Archivio per Rifondazione Comunista

Sorella acqua, fratello euro

Posted in Politica with tags , , , , , , , , on novembre 18, 2009 by Maria Rubini

Con la conversione in legge da parte del Senato del decreto legge 135/09, approvato dal governo lo scorso 9 settembre, subisce un’ulteriore accelerazione il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il decreto è intervenuto a modificare la normativa in materia di servizio idrico contenuta in una legge del 2008 (articolo 23 bis della legge 133/2008), che prevedeva il conferimento della gestione del servizio, in via ordinaria, a “imprenditori o società in qualunque forme costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Con le nuove norme l’assegnazione in “via ordinaria” di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica (oltre all’acqua sono qui considerati anche gas, energia, rifiuti e trasporti) è estesa a “società a partecipazione mista pubblica e privata”, a condizione che la selezione del socio industriale con compiti di gestione operativa “avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica” e che “al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%”. Le gestioni cosiddette “in house” (affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico) decadranno a partire dal 2011, mentre il 2012 è il termine oltre il quale decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.

Sete di diritti

La legge di conversione del decreto, già passata il 4 novembre al Senato, è approdata ora alla Camera. Ma i rapporti di forza in aula non fanno prevedere colpi di scena nel tranquillo iter di approvazione, dal momento che, tra le forze politiche presenti in Parlamento, solo l’Italia dei Valori ha alzato la voce contro questa iniziativa del governo: “Non si può svendere in questo modo il bene più prezioso oggi esistente sulla Terra”, ha dichiarato il senatore dipietrista Felice Belisario. “Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili”. Anche l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris ha tuonato contro la legge: “Di questa decisione il governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema”. Secondo l’ex magistrato “la battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire ‘un altro mondo possibile’”.

La presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, durante il suo discorso in aula, ha dichiarato: “La questione della gestione della risorsa acqua è una delle grandi questioni sulle quali si interroga il mondo intero. Non è un problema di poco conto: ragioniamoci, cerchiamo di capire meglio. Dobbiamo avere attenzione al fatto che stiamo parlando dell’acqua, la risorsa più preziosa naturalmente a disposizione dell’umanità”. Nel suo partito si registrano sensibilità differenti, tanto più che nessuno dei tre candidati alla segreteria del Pd aveva risposto positivamente alla lettera del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” che chiedeva al futuro segretario un impegno preciso: sia Bersani che Marino si sono infatti dichiarati contrari ad una gestione pubblica del sevizio idrico; non pervenuta, invece, la risposta di Franceschini.

Del resto, il recupero delle società miste fra le “vie ordinarie” di assegnazione dei servizi pubblici locali è conseguente al recepimento da parte del governo del modello delle amministrazioni di centrosinistra e quindi rappresenta un indubbio successo del blocco tosco-emiliano nel condizionamento del processo di riforma in corso.

Netta, infine, la contrarietà alla legge approvata dal Senato da parte della sinistra radicale: “La scelta di privatizzare l’acqua”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, “oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza rispetto alle scelte di altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua e che oggi sono tornati sui propri passi e stanno ripubblicizzando i servizi idrici, come avviene nella città di Parigi, che entro il 2010 opererà la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico della capitale francese”.

Le reazione dei movimenti

Durissime le reazioni dei movimenti impegnati da anni per il riconoscimento e la tutela dell’acqua come “bene comune” sottratto alle logiche di mercato.

“Si chiude così il lungo e duro scontro politico e istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali”, ha detto Emilio Molinari del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua. “Uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centrodestra e centrosinistra uniti”.
Sarcastico Marco Bersani di Attac Italia: “I ripetuti appelli di Confindustria perché si mettessero a disposizione delle imprese i servizi pubblici locali come fonte di guadano assicurato in tempi di crisi, non poteva restare inascoltato”.

“È la vittoria del mercato, della merce, del profitto”, ha tuonato indignato p. Alex Zanotelli. “Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’‘accesso all’acqua’ è ‘diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni’”.

