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17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 17, 2009 by Maria Rubini

THE INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 13, 2009 by Maria Rubini

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939. Ma il 17 novembre è anche il giorno in cui gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene nel ’73. Ed è infine il giorno in cui, ancora in Cecoslovacchia, il regime comunista represse duramente gli studenti che si opponevano al regime.

L’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum decise tre anni fa di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca.

Anche in Italia l’Unione degli Studenti lancia una grande mobilitazione studentesca, in tutti i capoluoghi di provincia. Riporto l’appello italiano.

Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

Link – Coordinamento Universitario
Unione degli Studenti

A seguito l’elenco dei cortei (in fase di aggiornamento)

* ALTAMURA (BA) @ Piazza Zanardelli ore 9,30
* AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00
* AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10 e Stati Generali della Scuola Pubblica
* BARI @ Piazza Umberto ore 9,00
* BARLETTA (BAT) @ Via Dante Alighieri ore 8,30
* BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00
* CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00
* CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30
* CATANIA @ Piazza Roma ore 9,00
* COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00
* ENNA @ castello di lombardia – 9:30
* FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00
* FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9.
* FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30
* FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00
* GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00
* ISERNIA @ davanti al Mr. Magoo ore 9.00 – ore 10.00 concerto alla Officina della cultura e del tempo Libero
* IMPERIA: ore 8.30 P.zza Dante
* LECCE @ Porta Napoli ore 9,30
* MONOPOLI (BA) @ Via Ippolito Nievo ore 9,00
* MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30
* MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00
* NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10
* NARDO’ (LE) @ Via XX settembre ore 8,30
* OSTUNI (BR) @ Viale dello Sport ore 9,00
* PUTIGNANO (BA) @ Largo “Liceo Laterza” ore 8,30
* RAGUSA @ Attività autogestiti mattutine nelle scuole e corteo pomeridiano
* REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00
* ROMA @ Piazza Vittorio ore 9,30
* SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30
* SAN SEVERO (FO) @ Villa Comunale 9,00
* SASSARI @ Piazza università – ore 9
* SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00
* SIRACUSA: ore 9.30 pantheon in via Foro Siracusano arrrivo alle 11.30 e attività in piazza, stand, corsi autogestiti cineforum, djset e concerto fino alla sera
* SORA @ Stazione FS ore 9.00
* TORINO @ Piazza Arbarello ore 9
* TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30
* VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30
In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, ENNA, TRAPANI


