazione dei bisogni più elementari dell’uomo che non trovano giustificazione nelle esigenze di sicurezza che esso astrattamente persegue, con ciò ponendosi in radicale conflitto con il principio di uguaglianza;
– il diritto di difesa, nella sua inviolabilità, non tollera discriminazione alcuna in ragione di una ritenuta maggiore pericolosità del soggetto detenuto né tantomeno può consentirsi, a cagione delle medesime istanze di prevenzione, la mortificazione dell’alto ruolo svolto dal difensore;


denuncia


alla pubblica opinione, unitamente alla drammaticità delle condizioni di vita in cui attualmente versano i detenuti italiani ed alle palesi violazioni dei diritti primari che essi a vario titolo subiscono, la completa inefficacia di una agire politico che, in luogo della asserita sicurezza dei cittadini, è destinato al contrario a produrre un’intensificazione del fenomeno criminale, in uno con la regressione del livello di civiltà dello Stato;


denuncia altresì


la completa assenza da parte della politica di proposte adeguate a far fronte con razionalità ad una situazione di sovraffollamento di tale allarme da aver raggiunto il livello più critico dal dopoguerra;


esprime


la più ferma protesta a fronte della introduzione di norme giuridiche che consacrano una intollerabile e mai sopita cultura del sospetto nei confronti di colui che è costituzionalmente preposto alla tutela dei diritti del cittadino sottoposto a procedimento o colpito da sanzione penale;


proclama


lo stato di agitazione dei penalisti italiani e l’astensione dalle udienze penali e dall’attività giudiziaria penale per il giorno 27 novembre 2009, astensione che sarà convocata e si svolgerà nel pieno rispetto delle norme di legge in materia e delle altre disposizioni sulle astensioni forensi (ivi compresi i termini previsti e le comunicazioni agli Uffici Giudiziari e alle altre autorità)


invita


tutte le Camere Penali territoriali a partecipare alla manifestazione pubblica per la legalità della pena che si terrà a Napoli il giorno 28 novembre 2009;


dispone


la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Presidenti della Camera e del Senato, ai Presidenti e componenti delle Commissioni Giustizia, ai responsabili di tutte le forze politiche.
Roma, 19 ottobre 2009

Sorella acqua, fratello euro

Posted in Politica with tags , , , , , , , , on novembre 18, 2009 by Maria Rubini

Con la conversione in legge da parte del Senato del decreto legge 135/09, approvato dal governo lo scorso 9 settembre, subisce un’ulteriore accelerazione il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il decreto è intervenuto a modificare la normativa in materia di servizio idrico contenuta in una legge del 2008 (articolo 23 bis della legge 133/2008), che prevedeva il conferimento della gestione del servizio, in via ordinaria, a “imprenditori o società in qualunque forme costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Con le nuove norme l’assegnazione in “via ordinaria” di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica (oltre all’acqua sono qui considerati anche gas, energia, rifiuti e trasporti) è estesa a “società a partecipazione mista pubblica e privata”, a condizione che la selezione del socio industriale con compiti di gestione operativa “avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica” e che “al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%”. Le gestioni cosiddette “in house” (affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico) decadranno a partire dal 2011, mentre il 2012 è il termine oltre il quale decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.

Sete di diritti

La legge di conversione del decreto, già passata il 4 novembre al Senato, è approdata ora alla Camera. Ma i rapporti di forza in aula non fanno prevedere colpi di scena nel tranquillo iter di approvazione, dal momento che, tra le forze politiche presenti in Parlamento, solo l’Italia dei Valori ha alzato la voce contro questa iniziativa del governo: “Non si può svendere in questo modo il bene più prezioso oggi esistente sulla Terra”, ha dichiarato il senatore dipietrista Felice Belisario. “Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili”. Anche l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris ha tuonato contro la legge: “Di questa decisione il governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema”. Secondo l’ex magistrato “la battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire ‘un altro mondo possibile’”.

La presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, durante il suo discorso in aula, ha dichiarato: “La questione della gestione della risorsa acqua è una delle grandi questioni sulle quali si interroga il mondo intero. Non è un problema di poco conto: ragioniamoci, cerchiamo di capire meglio. Dobbiamo avere attenzione al fatto che stiamo parlando dell’acqua, la risorsa più preziosa naturalmente a disposizione dell’umanità”. Nel suo partito si registrano sensibilità differenti, tanto più che nessuno dei tre candidati alla segreteria del Pd aveva risposto positivamente alla lettera del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” che chiedeva al futuro segretario un impegno preciso: sia Bersani che Marino si sono infatti dichiarati contrari ad una gestione pubblica del sevizio idrico; non pervenuta, invece, la risposta di Franceschini.

Del resto, il recupero delle società miste fra le “vie ordinarie” di assegnazione dei servizi pubblici locali è conseguente al recepimento da parte del governo del modello delle amministrazioni di centrosinistra e quindi rappresenta un indubbio successo del blocco tosco-emiliano nel condizionamento del processo di riforma in corso.

