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Siamo tutti in pericolo / intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini

Posted in Politica, Società with tags , , on dicembre 1, 2009 by Maria Rubini

Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò “la situazione”, e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La “situazione” con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della “situazione”. Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…

Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, “assurdo” non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, “la situazione”, e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo. (…)

Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?

Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.

Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto riderei bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io pago un prezzo… È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.

E qual è la verità?

Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire “evidenza”. Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è “stare con i deboli”. Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.

Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo popolare, cioè sei “consumato” avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo- cinese, che cosa ti resta?

A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht, insomma.

Come dire che hai nostalgia di quel mondo.

No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere “di che segno sei”. Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse – se ha ancora un soffio di vita – in quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non facio né un processo alle intenzioni né mi interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la “situazione”. È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del “cantando sotto la pioggia”. Ma sale e ti annega. Se siamo a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati.

E tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo, ignoranti e felici.

Detta così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade (eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa. S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di fari libera e padrona di se stessa. S’intende che mi immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato “la vita violenta”. Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.

Ma abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la repressione “più avanzata”…

Che mi fa rabbrividire.

Se non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiusa la televisione, come animi il tuo presepio?

Credo di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.

Perché pensi che per te certe cose siano talmente più chiare?

Non vorrei parlare più di me,forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.

Pasolini, se tu vedi la vita così – non so se accetti questa domanda – come pensi di evitare il pericolo e il rischio?

È diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande. “Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti lascio le note che aggiungo per domani mattina”. Il giorno dopo, domenica, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della polizia di Roma.

Intervista a Pier Paolo Pasolini, L’Unità 1 novembre 1975

Questo che pubblichiamo è il testo dell’intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975 Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non mio. Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato, ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo che appare continuamente nelle risposte che seguono. “Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”.

dall’ archivio de L’ Unità

27 E 28 NOVEMBRE: DUE GIORNATE DI PROTESTA CONTRO SOVRAFFOLLAMENTO E 41 BIS

Posted in Politica, Società with tags , , , , on novembre 23, 2009 by Maria Rubini

Contro l’inerzia del governo in materia di sovraffollamento carcerario e contro l’inasprimento del 41 bis, la Giunta indice due giornate di protesta: astensione dalle udienze il 27 novembre e poi tutti a Napoli il 28 novembre per la Giornata per la legalità della pena: manifestazione pubblica, incontro – dibattito e concerto finale.

Giornata per la legalità della pena: 28 novembre 2009

La manifestazione inizierà la mattina alle ore 10,00 in piazza dei Martiri con l’iniziativa “Detenuto per un minuto”, nel corso della quale verrà distribuito materiale informativo sulle attuali condizioni di vita all’interno del carcere; proseguirà poi alle ore 15,00 con l’incontro-dibattito al teatro Politeama e terminerà con il “concerto per la legalità della pena”. A breve forniremo tutti i dettagli dell’iniziativa.
Sono stati invitati ad intervenire Donato CAPECE (Segretario SAPPE), Pietro BUFFACANTONE (Direttore Casa Circondariale di Roma Rebibbia – ANDAP), Luca PALAMARA (Presidente ANM), Franco IONTA (Capo del DAP), Emilio DI SOMMA (Vice Capo del DAP), Luigi MANCONI (Presidente di “A buon diritto”), Rita BERNARDINI (Commissione Giustizia, Radicali Italiani), Patrizio GONNELLA (Presidente Antigone), Leo BENEDUCI (Segretario OSAPP), Roberto SANTINI (Segretario SINAPPE), Pompeo MANNONE (Segretario CISL-FNS), Francesco QUINTI (Responsabile Nazionale FP-CGIL), Giuseppe MORETTI (Segretario Generale FNPP-UGL), Eugenio SARNOFAVERO (Direttore Ristretti Orizzonti).

Sono stati peraltro invitati a prendere parte alla manifestazione tutti i componenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato e i principali esponenti delle varie forze politiche. (Direttore Casa Cirdondariale di Torino – ANDAP), Carmelo (Segretario Generale UILPA), Ornella


Delibera del 19 ottobre 2009


La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane


viste

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’UCPI il 4 ottobre 2009 all’esito della discussione svoltasi nell’ambito della Sezione di lavoro dedicata a “La questione carcere”;

la mozione approvata dal Congresso Straordinario dell’U.C.P.I. il 4 ottobre 2009 su proposta della Camera Penale “G. Bellavista” di Palermo e di altri firmatari;

ritenuto

come già espresso in sede congressuale, i contenuti di tali mozioni, che qui si richiamano, sono interamente da condividersi;


