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La Siria ha sempre invitato al disarmo nella regione

Posted in Politica with tags , , , , on luglio 25, 2012 by Maria Rubini

Il Ministero degli Affari Esteri e degli Espatriati ha commentato il trattamento negativo riservato da alcuni mezzi d’informazione al contenuto del suo ultimo comunicato, riguardante la campagna mediatica contro la Siria allo scopo di preparare l’opinione pubblica a un intervento militare in Siria sotto lo slogan della menzogna delle armi di distruzione di massa, sottolineando che questi mass-media hanno estrapolato dal suo contesto – in modo premeditato – questo comunicato, con il pretesto ch’esso costituirebbe di fatto la dichiarazione di possesso di armi non convenzionali da parte della Repubblica Araba Siriana.

Il Ministero ha altresì chiarito che: “Lo scopo del comunicato stampa e della conferenza stampa non era affatto una dichiarazione, bensì una risposta alla campagna mediatica sistematica contro la Siria per preaparare l’opinione pubblica internazionale alla possibilità di un intervbento militare sotto lo slogan della menzogna delle armi di distruzione di massa e della probabilità di utilizzarle in Siria contro i gruppi terroristici armati ed i civili e l’eventuallità di cederle ad una terza parte”. Il comunicato aggiunge che: ” Nel ribadire che queste affermazioni sono categoricamente ingiuste, non ne ignoriamo la gravità, poiché le parti che programmano questa campagna nella stampa mondiale sono le stesse che si sono mobilitate contro la Siria, mediante i mass-media e i circoli internazionali, e sono sempre le stesse che hanno fabbricato la menzogna delle armi di distruzione di massa in Iraq, la cui palese falsificazione è stata poi rivelata”.

Il comunicato del Ministero degli Affari Esteri e le dichiarazioni del portavoce ufficiale si collocano nel quadro della spiegazione delle direttive generali della politica di difesa dello Stato, in risposta alle ipotesi e alle ingiuste accuse mediatiche. Il Ministero ha ribadito la necessità di prefiggersi precisione e professionalità nellacopertura delle notizie riguardanti l’ambito siriano , che devono sempre essere collocate nel loro giusto contesto.

I n questo contesto, ieri il Ministro dell’Informazione, Omran al-Zo’bi, ha rilasciato una dichiarazione allaradio Cham FM, affermando che quella che si sta svolgendo è una vera e propria campagna internazionale guidata dalle diplomazie americana e israeliana, sotto lo slogan allarmante del “futuro delle ipotetiche armi chimiche che la Siria possiederebbe”, sottolineando che questa campagna si iscrive nel quadro delle persistenti pressioni per far passare una risoluzione internazionale contro la Siria con il pretesto di preservare la sicurezza e la pace internazionali.

Il Ministro dell’Informazione ha ribadito che la Siria, da più di vent’anni, ha invitato al disarmo delle armi di distruzione di massa nella regione, sotto la supervisione e il patrocinio delle Nazioni Unite, e questo invito comprende le armi nucleari israeliane, facendo presente che gli israeliani, in base a quanto affermato dai comandanti militari e politici, in passato hanno ammesso la presenza di armi nucleari israeliane e il possesso di tali armi da parte di Israele.

Il Ministro ha aggiunto che la Siria, quando discute delle accuse che la competono, semplicemente risponde a simili pretestuose affermazioni, falsità e menzogne provenienti da canali diplomatici o da servizi segreti occidentali, né più né meno; e che quando il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dice che non ricorrerà ad armi chimiche contro il suo popolo, egli non dice che la Siria possiede armi chimiche, e che questa è una questione etica e nazionale. Loro invece hanno interpretato questa risposta come un’ammissione del fatto che la Siria possiede armi chimiche, il che corrisponde pienamente ai loro desideri e alle loro ossessioni, posto che il significato e il valore reale delle parole dette si collocano in un altro contesto, completamente diverso.

Comunicato Ambasciata Repubblica Araba Siriana

EE.UU. analiza fracasos en provocaciones por visita del Papa a Cuba

Posted in America Latina, Politica, Società with tags , , , on aprile 9, 2012 by Maria Rubini

Tras fracasar en sus intentos de presionar y organizar provocaciones contra la visita del Papa Benedicto XVI a Cuba, el gobierno de Estados Unidos realizó un  análisis con sus empleados en Cuba. A través de la red social Twitter se conoció que Joaquín Monserrate, primer secretario político económico de la Sección de Intereses de EE.UU. en La Habana, acudió este sábado 7 de abril de 2012 a la residenCIA del barrio habanero de Miramar donde sesiona el espacio  Estado de SATS.

