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Siamo tutti in pericolo / intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini

Posted in Politica, Società with tags , , on dicembre 1, 2009 by Maria Rubini

Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò “la situazione”, e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La “situazione” con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della “situazione”. Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…

Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, “assurdo” non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, “la situazione”, e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo. (…)

Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?

Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.

Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io pago un prezzo… È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.

E qual è la verità?

Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire “evidenza”. Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è “stare con i deboli”. Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.

Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo popolare, cioè sei “consumato” avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo- cinese, che cosa ti resta?

A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht, insomma.

Come dire che hai nostalgia di quel mondo.

No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere “di che segno sei”. Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse – se ha ancora un soffio di vita – in quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non facio né un processo alle intenzioni né mi interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la “situazione”. È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del “cantando sotto la pioggia”. Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati.

E tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo, ignoranti e felici.

Detta così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade (eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa. S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di fari libera e padrona di se stessa. S’intende che mi immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato “la vita violenta”. Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.

Ma abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la repressione “più avanzata”…

Che mi fa rabbrividire.

Se non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiusa la televisione, come animi il tuo presepio?

Credo di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.

Perché pensi che per te certe cose siano talmente più chiare?

Non vorrei parlare più di me,forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.

Pasolini, se tu vedi la vita così – non so se accetti questa domanda – come pensi di evitare il pericolo e il rischio?

È diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande. “Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti lascio le note che aggiungo per domani mattina”. Il giorno dopo, domenica, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della polizia di Roma.

Intervista a Pier Paolo Pasolini, L’Unità 1 novembre 1975

Questo che pubblichiamo è il testo dell’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975 Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non mio. Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato, ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo che appare continuamente nelle risposte che seguono. “Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”.

dall’ archivio de L’ Unità

27 E 28 NOVEMBRE: DUE GIORNATE DI PROTESTA CONTRO SOVRAFFOLLAMENTO E 41 BIS

Posted in Politica, Società with tags , , , , on novembre 23, 2009 by Maria Rubini

Contro l’inerzia del governo in materia di sovraffollamento carcerario e contro l’inasprimento del 41 bis, la Giunta indice due giornate di protesta: astensione dalle udienze il 27 novembre e poi tutti a Napoli il 28 novembre per la Giornata per la legalità della pena: manifestazione pubblica, incontro – dibattito e concerto finale.

Giornata per la legalità della pena: 28 novembre 2009

La manifestazione inizierà la mattina alle ore 10,00 in piazza dei Martiri con l’iniziativa “Detenuto per un minuto”, nel corso della quale verrà distribuito materiale informativo sulle attuali condizioni di vita all’interno del carcere; proseguirà poi alle ore 15,00 con l’incontro-dibattito al teatro Politeama e terminerà con il “concerto per la legalità della pena”. A breve forniremo tutti i dettagli dell’iniziativa.
Sono stati invitati ad intervenire Donato CAPECE (Segretario SAPPE), Pietro BUFFACANTONE (Direttore Casa Circondariale di Roma Rebibbia – ANDAP), Luca PALAMARA (Presidente ANM), Franco IONTA (Capo del DAP), Emilio DI SOMMA (Vice Capo del DAP), Luigi MANCONI (Presidente di “A buon diritto”), Rita BERNARDINI (Commissione Giustizia, Radicali Italiani), Patrizio GONNELLA (Presidente Antigone), Leo BENEDUCI (Segretario OSAPP), Roberto SANTINI (Segretario SINAPPE), Pompeo MANNONE (Segretario CISL-FNS), Francesco QUINTI (Responsabile Nazionale FP-CGIL), Giuseppe MORETTI (Segretario Generale FNPP-UGL), Eugenio SARNOFAVERO (Direttore Ristretti Orizzonti).