La battaglia per il riconoscimento dell’acqua bene comune, però, non è ancora chiusa. Il decreto del governo si riferisce infatti ai servizi pubblici di “rilevanza economica”. Obiettivo dei movimenti diventa ora quello di ottenere dagli enti locali la dichiarazione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica” perché dotato di rilevanza sociale, culturale, ambientale, in modo da sottrarlo alla normativa appena approvata. È quanto ha già fatto la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola, che lo scorso 20 ottobre, con una delibera della Giunta Regionale, ha definito l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica”, avviando così il processo per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

Emilio Carnevali

Saluti senza baci, per non infettarLa. Sciopero generale del 23 Ottobre.

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , , , , on ottobre 22, 2009 by Maria Rubini

Lettera Aperta al Ministro Brunetta

Ministro Brunetta,

il Suo collega di Governo, Ministro del Lavoro e della Salute, on. Sacconi, ha diramato una nota a tutte le Amministrazioni Pubbliche con l’indicazione rivolta ai dipendenti pubblici di rimanere a casa in caso di presenza di una sintomatologia riconducibile all’influenza H1N1, responsabile di una pandemia in corso.

Con la presente intendiamo informarLa che ci adegueremmo volentieri all’invito del Suo collega, ma purtroppo siamo impossibilitati. Infatti la Sua iniziativa di introdurre, attraverso la Legge 133/2008, una penalizzazione economica in caso di assenza per malattia, ci induce a recarci al lavoro quale che sia il nostro stato di salute. Non possiamo permetterci di ridurre ulteriormente i nostri salari, già decurtati dai tagli al salario accessorio, che a stento consentono ai lavoratori di arrivare alla fine del mese. Senza contare che il Suo Governo per il rinnovo dei contratti pubblici non ha stanziato che l’elemosina di 12 euro lordi mensili e che il DL di riforma della P.A. ci penalizzerà ulteriormente. Lei sicuramente capirà come, in questa situazione, non siamo nella condizione di aderire alla richiesta del Ministro Sacconi in quanto significherebbe togliere a noi e alle nostre famiglie ulteriori risorse economiche magari per un semplice raffreddore o un mal di gola, dal momento che si parla di sindromi simil-influenzali…

Cogliamo l’occasione per suggerirLe, qualora le Amministrazioni Pubbliche si rendessero disponibili ad ottemperare alla distribuzione di materiale finalizzato alla prevenzione del contagio, di approfittarne per fornire ai dipendenti pubblici anche quelle condizioni per lavorare dignitosamente che troppo spesso vengono a mancare.

È chiaro che, qualora decidesse di ritornare sui Suoi passi ed annullare la norma che penalizza la malattia, saremo lieti di accogliere l’indicazione del Ministro Sacconi e di rimanere a casa per curarci, evitando al contempo di trasformarci in untori della pandemia tra i nostri colleghi e tra gli utenti.

Saluti senza baci, per non infettarLa.

“Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti”, afferma Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale RdB.

“Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo. Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma – prosegue Leonardi – come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani. Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali”.
Conclude Leonardi: “E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori”.

Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti.

–    110 euro mensili (5 Liv.) per il triennio 2010-2012: a 28 euro nel 2010; 40 euro nel 2011; 42 euro nel 2012.

–    15 euro mensili per chi non fa la contrattazione integrativa, dal gennaio 2011;

–    6 euro in più di contribuzione per il Fondo Cometa;

–    Istituito un fondo di sostegno al reddito, gestito dall’ente bilaterale (imprese-sindacati).

Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo.

Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani.

Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali.

E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori

ALLA CRISI ECONOMICA, CHE IL GOVERNO VUOLE FAR PAGARE AI LAVORATORI E AI SETTORI SOCIALI PIÙ DEBOLI, RISPONDIAMO CON LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE.

CONTRO LA VALANGA DI LICENZIAMENTI, LE GABBIE SALARIALI E L’ATTACCO AL CONTRATTO NAZIONALE, CONTRO IL TENTATIVO IN CORSO DI RENDERE I LAVORATORI ANCORA PIÙ SUBORDINATI AI DESTINI DELLE AZIENDE.

SCIOPERO GENERALE

Venerdì 23 ottobre 2009 – INTERA GIORNATA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

CORTEO ORE 10.00 – DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA S. GIOVANNI

SALARIO – DIRITTI – DIGNITA’

PRENOTATE PER PARTECIPARE – TEL  051.389524 051.385932
Federazione Nazionale RdB CUB
Il PRC e il PDCI aderiscono allo sciopero.