valutato


– l’intollerabilità dell’odierna situazione carceraria, denunciata da mesi da molte Camere Penali territoriali e dalla Giunta, anche di concerto con gli altri soggetti operanti in detta realtà, e censurata anche in una recente pronuncia della Corte Europea di Strasburgo, trova la sua origine in scelte di politica criminale, che, mosse da mere esigenze di propaganda, hanno sotto più aspetti inasprito il regime sanzionatorio e detentivo;
– a fronte di una situazione il cui carattere di emergenza è noto e reso viepiù evidente dai continui episodi di protesta e persino da condotte di autolesionismo, rifulge la completa assenza, salvo rare meritorie eccezioni, di adeguata proposta politica da parte del governo così come da parte delle forze politiche di opposizione;
– se infatti il c.d. piano per l’edilizia carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di mettere mano alle necessarie modifiche normative atte a far fronte adeguatamente alla situazione di emergenza causata dal sovraffollamento;


valutato inoltre


– le istanze “securitarie”, origine prima dell’odierna drammaticità delle condizioni di vita nelle carceri, sono state recentemente utilizzate dal Parlamento anche al fine di inasprire ancor più il regime detentivo previsto dall’art. 41 bis dell’O.P., introducendo ulteriori profili di illegittimità costituzionale in un trattamento che già viola profondamente, sotto più aspetti, i diritti fondamentali della persona e l’uguaglianza dei cittadini;
– nel dispiegarsi della volontà di dimostrare una pretesa inflessibilità a fronte dei fenomeni criminali, il Parlamento si è ultimamente spinto persino ad introdurre norme che violano palesemente il diritto di difesa del detenuto in regime differenziato, limitando nel numero e nella durata i colloqui con il difensore, e che “criminalizzano” l’avvocato, gettando sulla sua figura l’ombra di condotte di connivenza od agevolazione che ne ledono irrimediabilmente la dignità istituzionale;
ribadisce
– l’inumanità delle condizioni di vita in cui versano attualmente i detenuti, unitamente ai dati ufficiali relativi ai fattori che favoriscono la condotta recidivante, impongono un completo ripensamento del sistema delle pene, sì da differenziare il trattamento del condannato in ragione della natura del fatto commesso e della specifica capacità a delinquere, individuando pene “altre” rispetto a quella detentiva e ben più di questa adeguate a garantire il ravvedimento del reo ed il suo reinserimento nel contesto civile;
– il regime detentivo differenziato previsto dall’art. 41 bis dell’O.P. viola palesemente i diritti fondamentali della persona ed introduce elementi di privazione dei bisogni più elementari dell’uomo che non trovano giustificazione nelle esigenze di sicurezza che esso astrattamente persegue, con ciò ponendosi in radicale conflitto con il principio di uguaglianza;
– il diritto di difesa, nella sua inviolabilità, non tollera discriminazione alcuna in ragione di una ritenuta maggiore pericolosità del soggetto detenuto né tantomeno può consentirsi, a cagione delle medesime istanze di prevenzione, la mortificazione dell’alto ruolo svolto dal difensore;


denuncia


alla pubblica opinione, unitamente alla drammaticità delle condizioni di vita in cui attualmente versano i detenuti italiani ed alle palesi violazioni dei diritti primari che essi a vario titolo subiscono, la completa inefficacia di una agire politico che, in luogo della asserita sicurezza dei cittadini, è destinato al contrario a produrre un’intensificazione del fenomeno criminale, in uno con la regressione del livello di civiltà dello Stato;


denuncia altresì


la completa assenza da parte della politica di proposte adeguate a far fronte con razionalità ad una situazione di sovraffollamento di tale allarme da aver raggiunto il livello più critico dal dopoguerra;


esprime


la più ferma protesta a fronte della introduzione di norme giuridiche che consacrano una intollerabile e mai sopita cultura del sospetto nei confronti di colui che è costituzionalmente preposto alla tutela dei diritti del cittadino sottoposto a procedimento o colpito da sanzione penale;


proclama


lo stato di agitazione dei penalisti italiani e l’astensione dalle udienze penali e dall’attività giudiziaria penale per il giorno 27 novembre 2009, astensione che sarà convocata e si svolgerà nel pieno rispetto delle norme di legge in materia e delle altre disposizioni sulle astensioni forensi (ivi compresi i termini previsti e le comunicazioni agli Uffici Giudiziari e alle altre autorità)


invita


tutte le Camere Penali territoriali a partecipare alla manifestazione pubblica per la legalità della pena che si terrà a Napoli il giorno 28 novembre 2009;


dispone


la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Presidenti della Camera e del Senato, ai Presidenti e componenti delle Commissioni Giustizia, ai responsabili di tutte le forze politiche.
Roma, 19 ottobre 2009

Sorella acqua, fratello euro

Posted in Politica with tags , , , , , , , , on novembre 18, 2009 by Maria Rubini

Con la conversione in legge da parte del Senato del decreto legge 135/09, approvato dal governo lo scorso 9 settembre, subisce un’ulteriore accelerazione il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Il decreto è intervenuto a modificare la normativa in materia di servizio idrico contenuta in una legge del 2008 (articolo 23 bis della legge 133/2008), che prevedeva il conferimento della gestione del servizio, in via ordinaria, a “imprenditori o società in qualunque forme costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica”. Con le nuove norme l’assegnazione in “via ordinaria” di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica (oltre all’acqua sono qui considerati anche gas, energia, rifiuti e trasporti) è estesa a “società a partecipazione mista pubblica e privata”, a condizione che la selezione del socio industriale con compiti di gestione operativa “avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica” e che “al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40%”. Le gestioni cosiddette “in house” (affidamento diretto a società a capitale interamente pubblico) decadranno a partire dal 2011, mentre il 2012 è il termine oltre il quale decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.