Sono stati peraltro invitati a prendere parte alla manifestazione tutti i componenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato e i principali esponenti delle varie forze politiche. (Direttore Casa Cirdondariale di Torino – ANDAP), Carmelo (Segretario Generale UILPA), Ornella


Delibera del 19 ottobre 2009


La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane


viste

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’UCPI il 4 ottobre 2009 all’esito della discussione svoltasi nell’ambito della Sezione di lavoro dedicata a “La questione carcere”;

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’U.C.P.I. il 4 ottobre 2009 su proposta della Camera Penale “G. Bellavista” di Palermo e di altri firmatari;

ritenuto

come già espresso in sede congressuale, i contenuti di tali mozioni, che qui si richiamano, sono interamente da condividersi;


valutato


– l’intollerabilità dell’odierna situazione carceraria, denunciata da mesi da molte Camere Penali territoriali e dalla Giunta, anche di concerto con gli altri soggetti operanti in detta realtà, e censurata anche in una recente pronuncia della Corte Europea di Strasburgo, trova la sua origine in scelte di politica criminale, che, mosse da mere esigenze di propaganda, hanno sotto più aspetti inasprito il regime sanzionatorio e detentivo;
– a fronte di una situazione il cui carattere di emergenza è noto e reso viepiù evidente dai continui episodi di protesta e persino da condotte di autolesionismo, rifulge la completa assenza, salvo rare meritorie eccezioni, di adeguata proposta politica da parte del governo così come da parte delle forze politiche di opposizione;
– se infatti il c.d. piano per l’edilizia carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di mettere mano alle necessarie modifiche normative atte a far fronte adeguatamente alla situazione di emergenza causata dal sovraffollamento;


valutato inoltre


– le istanze “securitarie”, origine prima dell’odierna drammaticità delle condizioni di vita nelle carceri, sono state recentemente utilizzate dal Parlamento anche al fine di inasprire ancor più il regime detentivo previsto dall’art. 41 bis dell’O.P., introducendo ulteriori profili di illegittimità costituzionale in un trattamento che già viola profondamente, sotto più aspetti, i diritti fondamentali della persona e l’uguaglianza dei cittadini;
– nel dispiegarsi della volontà di dimostrare una pretesa inflessibilità a fronte dei fenomeni criminali, il Parlamento si è ultimamente spinto persino ad introdurre norme che violano palesemente il diritto di difesa del detenuto in regime differenziato, limitando nel numero e nella durata i colloqui con il difensore, e che “criminalizzano” l’avvocato, gettando sulla sua figura l’ombra di condotte di connivenza od agevolazione che ne ledono irrimediabilmente la dignità istituzionale;
ribadisce
– l’inumanità delle condizioni di vita in cui versano attualmente i detenuti, unitamente ai dati ufficiali relativi ai fattori che favoriscono la condotta recidivante, impongono un completo ripensamento del sistema delle pene, sì da differenziare il trattamento del condannato in ragione della natura del fatto commesso e della specifica capacità a delinquere, individuando pene “altre” rispetto a quella detentiva e ben più di questa adeguate a garantire il ravvedimento del reo ed il suo reinserimento nel contesto civile;
– il regime detentivo differenziato previsto dall’art. 41 bis dell’O.P. viola palesemente i diritti fondamentali della persona ed introduce elementi di privazione dei bisogni più elementari dell’uomo che non trovano giustificazione nelle esigenze di sicurezza che esso astrattamente persegue, con ciò ponendosi in radicale conflitto con il principio di uguaglianza;
– il diritto di difesa, nella sua inviolabilità, non tollera discriminazione alcuna in ragione di una ritenuta maggiore pericolosità del soggetto detenuto né tantomeno può consentirsi, a cagione delle medesime istanze di prevenzione, la mortificazione dell’alto ruolo svolto dal difensore;


denuncia


alla pubblica opinione, unitamente alla drammaticità delle condizioni di vita in cui attualmente versano i detenuti italiani ed alle palesi violazioni dei diritti primari che essi a vario titolo subiscono, la completa inefficacia di una agire politico che, in luogo della asserita sicurezza dei cittadini, è destinato al contrario a produrre un’intensificazione del fenomeno criminale, in uno con la regressione del livello di civiltà dello Stato;


denuncia altresì


la completa assenza da parte della politica di proposte adeguate a far fronte con razionalità ad una situazione di sovraffollamento di tale allarme da aver raggiunto il livello più critico dal dopoguerra;


esprime


la più ferma protesta a fronte della introduzione di norme giuridiche che consacrano una intollerabile e mai sopita cultura del sospetto nei confronti di colui che è costituzionalmente preposto alla tutela dei diritti del cittadino sottoposto a procedimento o colpito da sanzione penale;