Ancora molta strada da fare

Posted in Politica with tags , on ottobre 19, 2009 by Maria Rubini

Il Partito della Rifondazione Comunista sta vivendo un periodo molto intenso, a partire dall’impegno politico a livello nazionale a finire all’acceso dibattito interno che vede protagoniste molteplici posizioni in riguardo alle future elezioni regionali (e i relativi accordi) e alla nascente Federazione Alternativa.

A mio avviso le prossime regionali saranno decisive per capire fino a che punto ha pagato la lotta estenuante che questo stesso Partito un anno addietro ha intrapreso, proprio a Chianciano, per scongiurare la sua dissoluzione.

E’ stato un anno molto difficile, da quel momento fino alla scissione di Vendola, il Partito e il segretario Ferrero sono stati bersaglio costante di detrattori, i quali avevano dalla loro parte tutto l’apparato mediatico. Nonostante le numerose difficoltà, non ultimo l’oscuramento mediatico, Ferrero ha costruito delle basi teoriche di grande livello (soprattuto in riguardo alla Crisi e al suo approccio antiliberista e anticapitalista). Il Partito, in condizioni estreme, è riuscito a realizzare le Brigate della Solidarietà e il Partito Sociale, avviando Gap, Gas in molte realtà territoriali.

Ora: cosa accadrà tra non molti mesi, cioè a marzo 2010? Da molte parti, anzi direi da tutte, il monito è quello di accellerare l’iniziativa sociale dalla costruzione dei Gap alla costruzione dei comitati contro la crisi, dalla mobilitazione per il reddito sociale alla presenza nelle lotte e nelle vertenze territoriali. Di fatto alcune realtà lavorano, e anche bene, in tal senso. Ma la domanda sorge spontanea: e nelle realtà in cui non si è riuscito a costruire nulla, o meglio, magari molto poco? Cosa avverrà in queste realtà a marzo 2010? Vi sono territori che hanno pagato un duro scotto dopo la scissione, realtà dove la militanza non esiste, e se c’è è anestetizzata. Inutile soffermarsi per individuare le colpe, perchè questo non è che frutto del travaglio interno ormai storico di questo Partito.

Per arginare la deriva su certe scelte per gli accordi delle prossime regionali, viene da molte parti risollevata nuovamente la famosa “questione morale”, che in particolar modo interessa alcune regioni come possono essere la Calabria la Puglia la Campania. Io mi soffermerei a riflettere nuovamente sulla questione dell’organizzazione. Mi chiedo: se non si è riusciti ad intervenire repentinamente e tempestivamente durante la scissione per risolvere alcune situazioni importanti (mi riferisco al rapporto tra Direzione Nazionale e Comitati Regionali), non avendo modificato a livello strutturale l’organizzazione del Partito, come si pensa di poter intervenire all’approssimarsi degli accordi elettorali?

Qualcuno propone un referendum tra gli iscritti sulle scelte e le alleanze. Potrebbe essere una soluzione. Peccato che non si tenga in conto il fatto che nelle realtà dove i militanti sono pochi e perdipiù anestetizzati, due potrebbero essere gli esiti del referendum : 1) ne uscirebbe un risultato in sintonia con le scelte dei dirigenti 2) qualora così non fosse, ci si appellerebbe al Comitato di Garanzia per verificare, controllare la veridicità dei voti ecc. ecc. ecc. Sono esperienze già vissute.

Io penso che sia giunto il momento di sostituire tale “misurazione” (mi riferisco alla volontà degli iscritti in rapporto a quella dei dirigenti) con nuovi indicatori che tengano conto anche del “benessere” di una realtà, misurato in termini di qualità del lavoro e dell’ambiente. Per far questo il Partito dovrebbe (a mio avviso l’avrebbe già dovuto fare) istituire un organismo ed assegnare compiti precisi a nuovi responsabili in grado di intervenire in un risanamento della base.

Questo sarebbe necessario non solo per il bene del Partito e per la sua sopravvivenza, ma anche e sopratutto in prospettiva del lavoro di costruzione all’interno della Federazione Alternativa.