Sete di diritti

La legge di conversione del decreto, già passata il 4 novembre al Senato, è approdata ora alla Camera. Ma i rapporti di forza in aula non fanno prevedere colpi di scena nel tranquillo iter di approvazione, dal momento che, tra le forze politiche presenti in Parlamento, solo l’Italia dei Valori ha alzato la voce contro questa iniziativa del governo: “Non si può svendere in questo modo il bene più prezioso oggi esistente sulla Terra”, ha dichiarato il senatore dipietrista Felice Belisario. “Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili”. Anche l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris ha tuonato contro la legge: “Di questa decisione il governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema”. Secondo l’ex magistrato “la battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire ‘un altro mondo possibile’”.

La presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, durante il suo discorso in aula, ha dichiarato: “La questione della gestione della risorsa acqua è una delle grandi questioni sulle quali si interroga il mondo intero. Non è un problema di poco conto: ragioniamoci, cerchiamo di capire meglio. Dobbiamo avere attenzione al fatto che stiamo parlando dell’acqua, la risorsa più preziosa naturalmente a disposizione dell’umanità”. Nel suo partito si registrano sensibilità differenti, tanto più che nessuno dei tre candidati alla segreteria del Pd aveva risposto positivamente alla lettera del “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” che chiedeva al futuro segretario un impegno preciso: sia Bersani che Marino si sono infatti dichiarati contrari ad una gestione pubblica del sevizio idrico; non pervenuta, invece, la risposta di Franceschini.

Del resto, il recupero delle società miste fra le “vie ordinarie” di assegnazione dei servizi pubblici locali è conseguente al recepimento da parte del governo del modello delle amministrazioni di centrosinistra e quindi rappresenta un indubbio successo del blocco tosco-emiliano nel condizionamento del processo di riforma in corso.

Netta, infine, la contrarietà alla legge approvata dal Senato da parte della sinistra radicale: “La scelta di privatizzare l’acqua”, ha dichiarato il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, “oltre ad essere sbagliata e pericolosa in quanto fa diventare un bene essenziale e comune a tutti i cittadini un privilegio e profitto per pochi, è anche in controtendenza rispetto alle scelte di altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione dell’acqua e che oggi sono tornati sui propri passi e stanno ripubblicizzando i servizi idrici, come avviene nella città di Parigi, che entro il 2010 opererà la ripubblicizzazione dell’intero sistema idrico della capitale francese”.

Le reazione dei movimenti

Durissime le reazioni dei movimenti impegnati da anni per il riconoscimento e la tutela dell’acqua come “bene comune” sottratto alle logiche di mercato.

“Si chiude così il lungo e duro scontro politico e istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali”, ha detto Emilio Molinari del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua. “Uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centrodestra e centrosinistra uniti”.
Sarcastico Marco Bersani di Attac Italia: “I ripetuti appelli di Confindustria perché si mettessero a disposizione delle imprese i servizi pubblici locali come fonte di guadano assicurato in tempi di crisi, non poteva restare inascoltato”.

“È la vittoria del mercato, della merce, del profitto”, ha tuonato indignato p. Alex Zanotelli. “Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle deboli di questo Paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!). Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione di papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’‘accesso all’acqua’ è ‘diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni’”.

La battaglia per il riconoscimento dell’acqua bene comune, però, non è ancora chiusa. Il decreto del governo si riferisce infatti ai servizi pubblici di “rilevanza economica”. Obiettivo dei movimenti diventa ora quello di ottenere dagli enti locali la dichiarazione del servizio idrico come “privo di rilevanza economica” perché dotato di rilevanza sociale, culturale, ambientale, in modo da sottrarlo alla normativa appena approvata. È quanto ha già fatto la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola, che lo scorso 20 ottobre, con una delibera della Giunta Regionale, ha definito l’acqua un “bene comune e un diritto umano universale” e il servizio idrico come “servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica”, avviando così il processo per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese.

Emilio Carnevali

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 17, 2009 by Maria Rubini

THE INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 13, 2009 by Maria Rubini

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939. Ma il 17 novembre è anche il giorno in cui gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene nel ’73. Ed è infine il giorno in cui, ancora in Cecoslovacchia, il regime comunista represse duramente gli studenti che si opponevano al regime.

L’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum decise tre anni fa di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca.

Anche in Italia l’Unione degli Studenti lancia una grande mobilitazione studentesca, in tutti i capoluoghi di provincia. Riporto l’appello italiano.

Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

Link – Coordinamento Universitario
Unione degli Studenti

A seguito l’elenco dei cortei (in fase di aggiornamento)

* ALTAMURA (BA) @ Piazza Zanardelli ore 9,30
* AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00
* AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10 e Stati Generali della Scuola Pubblica
* BARI @ Piazza Umberto ore 9,00
* BARLETTA (BAT) @ Via Dante Alighieri ore 8,30
* BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00
* CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00
* CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30
* CATANIA @ Piazza Roma ore 9,00
* COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00
* ENNA @ castello di lombardia – 9:30
* FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00
* FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9.
* FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30
* FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00
* GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00
* ISERNIA @ davanti al Mr. Magoo ore 9.00 – ore 10.00 concerto alla Officina della cultura e del tempo Libero
* IMPERIA: ore 8.30 P.zza Dante
* LECCE @ Porta Napoli ore 9,30
* MONOPOLI (BA) @ Via Ippolito Nievo ore 9,00
* MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30
* MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00
* NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10
* NARDO’ (LE) @ Via XX settembre ore 8,30
* OSTUNI (BR) @ Viale dello Sport ore 9,00
* PUTIGNANO (BA) @ Largo “Liceo Laterza” ore 8,30
* RAGUSA @ Attività autogestiti mattutine nelle scuole e corteo pomeridiano
* REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00
* ROMA @ Piazza Vittorio ore 9,30
* SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30
* SAN SEVERO (FO) @ Villa Comunale 9,00
* SASSARI @ Piazza università – ore 9
* SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00
* SIRACUSA: ore 9.30 pantheon in via Foro Siracusano arrrivo alle 11.30 e attività in piazza, stand, corsi autogestiti cineforum, djset e concerto fino alla sera
* SORA @ Stazione FS ore 9.00
* TORINO @ Piazza Arbarello ore 9
* TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30
* VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30
In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, ENNA, TRAPANI


Il blog è un treno

Posted in Società with tags , on novembre 12, 2009 by Maria Rubini

Cos’è il blog? Chi sono i suoi passeggeri? E qual’è la sua destinazione? Chi scende, perché scende? E chi sale, perché sale? Chi sono i trolls? I visitatori della notte cosa fanno durante il giorno? Chi è girasole? Esistono veramente Tinazzi e Stirner e viviana v.? Domande senza risposta perse nella Rete. Un treno che non si ferma, non si ferma mai. Un blogger ha inserito in un commento una poesia. La più bella che sia stata dedicata al blog. Grazie a: “un passeggero“.

 

IL BLOG E’ UN TRENO
Il blog è come un treno.
Un treno senza una destinazione finale e che nessuno sa bene da dove sia partito.
Alle stazioni c’è chi sale e chi scende.
In viaggio, tra una fermata e l’altra si parla. Del più e del meno.
E’ un treno dove sali senza biglietto.
Ma dove c’è la prima classe, la seconda classe e la terza classe.
C’è anche un macchinista. Ma come nei treni reali nessuno lo vede, nessuno ci parla.
Ogni tanto un annuncio dall’interfono.
Ogni tanto qualche passeggero si dimentica di quello che è e si mette a controllare i biglietti.
Si dimentica pure che su questo treno nessuno ha il biglietto. Perchè è gratuito.
Ma lui controlla lo stesso.
Solo per sentirsi più importante.
C’è pure chi non scende mai dal treno, pur intuendo che una destinazione vera non ce l’ha.
Ma rimane lo stesso. Perchè alle stazioni sale e scende tanta gente interessante.
E non c’è di meglio da fare, di meglio dove andare. E poi in fondo le stazioni sono tutte uguali.
Che motivo c’è di scendere?
E poi parla con uno e parla con l’altro, magari ti scopri diverso, cambiato, pure informato…. Ti sembra di essere quasi..migliore.
E allora resti su.
E, intanto, passano le stazioni, tanti sono scesi alla loro fermata. Alcuni sono saliti. Ma la gente che sale ti sembra sempre meno interessante. Quelli cha salivano una volta sì, che erano dei passeggeri interessanti!
E allora cominci a dire …alla prossima scendo.
E poi ancora, alla prossima scendo.
Ma… che scendo a fare?
Vediamo piuttosto dove porta sto treno.
Vediamo qual’è la sua destinazione finale.
Come faccio a parlare con il macchinista? Lui si potrebbe sapere dove sta andando il treno.
Ma non si può. Le carrozze non comunicano con la motrice.
E quell’interfono che annuncia solo la prossima stazione. Mai un capolinea. Oppure un marcia indietro. Non può.
Sempre sulle sue rotaie.


Dalle Ferrovie del Blog
Buon Viaggio.
Un Passeggero

Nota: La poesia è stata pubblicata in un commento al Post: “Rai al capolinea” del blog di Beppe Grillo. Grazie ancora all’autore anonimo.

Come sempre chi vuole può scendere…

L’ autodistruzione

Posted in Politica, Società with tags , on novembre 10, 2009 by Maria Rubini

I mesi passano ma la situazione non cambia. Anzi, se possibile, si aggrava.