Netta, infine, la contrarietà alla legge approvata dal Senato da parte della sinistra radicale: “La scelta di privatizzare l’acqua”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, “oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza rispetto alle scelte di altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua e che oggi sono tornati sui propri passi e stanno ripubblicizzando i servizi idrici, come avviene nella città di Parigi, che entro il 2010 opererà la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico della capitale francese”.

Le reazione dei movimenti

Durissime le reazioni dei movimenti impegnati da anni per il riconoscimento e la tutela dell’acqua come “bene comune” sottratto alle logiche di mercato.

“Si chiude così il lungo e duro scontro politico e istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali”, ha detto Emilio Molinari del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua. “Uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centrodestra e centrosinistra uniti”.
Sarcastico Marco Bersani di Attac Italia: “I ripetuti appelli di Confindustria perché si mettessero a disposizione delle imprese i servizi pubblici locali come fonte di guadano assicurato in tempi di crisi, non poteva restare inascoltato”.

“È la vittoria del mercato, della merce, del profitto”, ha tuonato indignato p. Alex Zanotelli. “Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’‘accesso all’acqua’ è ‘diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni’”.

La battaglia per il riconoscimento dell’acqua bene comune, però, non è ancora chiusa. Il decreto del governo si riferisce infatti ai servizi pubblici di “rilevanza economica”. Obiettivo dei movimenti diventa ora quello di ottenere dagli enti locali la dichiarazione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica” perché dotato di rilevanza sociale, culturale, ambientale, in modo da sottrarlo alla normativa appena approvata. È quanto ha già fatto la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola, che lo scorso 20 ottobre, con una delibera della Giunta Regionale, ha definito l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica”, avviando così il processo per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

Emilio Carnevali

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 17, 2009 by Maria Rubini

THE INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 13, 2009 by Maria Rubini

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939. Ma il 17 novembre è anche il giorno in cui gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene nel ’73. Ed è infine il giorno in cui, ancora in Cecoslovacchia, il regime comunista represse duramente gli studenti che si opponevano al regime.

L’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum decise tre anni fa di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca.

Anche in Italia l’Unione degli Studenti lancia una grande mobilitazione studentesca, in tutti i capoluoghi di provincia. Riporto l’appello italiano.

Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

Link – Coordinamento Universitario
Unione degli Studenti

A seguito l’elenco dei cortei (in fase di aggiornamento)

* ALTAMURA (BA) @ Piazza Zanardelli ore 9,30
* AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00
* AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10 e Stati Generali della Scuola Pubblica
* BARI @ Piazza Umberto ore 9,00
* BARLETTA (BAT) @ Via Dante Alighieri ore 8,30
* BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00
* CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00
* CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30
* CATANIA @ Piazza Roma ore 9,00
* COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00
* ENNA @ castello di lombardia – 9:30
* FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00
* FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9.
* FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30
* FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00
* GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00
* ISERNIA @ davanti al Mr. Magoo ore 9.00 – ore 10.00 concerto alla Officina della cultura e del tempo Libero
* IMPERIA: ore 8.30 P.zza Dante
* LECCE @ Porta Napoli ore 9,30
* MONOPOLI (BA) @ Via Ippolito Nievo ore 9,00
* MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30
* MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00
* NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10
* NARDO’ (LE) @ Via XX settembre ore 8,30
* OSTUNI (BR) @ Viale dello Sport ore 9,00
* PUTIGNANO (BA) @ Largo “Liceo Laterza” ore 8,30
* RAGUSA @ Attività autogestiti mattutine nelle scuole e corteo pomeridiano
* REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00
* ROMA @ Piazza Vittorio ore 9,30
* SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30
* SAN SEVERO (FO) @ Villa Comunale 9,00
* SASSARI @ Piazza università – ore 9
* SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00
* SIRACUSA: ore 9.30 pantheon in via Foro Siracusano arrrivo alle 11.30 e attività in piazza, stand, corsi autogestiti cineforum, djset e concerto fino alla sera
* SORA @ Stazione FS ore 9.00
* TORINO @ Piazza Arbarello ore 9
* TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30
* VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30
In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, ENNA, TRAPANI


L’ autodistruzione

Posted in Politica, Società with tags , on novembre 10, 2009 by Maria Rubini

I mesi passano ma la situazione non cambia. Anzi, se possibile, si aggrava.

Le cose chiave sono due:

1) La politica si sta imbarbarendo. Chi pensava che dopo i grandi rumori dell’estate  sarebbe arrivato un autunno più meditativo, si sbagliava di grosso. Oramai la politica italiana (insieme a tutto il sistema dei media) sembra aver preso una deriva da cui non c’è via d’uscita. Alla fine, qualcuno dovrà gettare la spugna e scendere dal ring. Ma fino a quel momento saranno botte da orbi. Su questo fronte, insomma, purtroppo c’è da attendersi poco di buono. I dialoghi sono interrotti e parlano le spade e le pistole. E, da quel poco che si capisce, invece di andare verso una sorta di risanamento collettivo, sia andrà piuttosto verso il suo contrario. La politica, cioè, sembra avviata a imbarbarirsi ancora di più, in una sorta di spirale senza fine.