La posta in gioco è altissima ed è quella di salvaguardare l’integrità di un partito che, se non strutturalmente pronto, potrebbe lentamente dissolversi all’interno della Federazione. Il rischio è non solo quello di dissipare tutta l’eredità di Rifondazione Comunista, ma anche quello di perdere l’opportunità di continuare con il lavoro di elaborazione teorica e di avanguardia comunista , che ha sempre caratterizzato questo partito fin dalla sua nascita. Lavoro che potrebbe continuare all’interno della Federazione Alternativa, attingendo dai movimenti e da tutti i soggetti anticapitalisti facentene parte.

Bella l’idea di creare un archivio storico del Partito, in cui raccogliere tutti i documenti, ma che non sia però preludio della sua fine.

Me lo auguro vivamente!

Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada

Posted in Politica, Rifondazione with tags , on ottobre 5, 2009 by Maria Rubini

Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada.

Vladimir Majakovskij

Questa è l’introduzione al Documento (Primo) che io ho sostenuto al VII Congresso della Rifondazione Comunista. Un documento importante, a mio avviso conteneva in sintesi i punti imprescindibili per rilanciare Rifondazione Comunista. A distanza di un anno o poco più, il punto fondamentale non è stato sviluppato. Proprio quel passo che avrebbe reso possibile un cambiamento di rotta e di rottura con la vecchia gestione: La rivoluzionen delle pratiche. “«Innovazione» è prima di tutto superamento delle forme autoritarie, burocratiche ed escludenti – in senso proprio violente – che spesso rendono il nostro partito non accogliente, persino respingente in particolare per giovani e donne (lo dimostra l’elevatissimo turn over degli iscritti e delle iscritte), restringendo di fatto le decisioni a chiuse oligarchie, che si riconoscono autorità e si spartiscono incarichi e potere.” “È necessaria anche una innovazione nelle modalità della vita democratica, al fine di cercare soluzioni condivise alle divergenze e ai conflitti e di rompere la cristallizzazione delle posizioni statiche e precostituite. Il contributo del pensiero e della pratica politica del movimento femminista consente di alludere ad una forma partito non gerarchica, non oligarchica, non piramidale, nella quale il leaderismo e la conseguente formazione dei gruppi dirigenti per tramite di cooptazioni rispondenti a logiche di fedeltà sono definitivamente superati.”

E’ chiaro che sradicare una certa cultura e un certo modo di agire non è facile nè immediato, tuttavia qualcosa in tal senso si sarebbe potuto fare, o almeno iniziare a fare. Questo non è avvenuto. Ora, ci ritroviamo davanti al problema della Federazione Alternativa.  Il documento di Chianciano nel punto 5 stabilsce che “Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.” “E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche. La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.”

Venendo meno questi punti, è difficile pensare possibile un vero e proprio rilancio del Partito all’interno della Federazione. Al contrario, se con Chianciano si è scongiurata la dissoluzione di Rifondazione nelle due Costituenti (quella dei Comunisti e quella della Sinistra Diffusa vendoliana), senza un’organizzazione adeguata il progetto della Rifondazione sarà disciolto in mille rivoli. A prevalere sarà inevitabilmente la logica elitaria. Quindi il problema non è tanto l’entrata in segreteria della mozione due e la gestione unitaria, che era auspicabile, quanto la difficoltà di poter gestire la presenza del Partito all’interno della Federazione nascente, viste le carenze strutturali e organizzative del Partito stesso.

Per questo condivido l’analisi del documento dell’area Falce e Martello, che riporto di seguito.

“La strada che vogliamo perseguire è invece quella del rafforzamento politico, programmatico e organizzativo del nostro partito, del suo rilancio nel vivo del conflitto sociale nel quale possa emergere un nuovo modello di militanza e di quadro dirigente all’altezza della sfida impostaci dalla profondità e dal carattere strutturale di questa crisi.”

Il nostro documento al Cpn del Prc del 12-13 settembre 2009

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DDL Alfano. Adesione di Rifondazione Comunista alla manifestazione contro il bavaglio all’informazione

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on luglio 14, 2009 by Maria Rubini

Aderisco con convizione all’appello lanciato per il 14 luglio dal sito Internet “Diritto alla Rete” e che propone di presentarsi “tutti imbavagliati, su You Tube e in piazza”, per la precisione a Roma, in piazza Navona, a partire dalle 19.