Le cose chiave sono due:

1) La politica si sta imbarbarendo. Chi pensava che dopo i grandi rumori dell’estate  sarebbe arrivato un autunno più meditativo, si sbagliava di grosso. Oramai la politica italiana (insieme a tutto il sistema dei media) sembra aver preso una deriva da cui non c’è via d’uscita. Alla fine, qualcuno dovrà gettare la spugna e scendere dal ring. Ma fino a quel momento saranno botte da orbi. Su questo fronte, insomma, purtroppo c’è da attendersi poco di buono. I dialoghi sono interrotti e parlano le spade e le pistole. E, da quel poco che si capisce, invece di andare verso una sorta di risanamento collettivo, sia andrà piuttosto verso il suo contrario. La politica, cioè, sembra avviata a imbarbarirsi ancora di più, in una sorta di spirale senza fine.

2) Il secondo aspetto inquietante riguarda la politica economica. Abbiamo attraversato tutta la crisi senza una politica economica e probabilmente andremo avanti così. Un po’ perchè Tremonti non ci crede (non cerde che si possa fare qualcosa per migliorare l’economia), e un po’ perchè non ci sono i soldi e non c’è il coraggio.

Il Sud crolla sotto le piogge e si sfascia, ma la politica italiana manda Bertolaso con il suo carro attrezzi e poi va avanti a fare le sue sciocchezze. E sembra anche che prima di Natale partiranno addirittura i lavori per il famigerato Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera probabilmente più inutile di tutte.

Perchè la politica italiana, già paurosamente priva di soldi, abbia deciso di infilarsi in progetti costosissimi e di puro spreco nessuno lo sa.

Forse il desiderio di autodistruzione.

Saluti senza baci, per non infettarLa. Sciopero generale del 23 Ottobre.

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , , , , on ottobre 22, 2009 by Maria Rubini

Lettera Aperta al Ministro Brunetta

Ministro Brunetta,

il Suo collega di Governo, Ministro del Lavoro e della Salute, on. Sacconi, ha diramato una nota a tutte le Amministrazioni Pubbliche con l’indicazione rivolta ai dipendenti pubblici di rimanere a casa in caso di presenza di una sintomatologia riconducibile all’influenza H1N1, responsabile di una pandemia in corso.

Con la presente intendiamo informarLa che ci adegueremmo volentieri all’invito del Suo collega, ma purtroppo siamo impossibilitati. Infatti la Sua iniziativa di introdurre, attraverso la Legge 133/2008, una penalizzazione economica in caso di assenza per malattia, ci induce a recarci al lavoro quale che sia il nostro stato di salute. Non possiamo permetterci di ridurre ulteriormente i nostri salari, già decurtati dai tagli al salario accessorio, che a stento consentono ai lavoratori di arrivare alla fine del mese. Senza contare che il Suo Governo per il rinnovo dei contratti pubblici non ha stanziato che l’elemosina di 12 euro lordi mensili e che il DL di riforma della P.A. ci penalizzerà ulteriormente. Lei sicuramente capirà come, in questa situazione, non siamo nella condizione di aderire alla richiesta del Ministro Sacconi in quanto significherebbe togliere a noi e alle nostre famiglie ulteriori risorse economiche magari per un semplice raffreddore o un mal di gola, dal momento che si parla di sindromi simil-influenzali…

Cogliamo l’occasione per suggerirLe, qualora le Amministrazioni Pubbliche si rendessero disponibili ad ottemperare alla distribuzione di materiale finalizzato alla prevenzione del contagio, di approfittarne per fornire ai dipendenti pubblici anche quelle condizioni per lavorare dignitosamente che troppo spesso vengono a mancare.

È chiaro che, qualora decidesse di ritornare sui Suoi passi ed annullare la norma che penalizza la malattia, saremo lieti di accogliere l’indicazione del Ministro Sacconi e di rimanere a casa per curarci, evitando al contempo di trasformarci in untori della pandemia tra i nostri colleghi e tra gli utenti.

Saluti senza baci, per non infettarLa.

“Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti”, afferma Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale RdB.

“Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo. Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma – prosegue Leonardi – come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani. Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali”.
Conclude Leonardi: “E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori”.

Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti.

–    110 euro mensili (5 Liv.) per il triennio 2010-2012: a 28 euro nel 2010; 40 euro nel 2011; 42 euro nel 2012.

–    15 euro mensili per chi non fa la contrattazione integrativa, dal gennaio 2011;

–    6 euro in più di contribuzione per il Fondo Cometa;

–    Istituito un fondo di sostegno al reddito, gestito dall’ente bilaterale (imprese-sindacati).

Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo.

Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani.

Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali.

E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori

ALLA CRISI ECONOMICA, CHE IL GOVERNO VUOLE FAR PAGARE AI LAVORATORI E AI SETTORI SOCIALI PIÙ DEBOLI, RISPONDIAMO CON LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE.