proclama


lo stato di agitazione dei penalisti italiani e l’astensione dalle udienze penali e dall’attività giudiziaria penale per il giorno 27 novembre 2009, astensione che sarà convocata e si svolgerà nel pieno rispetto delle norme di legge in materia e delle altre disposizioni sulle astensioni forensi (ivi compresi i termini previsti e le comunicazioni agli Uffici Giudiziari e alle altre autorità)


invita


tutte le Camere Penali territoriali a partecipare alla manifestazione pubblica per la legalità della pena che si terrà a Napoli il giorno 28 novembre 2009;


dispone


la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Presidenti della Camera e del Senato, ai Presidenti e componenti delle Commissioni Giustizia, ai responsabili di tutte le forze politiche.
Roma, 19 ottobre 2009

Sorella acqua, fratello euro

Posted in Politica with tags , , , , , , , , on novembre 18, 2009 by Maria Rubini

Con la conversione in legge da parte del Senato del decreto legge 135/09, approvato dal governo lo scorso 9 settembre, subisce un’ulteriore accelerazione il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il decreto è intervenuto a modificare la normativa in materia di servizio idrico contenuta in una legge del 2008 (articolo 23 bis della legge 133/2008), che prevedeva il conferimento della gestione del servizio, in via ordinaria, a “imprenditori o società in qualunque forme costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Con le nuove norme l’assegnazione in “via ordinaria” di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica (oltre all’acqua sono qui considerati anche gas, energia, rifiuti e trasporti) è estesa a “società a partecipazione mista pubblica e privata”, a condizione che la selezione del socio industriale con compiti di gestione operativa “avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica” e che “al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%”. Le gestioni cosiddette “in house” (affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico) decadranno a partire dal 2011, mentre il 2012 è il termine oltre il quale decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.

Sete di diritti

La legge di conversione del decreto, già passata il 4 novembre al Senato, è approdata ora alla Camera. Ma i rapporti di forza in aula non fanno prevedere colpi di scena nel tranquillo iter di approvazione, dal momento che, tra le forze politiche presenti in Parlamento, solo l’Italia dei Valori ha alzato la voce contro questa iniziativa del governo: “Non si può svendere in questo modo il bene più prezioso oggi esistente sulla Terra”, ha dichiarato il senatore dipietrista Felice Belisario. “Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili”. Anche l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris ha tuonato contro la legge: “Di questa decisione il governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema”. Secondo l’ex magistrato “la battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire ‘un altro mondo possibile’”.

La presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, durante il suo discorso in aula, ha dichiarato: “La questione della gestione della risorsa acqua è una delle grandi questioni sulle quali si interroga il mondo intero. Non è un problema di poco conto: ragioniamoci, cerchiamo di capire meglio. Dobbiamo avere attenzione al fatto che stiamo parlando dell’acqua, la risorsa più preziosa naturalmente a disposizione dell’umanità”. Nel suo partito si registrano sensibilità differenti, tanto più che nessuno dei tre candidati alla segreteria del Pd aveva risposto positivamente alla lettera del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” che chiedeva al futuro segretario un impegno preciso: sia Bersani che Marino si sono infatti dichiarati contrari ad una gestione pubblica del sevizio idrico; non pervenuta, invece, la risposta di Franceschini.

Del resto, il recupero delle società miste fra le “vie ordinarie” di assegnazione dei servizi pubblici locali è conseguente al recepimento da parte del governo del modello delle amministrazioni di centrosinistra e quindi rappresenta un indubbio successo del blocco tosco-emiliano nel condizionamento del processo di riforma in corso.

Netta, infine, la contrarietà alla legge approvata dal Senato da parte della sinistra radicale: “La scelta di privatizzare l’acqua”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, “oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza rispetto alle scelte di altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua e che oggi sono tornati sui propri passi e stanno ripubblicizzando i servizi idrici, come avviene nella città di Parigi, che entro il 2010 opererà la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico della capitale francese”.

Le reazione dei movimenti

Durissime le reazioni dei movimenti impegnati da anni per il riconoscimento e la tutela dell’acqua come “bene comune” sottratto alle logiche di mercato.