L’ idiozia leghista

Posted in Politica, Società with tags , , , on luglio 30, 2009 by Maria Rubini

Ieri scrivevo che la Lega è antistorica. L’altro ieri ho sottolineato l’assurdità e l’inopportunità delle parole di Bossi contro il nostro intervento in Afghanistan. Oggi la Lega torna a far notizia. In Commissione istruzione chiede che gli insegnanti del nord, per essere abilitati, debbano dimostrare di conoscere storia e tradizioni e dialetti della regione in cui dovranno insegnare. Persino nel Pdl sono contrari: al punto di chiedere il dibattito in aula proprio su questa proposta.
Insomma, la Lega se ne è inventata un’altra. E non va considerata come l’ennesima pagliacciata leghista. È molto peggio. Solo un’ignoranza abissale può portare a una proposta di questo genere. Un’ignoranza che conferma un aspetto che tutti fingono non voler vedere: la Lega Nord non può essere, per una serie di caratteristiche, un partito di governo. Perché ha posizioni esasperanti e antistoriche, perché indirizza tutte le sue decisioni politiche in una direzione che non ha niente a che vedere con una idea del futuro per la società italiana realistica e concreta. La cultura leghista è filtrata da una lettura falsificata della storia, da una retorica delle piccole patrie che non ha niente a che fare con la modernità.
Nessuno vuole negare il sentimento di identità e di appartenenza delle piccole comunità. Per decenni ci siamo preoccupati della perdita dei dialetti, e di alcuni dialetti che sono delle vere e proprie lingue. E tantomeno nessuno vuole irridere all’orgoglio di sentirsi parte di una terra, anche piccola, di una tradizione e persino di una lingua che può avere radici lontane.
Ma trasformare questo in una sorta di becera autarchia culturale è molto pericoloso. Claudio Magris ha scritto che: “L’identità non è un rigido dato immutabile, ma è fluida, un processo sempre in divenire, in cui continuamente ci si allontana dalle proprie origini, come il figlio che lascia la casa dei genitori, e ci si ritorna col pensiero e col sentimento; qualcosa che si perde e si rinnova, in un incessante spaesamento e rientro”.
Questo vuole dire stare nel mondo, questo vuole dire tenersi le proprie radici; tenerle cercando, studiando e conoscendo quelle degli altri. Non esiste cultura o civiltà che possa fare a meno di questo. Non esiste progresso senza mescolamento, non esiste comprensione del mondo senza comprensione dell’altro. Sentire, in una commissione parlamentare di un paese moderno e civile che non è più tollerabile avere solo insegnanti meridionali che trovano posto nelle scuole del nord dà i brividi. Trovare come modelli di riferimento storici e culturali il periodo dei Comuni nel medioevo, leggendo il periodo della Lega Lombarda come un’epopea da riproporre oggi, non è soltanto ridicolo, è aberrante. Pensare al nord, alla cosiddetta padania come a una regione unitaria, che si distingue e si contrappone al centro e al sud, vuol dire non avere alcuna concezione della storia, neppure da sussidiario di scuola elementare. Mandare in Parlamento gente che a sprezzo del ridicolo bloccherà la riforma della scuola perché vuole i dialetti è sinceramente vergognoso.
Proprio in queste battaglie si capisce la vera inadeguatezza culturale dei leghisti, che in questo modo non fanno un dispetto ai professori del sud, ma ai bambini e ai ragazzi del Veneto, della Lombardia, del Piemonte, condannati a una chiusura e a un’ignoranza eterna e perdente. La Lega Nord propone una cultura rozza, antimoderna e lontana da tutto quanto è progresso, dialogo e comprensione delle cose. E tutto questo non potrà che portare il partito all’implosione, e in un tempo ragionevole alla scomparsa dei leghisti dalla politica italiana ed europea. Ma nel frattempo non si può che scongiurare tutti i politici di buon senso, a destra come a sinistra, di limitare i danni di questa gente, il più possibile.

Roberto Cotroneo

Poco a poco stanno obbligandoci a chiudere l’Università

Posted in Politica with tags , , , , on giugno 14, 2009 by Maria Rubini

Come nella Cacania, l’Austria di fine impero di Robert Musil de “l’uomo senza qualità”, stiamo spegnendo le luci e chiudendo il paese. Vogliono farci credere che sia più grande di quello che ci possiamo permettere. Succede con piccole decisioni, apparentemente inevitabili e neutrali. La mia Università dal primo luglio organizzerà la propria attività su cinque giorni lavorativi e non più su sei. Ci saranno deroghe fino a fine anno ma poi basta, tutto dovrà succedere dal lunedì al venerdì.

Riscaldare, illuminare e tenere aperte le sedi un giorno in meno è stato considerato tra i risparmi possibili quello meno doloroso in un contesto dove i fondi ordinari si riducono a precipizio. Alle sedi locali, nel falso rispetto della loro autonomia, non resta che arrovellarsi e adeguarsi ai tagli di un governo e di un ministro, Mariastella Gelmini, che considera l’educazione pubblica e la ricerca uno spreco e non un investimento.

Non discuto la decisione locale, se non questa sarebbe stata un’altra, e so che in amministrazione non dormono per trovare come aggiustarsi in un contesto nel quale è come se stessimo pescando sul fondo di un serbatoio ormai vuoto. Da vent’anni si taglia e tra i paesi OCSE siamo gli ultimissimi per PIL investito (pardon, sprecato) in Università e ricerca. Non so com’era e se c’è mai stata una Università delle vacche grasse, ma poi non lamentatevi se il paese non è competitivo, se non innova, se i professionisti sono sempre più approssimativi.