CONTRO LA VALANGA DI LICENZIAMENTI, LE GABBIE SALARIALI E L’ATTACCO AL CONTRATTO NAZIONALE, CONTRO IL TENTATIVO IN CORSO DI RENDERE I LAVORATORI ANCORA PIÙ SUBORDINATI AI DESTINI DELLE AZIENDE.

SCIOPERO GENERALE

Venerdì 23 ottobre 2009 – INTERA GIORNATA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

CORTEO ORE 10.00 – DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA S. GIOVANNI

SALARIO – DIRITTI – DIGNITA’

PRENOTATE PER PARTECIPARE – TEL  051.389524 051.385932
Federazione Nazionale RdB CUB
Il PRC e il PDCI aderiscono allo sciopero.

Le donne si riprendono la voce: Tanti auguri a noi tutti

Posted in Politica, Quelle che scassano with tags , , , on settembre 29, 2009 by Maria Rubini

Dal 12 agosto, con un’intervista a Nadia Urbinati di Concita De Gregorio abbiamo aperto il dibattito su l’Unità sul “silenzio delle donne”. Da quel giorno abbiamo ospitato lettere, messaggi, commenti, analisi. Dal ragionamento volutamente “lieve” di Serena Dandini alla provocazione sul mutismo femminile di Benedetta Barzini. Ogni giorno parole per rompere il silenzio sul sessismo del premier, il velinismo, la festa di Casoria, le escort a Palazzo Grazioli. Una rivoluzione interrotta secondo Lidia Ravera. Per questo – scrive Dacia Maraini – bisogna alzare la voce contro le discriminazioni. Un dibattito serrato, commentato dai lettori con passione. Come se fossimo usciti/e dal letargo. Ma non basta l’indignazione, dice Alessandra Bocchetti. Bisogna governare. Soprattutto – parole di Luisa Muraro – se a governarci è il genere.

Parole. Per spezzare il silenzio. Le parole di Iaia Caputo contro il potere della tv, quelle di Rita Borsellino per riprendersi il tempo. Le parole di Nicla Vassallo che chiama a raccolta anche gli uomini, come Tiziana Bartolini. Mezz’ora di protesta al giorno, scrive Lorella  Zanardo, attraverso gli strumenti della democrazia orizzontale per ritrovare la voce. Il governo che silenzia è “un danno per gli uomini”, dice  Joanna Bourke. “Rompere il silenziatore”, insomma, per citare l’intervento di Livia Turco. Ma i diritti non sono ereditari e l’assuefazione ci ha spente – aggiunge Simona Argentieri – che invita le donne a esprimere la propria rabbia, a scendere in piazza.

Parole. Un fiume di parole. Di proposte. Di racconti, come quello che ci ha regalato la modella-scrittrice Aminata Fofana. Parole per ritrovarsi, riattivare la memoria. Come scrive Marisa Rodano che ricorda il valore delle lotte femminili nella democrazia. Le parole di Loredana Lipperini, di Vittoria Franco, di Jimenez Bartlett e Maite Larrauri, di Elettra Deiana, di Paola Gaiotti De Biase e Edda Billi, di Tiziana Bartolini, Ida Dominjianni e Susanna Nicchiarelli
Parole scritte. Parole dette  nel forum con Nadia Urbinati, Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e la regista Lorella Zanardo.

Questo fiume di parole che ha rotto il silenzio.

TANTI AUGURI A NOI TUTTI

Nel giorno del compleanno del premier (73) abbiamo pensato di farci un regalo, anzi due: di farli a voi. Il primo è la raccolta dei primi otto numeri della Silvio Story, la vera storia delle origini della fortuna e del successo di quest’uomo che «si è fatto da solo», come sempre dice, non senza – tuttavia – qualche aiutino.
Al collega di Le Monde che ci chiedeva come mai abbia avuto tanto successo in edicola questa storia a puntate e perché ce ne sia bisogno abbiamo risposto che la memoria è diventata un bene evanescente (disprezzato, spesso: antimoderno), che ci si dimentica della settimana scorsa figurarsi del ‘73, che l’eterno presente a cui la costante esibizione di sciocchezze ci costringe impedisce di pensare, di ricordare, di tenere a mente le origini della storia. Che non è vero che chiunque abbia talento in questo paese può fare fortuna, al contrario. È vero che la spregiudicatezza e il malaffare hanno costituito le fortune di chi oggi impedisce agli italiani che non partecipano al Monopoli del Sultano di avere la minima chance di campare con decenza. Che i soldi – fatti come, lo si spiega – in trent’anni hanno vinto sul resto. Ma è una vittoria che non lascia eredi poiché si basa sulle fortune – sull’impunità, sullo strapotere – di uno solo: come tutti mortale, l’età che avanza lo ricorda, come tutti destinato a passare. Conviene dunque cominciare a ripassare fin d’ora come questa storia sia iniziata e studiare come a scuola gli errori da evitare in futuro: a destra come a sinistra. Di errori, nei decenni, è disseminato il cammino compiuto fin qui: equamente distribuiti, quelli sì ed è l’unica equità visibile.
Il secondo regalo è la libertà di dire una cosa semplice ma tabù: alle ragazze di vent’anni non piace questo coetaneo del nonno per le sue doti naturali. Lo frequentano perché è potente e può dare qualcosa in cambio. Di solito lo fa. Il paese si sta adeguando rapidamente a considerare la prostituzione – non solo fisica, la prostituzione di chi si mette al servizio di chi paga – come la principale forma di sopravvivenza in epoca di stenti. Anche la moda lo fa. Due giornali come il Financial Times e l’Herald Tribune hanno segnalato ieri, all’unisono, come la moda italiana sia sia piegata allo stile “delle infauste feste di Berlusconi”. Velina style. Trasparenze e guepiere da ragazza-immagine in attesa di candidatura. Difendiamoci: le ragazze, noi stessi, l’Italia e persino il made in Italy. Ribelliamoci. L’Italia è piena di donne magnifiche capaci di fare film, scrivere libri e riparare motori, di scendere in fondo al mare a recuperare relitti e studiare le stelle, di crescere figli e insegnare a scuola, di sopportare gli stenti senza perdere la dignità, di tenersi in faccia la propria faccia senza volere quella che cancella il tempo, di credere che il tempo sulla faccia sia una medaglia, invece, segno prezioso della propria storia. Chiediamo silenzio a chi non dà voce, lavoro a chi non lo paga: non un marito miliardario, no, nè una carta di credito per fare shopping. Non è questo che vogliono le donne. Le veline non hanno colpa se non quella di non vedere alternativa. Mostriamogliela. Ribelliamoci subito, a partire dal suo compleanno e per sempre.