Una forma di protesta mediaticamente forte, concreta e giustissima contro il vero e proprio bavaglio che il Ddl Alfano vuole mettere all’informazione e alla Rete, bavaglio contro il quale giustamente scenderanno in piazza tutti i giornalisti italiani.

Il ddl Alfano, infatti, tra le varie storture che presenta ne annovera una davvero gravissima, la censura all’informazione, scritta, orale e della Rete. Ecco perchè bisogna protestare. Io lo farò insieme a tutto il mio partito, per difendere il diritto all’informazione che questo governo di destra vuole imbavagliare.

Paolo Ferrero

Il PRC aderisce allo sciopero dei trasporti indetto dai sindacati di base per protesta contro la strage di Viareggio e la mancanza di controlli per la sicurezza dei lavoratori e degli utenti

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , on luglio 6, 2009 by Maria Rubini

Stop dei trasporti martedì 7 luglio per lo sciopero generale indetto dai sindacati del Patto di Base, Cub, Confederazione Cobas e SdL intercategoriale, contro la strage di Viareggio e la mancanza di controlli per la sicurezza dei lavoratori e degli utenti. «La tragedia di Viareggio, quelle del trasporto aereo degli ultimi mesi, i frequenti incidenti nel trasporto marittimo e in quello su strada e nel trasporto pubblico locale, dimostrano che anche in questo settore le liberalizzazioni e le privatizzazioni hanno prodotto un maggiore sfruttamento dei lavoratori e dei mezzi e che ciò sta producendo un aumento degli incidenti e delle morti sul lavoro. Tutto ciò accompagnato da una parte da maggiori profitti e dall’altra da un servizio sempre meno attento ai passeggeri», scrivono i sindacati di base in una nota, chiedendo «nuove regole, più stringenti e meno permeabili dagli interessi delle aziende e del profitto».


LE CATEGORIE – Queste le modalità dello sciopero:
Trasporto ferroviario: 4 ore, dalle 10 alle 14.
Trasporto pubblico locale e trasporto merci e logistica: 4 ore, nel rispetto delle fasce protette localmente definite che saranno comunicate singolarmente.
Trasporto aereo: 1 ora di sciopero, dalle 10 alle 11.
Trasporto marittimo: 1 ora di sciopero, all’inizio di ogni partenza. (Ansa)

Mobilitazione promosa dall’unione inquilini

Posted in Politica with tags , , , , , on giugno 24, 2009 by Maria Rubini

Il 30 Giugno scade la proroga degli sfratti:
I Segretari Generali di SUNIA, SICET, UNIAT Uil fanno appello al Presidente del Consiglio, al Ministro delle Infrastrutture ed al Parlamento affinché intervenga con urgenza per sospendere le esecuzioni.

Con una lettera indirizzata al Governo ed ai Capigruppo di Camera e Senato, Franco Chiriaco, Guido Piran e Roberto Scorpioni, segretari generali di SUNIA, SICET ed UNIAT Uil, hanno chiesto un provvedimento urgente di sospensione dell’esecuzione degli sfratti.  L’urgenza deriva dalla scadenza, prevista per il 30 giugno, della precedente proroga riservata alle famiglie più deboli (anziani, portatori di handicap, disoccupati), per le quali nonostante gli annunci e gli stanziamenti in bilancio, ancora non si sono trovate soluzioni alloggiative alternative.

Nel frattempo il dramma degli sfratti si è allargato, anche a causa della grave crisi economica, alle famiglie che non riescono più a pagare gli affitti impossibili richiesti da un mercato sempre più selvaggio.

Gli sfratti per morosità rappresentano oramai il 90% del totale dei provvedimenti emessi, circa 150mila famiglie già oggi non hanno una alternativa.

E’ quindi necessario, hanno proseguito i tre segretari generali, che così come si è fatto per sostenere le famiglie in difficoltà per il pagamento del mutuo, si intervenga a sostegno delle famiglie nell’impossibilità di pagare l’affitto.

Giovedì 25 giugno mobilitazione promossa dall’Unione inquilini nelle principali città italiane

Rifondazione Comunista aderisce alla giornata di mobilitazione.