“Si chiude così il lungo e duro scontro politico e istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali”, ha detto Emilio Molinari del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua. “Uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centrodestra e centrosinistra uniti”.
Sarcastico Marco Bersani di Attac Italia: “I ripetuti appelli di Confindustria perché si mettessero a disposizione delle imprese i servizi pubblici locali come fonte di guadano assicurato in tempi di crisi, non poteva restare inascoltato”.

“È la vittoria del mercato, della merce, del profitto”, ha tuonato indignato p. Alex Zanotelli. “Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’‘accesso all’acqua’ è ‘diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni’”.

La battaglia per il riconoscimento dell’acqua bene comune, però, non è ancora chiusa. Il decreto del governo si riferisce infatti ai servizi pubblici di “rilevanza economica”. Obiettivo dei movimenti diventa ora quello di ottenere dagli enti locali la dichiarazione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica” perché dotato di rilevanza sociale, culturale, ambientale, in modo da sottrarlo alla normativa appena approvata. È quanto ha già fatto la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola, che lo scorso 20 ottobre, con una delibera della Giunta Regionale, ha definito l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica”, avviando così il processo per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

Emilio Carnevali

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 17, 2009 by Maria Rubini

THE INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 13, 2009 by Maria Rubini

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939. Ma il 17 novembre è anche il giorno in cui gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene nel ’73. Ed è infine il giorno in cui, ancora in Cecoslovacchia, il regime comunista represse duramente gli studenti che si opponevano al regime.

L’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum decise tre anni fa di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca.

Anche in Italia l’Unione degli Studenti lancia una grande mobilitazione studentesca, in tutti i capoluoghi di provincia. Riporto l’appello italiano.

Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

Link – Coordinamento Universitario
Unione degli Studenti

A seguito l’elenco dei cortei (in fase di aggiornamento)

* ALTAMURA (BA) @ Piazza Zanardelli ore 9,30
* AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00
* AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10 e Stati Generali della Scuola Pubblica
* BARI @ Piazza Umberto ore 9,00
* BARLETTA (BAT) @ Via Dante Alighieri ore 8,30
* BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00
* CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00
* CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30
* CATANIA @ Piazza Roma ore 9,00
* COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00
* ENNA @ castello di lombardia – 9:30
* FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00
* FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9.
* FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30
* FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00
* GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00
* ISERNIA @ davanti al Mr. Magoo ore 9.00 – ore 10.00 concerto alla Officina della cultura e del tempo Libero
* IMPERIA: ore 8.30 P.zza Dante
* LECCE @ Porta Napoli ore 9,30
* MONOPOLI (BA) @ Via Ippolito Nievo ore 9,00
* MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30
* MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00
* NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10
* NARDO’ (LE) @ Via XX settembre ore 8,30
* OSTUNI (BR) @ Viale dello Sport ore 9,00
* PUTIGNANO (BA) @ Largo “Liceo Laterza” ore 8,30
* RAGUSA @ Attività autogestiti mattutine nelle scuole e corteo pomeridiano
* REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00
* ROMA @ Piazza Vittorio ore 9,30
* SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30
* SAN SEVERO (FO) @ Villa Comunale 9,00
* SASSARI @ Piazza università – ore 9
* SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00
* SIRACUSA: ore 9.30 pantheon in via Foro Siracusano arrrivo alle 11.30 e attività in piazza, stand, corsi autogestiti cineforum, djset e concerto fino alla sera
* SORA @ Stazione FS ore 9.00
* TORINO @ Piazza Arbarello ore 9
* TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30
* VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30
In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, ENNA, TRAPANI


Il blog è un treno

Posted in Società with tags , on novembre 12, 2009 by Maria Rubini

Cos’è il blog? Chi sono i suoi passeggeri? E qual’è la sua destinazione? Chi scende, perché scende? E chi sale, perché sale? Chi sono i trolls? I visitatori della notte cosa fanno durante il giorno? Chi è girasole? Esistono veramente Tinazzi e Stirner e viviana v.? Domande senza risposta perse nella Rete. Un treno che non si ferma, non si ferma mai. Un blogger ha inserito in un commento una poesia. La più bella che sia stata dedicata al blog. Grazie a: “un passeggero“.