Concita de Gregorio

Controcampo italiano a Venezia – Cosmonauta

Posted in Società, Uncategorized with tags , on settembre 18, 2009 by Maria Rubini

“Quello che volevo era raccontare la storia di un’adolescenza, e lo volevo fare in modo leggero e spensierato, la parte relativa agli eventi storici e politici è funzionale a quella narrazione e per questo ho tenuto di proposito un tono giocoso anche su quel lato. Luciana, la protagonista, è una sognatrice pasticciona piuttosto che una ribelle con reali convinzioni politiche. Volevo evitare l’operazione nostalgia, perché volevo che il mio film parlasse anche e soprattutto alle nuove generazioni, per recuperare un pezzo di storia di cui non si discute spesso e che pochi conoscono. Ed è proprio la distanza da quei fatti che mi ha consentito di trattarli con ironia. Volevo un approccio leggero, allegro. Ecco perché ho scelto di prendere le canzoni degli anni sessanta e riproporle nella nuova versione dei Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, chiamando alla supervisione Max Casacci dei Subsonica. Le versioni originali avrebbero fatto scattare il meccanismo nostalgia, invece in questo modo spero di parlare anche ai più giovani. L’anacronismo che si crea con questa operazione è funzionale e, credo, gradevole.” Susanna Nicchiarelli, regista anche attrice e sceneggiatrice del film, storia di una formazione adolescenziale nell’Italia dei primi anni sessanta, quelli della corsa allo spazio, delle prime spedizioni sovietiche e dei sogni di gloria del comunismo nostrano.

È il 1957, la cagnetta Laika è stata appena mandata nello spazio dai sovietici, Luciana ha nove anni e sul più bello scappa dalla cerimonia della comunione: “Io là non ci torno perché sono comunista!”. È stato suo fratello più grande a trasmetterle la passione per la politica: un ragazzo strano, Arturo, che vive in un mondo tutto suo, forse per colpa delle medicine che prende per l’epilessia … è fissato con l’Unione Sovietica e soprattutto con la corsa allo spazio, tanto che parla solo di quello, e crescendo Luciana comincia a vergognarsi di questo fratellone un po’ bizzarro. In famiglia poi, la ragazza non fa altro che litigare: Luciana non sopporta il patrigno, la sua casa, i suoi soldi, e il modo in cui cerca di farle da padre.
A quindici anni Luciana è già entrata a far parte del circolo della FGCI locale, nella sezione che frequentava suo padre, morto ormai da tanto tempo e che tutti ricordano come un “vero comunista”. Con i giovani compagni di partito Luciana vive i suoi primi amori e i suoi primi tradimenti, combinando guai a più non posso … La verità però è che nel 1963, anche fra comunisti, avere più di un fidanzato e rubare il ragazzo a una compagna sono cose che non si fanno, e Luciana è troppo aggressiva, troppo impulsiva, troppo spregiudicata. Quando riceverà la condanna da parte dei compagni adulti della sezione, suo fratello non sarà più accanto a lei come quando erano piccoli per sostenerla e consolarla. Allora Luciana, come Valentina Tereshkova, la prima donna cosmonauta, dovrà fare tutto da sé.