Le sedi che accorciano di un giorno la loro settimana lavorativa mi colpiscono e non soltanto perché vado quasi sempre a lavorare in dipartimento anche di sabato. Penso agli studenti stranieri che arrivano per il progetto Erasmus e dai quali, ci è stato spiegato, dipendono così ingenti fondi che per attrarli è bene attrezzarsi a far loro lezione in inglese. Faremo lezione in inglese, non è un problema, ma quanto saremo appetibili se per due giorni su sette non potranno andare in biblioteca e forse neanche potranno controllare l’email? Penso all’alta formazione, quella permanente che dovrebbe essere il futuro per rinnovare il paese, ai Master, che essendo rivolti a lavoratori, sfruttano il sabato mattina per le lezioni.

La mia è una Università virtuosa, di quelle con i conti in regola. In teoria potrebbe perfino assumere nuovo personale ma sembra che tutti gli sforzi siano inutili e che il futuro dell’educazione universitaria voglia per scelta politica prescindere dal merito, dal virtuosismo costantemente evocato dalla ministro nelle interviste preconfezionate e negato nei fatti e concentrarsi in poche sedi, grandi, possibilmente al Nord. Sembra ieri che la Confindustria chiedeva 200 università pubbliche per radicarsi sulle esigenze del territorio. Il ministero applica un costante mobbing sulle sedi. Più queste si mettono in regola, controllano la qualità, più arrivano nuove angherie, vessazioni, demansionamenti.

Eppure vedo quello che succede ogni volta che arriva un nuovo ricercatore: una boccata di aria fresca, idee nuove, entusiasmo, voglia di fare. Sento che ci abbiano fatto tutti entrare in una camera a gas proprio per privarci dell’aria fresca, delle idee nuove, dell’entusiasmo, della voglia di fare. In qualche modo ci organizzeremo, mi dico, ma causa angustia questo ennesimo segnale. Lavorerò mai in una Università e un paese che crescono? Dove ci siano mezzi per far ricerca e produrre cultura e ci sia spazio, secondo il dettato costituzionale, per i giovani capaci e meritevoli? Una Università dove gli spazi, i tempi, le opportunità aumentino invece di diminuire? Comincio a temere di no.

Gennaro Catotenuto

A Sassari danno la Laurea Honoris Causa a Gheddafi!

Posted in Politica with tags , , , , on maggio 26, 2009 by Maria Rubini

Ennesimo segnale sinistro della gestione di Mariastella Gelmini sull’Università che si fa usare per fini politici del governo.

L’Università di Sassari infatti si presta a concedere una Laurea Honoris Causa niente di meno che a Muammar Al Gheddafi, fiammante amico di Silvio Berlusconi che lo definì “il campione della libertà” e alleato nella politica di respingimento dei migranti messa in atto dal Ministro degli Interni Roberto Maroni.

Particolarmente sinistra è la motivazione nelle parole del preside della Facoltà di Giurisprudenza, Giovanni Lobrano: “Il conferimento della laurea honoris causa al presidente Gheddafi da parte di una facoltà che si pone certamente in un contesto diverso da quelle islamico, contribuisce a un processo già in corso di dialogo e di conoscenza reciproca fra sistemi giuridici diversi ma convergenti nel Mediterraneo”.

In che senso Preside parla di “sistemi giuridici convergenti”? Che l’Italia si sta adeguando al sistema giuridico libico che solo nell’aprile 2008 ha mandato a morte otto persone? Nel comune trattamento indegno dei migranti? Nella discriminazione della donna? Nell’uso della tortura? Nel non riconoscimento del diritto d’asilo? Per quali di questi meriti concedete una LHC a Gheddafi?

E’ evidente che l’Università di Sassari si presti agli interessi politici romani mostrando in sedicesimo il potenziale distruttivo della Riforma Gelmini che sta per arrivare in parlamento.

http://www.gennarocarotenuto.it

Le famiglie non pagano la retta, niente mensa per i bambini immigrati

Posted in Politica with tags , , , on aprile 28, 2009 by Maria Rubini

L’azienda che gestisce la ristorazione nella scuola di Pessano con Bornago, nel Milanese, lascia a digiuno 22 ragazzini (20 sono figli di immigrati, tra cui 14 rom): i genitori sono morosi. Il sindaco: “Se non pagano, è giusto che non abbiano il servizio”. Le maestre, indignate, ogni giorno offrono ai ragazzi il proprio pasto                           di Franco Vanni