 

IL BLOG E’ UN TRENO
Il blog è come un treno.
Un treno senza una destinazione finale e che nessuno sa bene da dove sia partito.
Alle stazioni c’è chi sale e chi scende.
In viaggio, tra una fermata e l’altra si parla. Del più e del meno.
E’ un treno dove sali senza biglietto.
Ma dove c’è la prima classe, la seconda classe e la terza classe.
C’è anche un macchinista. Ma come nei treni reali nessuno lo vede, nessuno ci parla.
Ogni tanto un annuncio dall’interfono.
Ogni tanto qualche passeggero si dimentica di quello che è e si mette a controllare i biglietti.
Si dimentica pure che su questo treno nessuno ha il biglietto. Perchè è gratuito.
Ma lui controlla lo stesso.
Solo per sentirsi più importante.
C’è pure chi non scende mai dal treno, pur intuendo che una destinazione vera non ce l’ha.
Ma rimane lo stesso. Perchè alle stazioni sale e scende tanta gente interessante.
E non c’è di meglio da fare, di meglio dove andare. E poi in fondo le stazioni sono tutte uguali.
Che motivo c’è di scendere?
E poi parla con uno e parla con l’altro, magari ti scopri diverso, cambiato, pure informato…. Ti sembra di essere quasi..migliore.
E allora resti su.
E, intanto, passano le stazioni, tanti sono scesi alla loro fermata. Alcuni sono saliti. Ma la gente che sale ti sembra sempre meno interessante. Quelli cha salivano una volta sì, che erano dei passeggeri interessanti!
E allora cominci a dire …alla prossima scendo.
E poi ancora, alla prossima scendo.
Ma… che scendo a fare?
Vediamo piuttosto dove porta sto treno.
Vediamo qual’è la sua destinazione finale.
Come faccio a parlare con il macchinista? Lui si potrebbe sapere dove sta andando il treno.
Ma non si può. Le carrozze non comunicano con la motrice.
E quell’interfono che annuncia solo la prossima stazione. Mai un capolinea. Oppure un marcia indietro. Non può.
Sempre sulle sue rotaie.


Dalle Ferrovie del Blog
Buon Viaggio.
Un Passeggero

Nota: La poesia è stata pubblicata in un commento al Post: “Rai al capolinea” del blog di Beppe Grillo. Grazie ancora all’autore anonimo.

Come sempre chi vuole può scendere…

L’ autodistruzione

Posted in Politica, Società with tags , on novembre 10, 2009 by Maria Rubini

I mesi passano ma la situazione non cambia. Anzi, se possibile, si aggrava.

Le cose chiave sono due:

1) La politica si sta imbarbarendo. Chi pensava che dopo i grandi rumori dell’estate  sarebbe arrivato un autunno più meditativo, si sbagliava di grosso. Oramai la politica italiana (insieme a tutto il sistema dei media) sembra aver preso una deriva da cui non c’è via d’uscita. Alla fine, qualcuno dovrà gettare la spugna e scendere dal ring. Ma fino a quel momento saranno botte da orbi. Su questo fronte, insomma, purtroppo c’è da attendersi poco di buono. I dialoghi sono interrotti e parlano le spade e le pistole. E, da quel poco che si capisce, invece di andare verso una sorta di risanamento collettivo, sia andrà piuttosto verso il suo contrario. La politica, cioè, sembra avviata a imbarbarirsi ancora di più, in una sorta di spirale senza fine.

2) Il secondo aspetto inquietante riguarda la politica economica. Abbiamo attraversato tutta la crisi senza una politica economica e probabilmente andremo avanti così. Un po’ perchè Tremonti non ci crede (non cerde che si possa fare qualcosa per migliorare l’economia), e un po’ perchè non ci sono i soldi e non c’è il coraggio.

Il Sud crolla sotto le piogge e si sfascia, ma la politica italiana manda Bertolaso con il suo carro attrezzi e poi va avanti a fare le sue sciocchezze. E sembra anche che prima di Natale partiranno addirittura i lavori per il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera probabilmente più inutile di tutte.

Perchè la politica italiana, già paurosamente priva di soldi, abbia deciso di infilarsi in progetti costosissimi e di puro spreco nessuno lo sa.

Forse il desiderio di autodistruzione.