A colloquio con la regista di “Cosmonauta”

di Alberto Crespi – l’ Unità

Qual è il modello femminile più forte, Madonna o Valentina Tereskova? «Per me, Madonna. Da ragazzina sognavo di essere come lei. Per la protagonista del mio film, la Tereskova: la prima donna nello spazio, un mito». Susanna Nicchiarelli è la regista di Cosmonauta, film premiato a Venezia e attualmente nei cinema, distribuito dalla Fandango. La storia di una giovanissima militante del Pci che cresce nei primi anni ’60, divisa tra la vita di sezione, la famiglia che non la capisce, il mito dei cosmonauti sovietici e un difficile rapporto con il cosiddetto sesso forte.

Un film che mette in circolo molte tipologie di donna – non solo la grande Valentina – e svariate generazioni, sullo schermo e fuori: Luciana, la protagonista, è adolescente quando Gagarin parte per lo spazio; sua madre è una donna che, dopo la morte del marito, si è risposata cercando sicurezza; Marisa, una compagna di sezione più grande, è una comunista tutta d’un pezzo che ha vissuto le prime lotte delle donne nel dopoguerra… e fuori dallo schermo c’è Susanna, la regista, poco più che trentenne; c’è la produttrice Laura Paolucci, la prima che ha creduto in lei e nel film; e c’è la giovanissima interprete Miriana Raschillà, adolescente che prima di girare il film confondeva la parola “sezione” con “sessione” e ha avuto bisogno di un corso accelerato di storia per scoprire cos’era il Pci degli anni ’60. «Le ho fatto leggere il Manifesto di Marx e Engels – racconta Susanna – suscitando la perplessità di suo padre, che è carabiniere. Poi, da brava laureata in filosofia, le ho spiegato Marx e forse l’ho convinta: è sorprendente quanto sia perfetto per descrivere la società italiana di oggi…».

Chiediamo a Susanna Nicchiarelli come interagiscano, fra passato e presente, tutti questi modelli femminili. Risponde con una premessa: «Credo che voi uomini abbiate la fortuna di vivere nel secolo di Woody Allen. Vi ha liberati dagli stereotipi maschili attraverso l’ironia. Grazie a lui, si può scherzare sulla virilità, sul fatto di durare 30 secondi in un rapporto sessuale, di essere bruttini… Noi donne dovremmo fare la stessa cosa. Io sono partita dalla mia adolescenza per raccontare un tipo di femminilità poco vista al cinema: una ragazza cicciottella, con qualche difetto, nella classica età in cui le ragazze non si piacciono. Questo però, ci tengo a dirlo, non deve criminalizzare chi sogna di essere una velina. Rapportarmi con Miriana mi ha fatto capire alcune cose sugli adolescenti di oggi. Sono vittime della sindrome del “noi sì». Si sentono continuamente dire, da gente della mia età: noi sì che avevamo delle idee, noi sì che facevamo politica, noi sì che eravamo fighi… Le stesse cose che noi abbiamo subito dai fratelli maggiori, da coloro che hanno fatto il ’68… Ebbene, è indispensabile uscire da questa sindrome. Io vorrei addirittura rovesciarla: a volte mi viene il dubbio che i ragazzi di oggi siano la generazione più libera che sia mai esistita. Hanno internet, comunicano di continuo con chat e telefonini, usano fonti d’informazione che noi ci sognavamo. La contrapposizione noi/voi è un errore. Bisogna mettersi sullo stesso piano e capire che tutti siamo vittime di meccanismi di persuasione. L’unica cosa che possiamo insegnar loro è lo spirito critico. Non dobbiamo fargli spegnere tv e computer, ma aiutarli a scegliere cosa c’è dentro le tv e i computer».

Susanna Nicchiarelli guarda la televisione? E cosa pensa dell’uso del corpo femminile all’interno dei programmi tv? «Guardo moltissimo la tv. È indispensabile per capire in che paese viviamo. Sono stata una fan del Grande fratello – certe puntate, da sceneggiatrice, vorrei averle scritte io! –, ho riletto “1984” e l’ho trovato incredibilmente attuale. L’immagine della donna in tv è agghiacciante – ma il falso pudore della vecchia Rai in bianco e nero non era migliore. Il nostro dovere di donne e di artiste è inventare personaggi femminili diversi, più articolati. Nel mondo della comunicazione siamo fermi ai binomi madre/non madre, velina/non velina, moglie/non moglie; in quello della politica, non ne parliamo. Proviamo a rovesciare: e se volessimo riconoscere intelligenza a chi usa consapevolmente il proprio corpo per raggiungere degli obiettivi? La cosa davvero grave è che le donne in tv coprono una fascia d’età e di look molto ristretta. Bisogna proporre una pluralità di modelli che le ragazze possano emulare, perché non puntino solo a fare la velina e sposare un calciatore, che è il corrispettivo del Superenalotto, la ricchezza per botta di culo, senza merito. Luciana Littizzetto è una figura importante, come lo era Serena Dandini. Se una donna emancipata e politicizzata pensa che le veline siano delle puttane, sbaglia. Si distacca dalla realtà. E avendo studiato filosofia, di intellettuali lontani dalla realtà ne ho conosciuti fin troppi».