Ventidue ragazzini senza piatto in tavola. Studenti delle elementari e delle medie, in maggioranza figli di immigrati. I genitori non pagano da mesi la cedola della mensa e una settimana fa la società di ristorazione ha tagliato il servizio. Nella scuola, l’istituto comprensivo di Pessano con Bornago, in provincia di Milano, scoppia la polemica contro il Comune, che si rifiuta di pagare quei pranzi. Le maestre offrono il loro pasto agli studenti, per non lasciarli senza cibo. Il preside Felice Menna fa pressioni sul sindaco denunciando «una discriminazione inaccettabile e offensiva» e chiedendo che sia l’a mministrazione a pagare. Ma Giuseppe Caridi, primo cittadino eletto con il centrosinistra, non ci sta: «Le regole sono regole e le famiglie vanno responsabilizzate — dice — non pagano da anni sapendo che qualcuno lo farà al posto loro, adesso basta». La Dussmann Service srl, società di ristorazione con sede a Trento, ha crediti con le 1.027 famiglie della scuola per 28mila euro, accumulati quest’anno. Un buco cresciuto a furia di cedole non pagate. A febbraio, l’azienda ha inviato a scuola l’elenco delle famiglie morose da lunga data, annunciando per i loro figli l’i nterruzione dei pasti. Il debito è in media di 700 euro per ogni studente, la lista conteneva 59 nomi. Da allora, molti hanno saldato ricorrendo a rate e aiuti comunali. Oppure, se l’orario scolastico lo consentiva, hanno rinunciato al servizio. Ma per 22 non c’è stato nulla da fare: sospesi per morosità. Quattordici sono rom e vivono in un campo autorizzato. Due soli gli italiani, gli altri sono stranieri di varia provenienza. Quasi tutti frequentano le elementari, un paio le medie. «Gli stranieri non riescono a pagare — dice il preside — perché non hanno aiuti, non avendo qui la residenza». Per la stessa ragione, qualunque sia la loro situazione economica, pagano 3.80 euro a pasto, il massimo. Un centinaio di genitori della scuola insceneranno una protesta in consiglio comunale. «Andremo in aula e mangeremo panini — dice Simona Villani, mamma e portavoce del comitato — è una discriminazione scandalosa». Anche il direttore scolastico provinciale, Antonio Lupacchino, in una lettera al sindaco chiede «un ripensamento rispetto a scelte che creano forte disagio in minori incolpevoli», e annuncia la possibilità che la scuola interrompa il servizio mensa. Dura anche la posizione di FlcCgil: «La situazione è inaccettabile — dice il segretario provinciale, Attilio Paparazzo — la condotta del sindaco è incomprensibile». Caridi si difende: «Investiamo molto in assistenza — dice — ma siamo contrari all’assistenzialismo. Se potessimo, pignoreremmo alle famiglie televisori e auto anziché togliere il piatto ai bambini, ma i tempi delle esecuzioni sono troppo lunghi». Per Dussmann Service srl parla Agostina Rossini, la responsabile territoriale: «Non facciamo altro che applicare il contratto con il Comune», taglia corto.

Il programma della Sinistra Europea

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , , on marzo 9, 2009 by Maria Rubini

«Stiamo lavorando per un accordo di tutta la sinistra radicale e comunista, per una lista unitaria tra Rifondazione, il Pdci, Sinistra critica e gli altri movimenti. Non si può fare invece una lista così slavata da non sapere dove andrà in Europa o da non avere contenuti chiari. Ad esempio i socialisti in questi anni hanno detto cose diverse dalle nostre». Prima di entrare al teatro Carcano di Milano, che ospitava l’iniziativa di Rifondazione per presentare il programma della Sinistra europea, Paolo Ferrero invia un messaggio – via agenzie – all’assemblea di Firenze. Poi, dal palco, spiegherà meglio, dirà che va bene una lista unitaria delle sinistre alle europee ma che vada nel Gue, il gruppo unitario della sinistra alternativa, «non col compagno Craxi, e che realizzò quell’unità con la rinuncia ai simboli del movimento operaio. Non basta dirsi di sinistra in Italia e poi votare la Bolkestein a Strasburgo». Continua a leggere