2) Il secondo aspetto inquietante riguarda la politica economica. Abbiamo attraversato tutta la crisi senza una politica economica e probabilmente andremo avanti così. Un po’ perchè Tremonti non ci crede (non cerde che si possa fare qualcosa per migliorare l’economia), e un po’ perchè non ci sono i soldi e non c’è il coraggio.

Il Sud crolla sotto le piogge e si sfascia, ma la politica italiana manda Bertolaso con il suo carro attrezzi e poi va avanti a fare le sue sciocchezze. E sembra anche che prima di Natale partiranno addirittura i lavori per il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera probabilmente più inutile di tutte.

Perchè la politica italiana, già paurosamente priva di soldi, abbia deciso di infilarsi in progetti costosissimi e di puro spreco nessuno lo sa.

Forse il desiderio di autodistruzione.

Saluti senza baci, per non infettarLa. Sciopero generale del 23 Ottobre.

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , , , , on ottobre 22, 2009 by Maria Rubini

Lettera Aperta al Ministro Brunetta

Ministro Brunetta,

il Suo collega di Governo, Ministro del Lavoro e della Salute, on. Sacconi, ha diramato una nota a tutte le Amministrazioni Pubbliche con l’indicazione rivolta ai dipendenti pubblici di rimanere a casa in caso di presenza di una sintomatologia riconducibile all’influenza H1N1, responsabile di una pandemia in corso.

Con la presente intendiamo informarLa che ci adegueremmo volentieri all’invito del Suo collega, ma purtroppo siamo impossibilitati. Infatti la Sua iniziativa di introdurre, attraverso la Legge 133/2008, una penalizzazione economica in caso di assenza per malattia, ci induce a recarci al lavoro quale che sia il nostro stato di salute. Non possiamo permetterci di ridurre ulteriormente i nostri salari, già decurtati dai tagli al salario accessorio, che a stento consentono ai lavoratori di arrivare alla fine del mese. Senza contare che il Suo Governo per il rinnovo dei contratti pubblici non ha stanziato che l’elemosina di 12 euro lordi mensili e che il DL di riforma della P.A. ci penalizzerà ulteriormente. Lei sicuramente capirà come, in questa situazione, non siamo nella condizione di aderire alla richiesta del Ministro Sacconi in quanto significherebbe togliere a noi e alle nostre famiglie ulteriori risorse economiche magari per un semplice raffreddore o un mal di gola, dal momento che si parla di sindromi simil-influenzali…

Cogliamo l’occasione per suggerirLe, qualora le Amministrazioni Pubbliche si rendessero disponibili ad ottemperare alla distribuzione di materiale finalizzato alla prevenzione del contagio, di approfittarne per fornire ai dipendenti pubblici anche quelle condizioni per lavorare dignitosamente che troppo spesso vengono a mancare.

È chiaro che, qualora decidesse di ritornare sui Suoi passi ed annullare la norma che penalizza la malattia, saremo lieti di accogliere l’indicazione del Ministro Sacconi e di rimanere a casa per curarci, evitando al contempo di trasformarci in untori della pandemia tra i nostri colleghi e tra gli utenti.

Saluti senza baci, per non infettarLa.

“Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti”, afferma Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale RdB.

“Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo. Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma – prosegue Leonardi – come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani. Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali”.
Conclude Leonardi: “E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori”.

Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti.

–    110 euro mensili (5 Liv.) per il triennio 2010-2012: a 28 euro nel 2010; 40 euro nel 2011; 42 euro nel 2012.

–    15 euro mensili per chi non fa la contrattazione integrativa, dal gennaio 2011;

–    6 euro in più di contribuzione per il Fondo Cometa;

–    Istituito un fondo di sostegno al reddito, gestito dall’ente bilaterale (imprese-sindacati).

Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo.

Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani.

Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali.

E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori

ALLA CRISI ECONOMICA, CHE IL GOVERNO VUOLE FAR PAGARE AI LAVORATORI E AI SETTORI SOCIALI PIÙ DEBOLI, RISPONDIAMO CON LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE.

CONTRO LA VALANGA DI LICENZIAMENTI, LE GABBIE SALARIALI E L’ATTACCO AL CONTRATTO NAZIONALE, CONTRO IL TENTATIVO IN CORSO DI RENDERE I LAVORATORI ANCORA PIÙ SUBORDINATI AI DESTINI DELLE AZIENDE.

SCIOPERO GENERALE

Venerdì 23 ottobre 2009 – INTERA GIORNATA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

CORTEO ORE 10.00 – DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA S. GIOVANNI

SALARIO – DIRITTI – DIGNITA’

PRENOTATE PER PARTECIPARE – TEL  051.389524 051.385932
Federazione Nazionale RdB CUB
Il PRC e il PDCI aderiscono allo sciopero.