Tratando de justificar ante sus empleadores su fracaso en dañar la visita papal, algunos de los presentes en el encuentro de este sábado alegaron ante Monserrate su supuesta detención por algunas horas. Sin embargo, ninguno de los “luchadores por los Derechos Humanos” allí presentes se percató de que hacían eso ante el representante del gobierno que administra en el territorio cubano de Guantánamo la prisión donde hace más de diez años -equivalentes a casi cien mil horas- permanecen, sometidos a tratos degradantes y torturas, 171 detenidos sin cargos ni juicio.

Coincidiendo con el viaje de Benedicto XVI a  la Isla, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) -que por primera vez impugna al gobierno norteamericano-, junto al Centro de Derechos Constitucionales (CCR por sus siglas en inglés) y el Centro por la Justicia y el Derecho Internacional (CEJIL) decidieron solicitar a la Casa Blanca poner fin al injusto cautiverio de  del argelino Djamel Ameziane, uno de los prisioneros recluidos en Guantánamo. Ameziane se trasladó de Canadá a Afganistán, poco antes de la invasión de Estados Unidos, en octubre de 2001, huyendo de la deportación hacia su país de origen; como otros miles de refugiados, escapó a Pakistán para huir de la guerra, pero fue detenido y vendido a las fuerzas estadounidenses a cambio de una recompensa y trasladado al único lugar de Cuba donde se viola el derecho a un juicio justo: la Base Naval que EE.UU. mantiene en contra de la voluntad de los cubanos.

Tampoco los presentes en Estado de SATS le solicitaron al gobierno de  Estados Unidos apoyo para sus colegas asentados en España, luego de permanecer en las prisiones cubanas por servir a la estrategia norteamericana de “cambio de régimen” en la Isla, a los que el gobierno ibérico acaba de recortar las ayudas y que en su inmensa mayoría se encuentran sin empleo. No hubo allí un minuto para recordar a una de esas personas: Albert Santiago Du Bouchet Hernández, quien se suicidó recientemente en La Palma, Islas Canarias, por no encontrar salida a su situación económica y cuyo cadáver -según informaciones difundidas en sitios de la contrarrevolución en Internet- permanece en congelación porque su familia no tiene dinero para el sepelio.

Miles dólares, tecnología de punta y un puñado de personajes de opereta, cumpliendo un guión escrito desde Miami, no bastaron para empañar la imagen que vio el mundo de un pueblo libre que acogió respetuoso al Sumo Pontífice de la Iglesia Católica. Pero la reunión de este sábado en Estado de SATS, sí puede ser suficiente para conocer cuánto de servilismo y genuflexión llevan en sí los títeres que, con la complicidad de algunos medios de comunicación, el gobierno de Estados Unidos quiere vender al mundo como “disidencia cubana”.

Iroel Sànchez

Le lezioni dell’ Honduras

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , on luglio 11, 2009 by Maria Rubini

Si racconta una storiella rivelatrice tra i presidenti latinoamericani:

“- Sai perché no ci sono colpi di stato negli USA?

– No!

– Perché negli USA non ci sono ambasciate degli USA.”

Nonostante questi e molti altri precedenti, vediamo adesso i leaders del Partito Democratico indignarsi con il rifiuto di ricontare i voti in Iran, denunciando una terribile dittatura.

Qual è invece la lezione dell’Honduras? Per la prima volta nella storia, Gli Usa appoggiano la condanna di un colpo di stato in America Latina permettendo che si realizzi la condanna unanime di un atto di forza militare in tutte le organizzazioni internazionali.

Questo significa che questa volta l’ambasciata americana non ha partecipato all’atto di forza? Sfortunatamente no. In maniera indiscreta, un deputato della destra honduregna ha rivelato pubblicamente la cospirazione che mantenevano i golpisti con l’ambasciata degli USA.

Questi lo ha fatto nella memorabile messa in scena del rozzo travestimento democratico nella quale si è realizzata la “elezione” del “successore” del presidente Zelaya, che avrebbe rinunciato secondo la lettera falsa letta da questo inebetito “successore”, che si è dimenticato di contraffare una lettera di rinuncia del vice-presidente, al quale spettava la successione al presidente sequestrato. Questa sessione è stata trasmessa dalla Radio Globo di Honduras, l’ultima ad essere silenziata dai “democratici” del “governo provvisorio”.

Secondo il summenzionato deputato, l’ambasciatore degli Usa, che ha approvato la mobilitazione golpista, sarebbe stato contro la realizzazione del golpe prima della consulta popolare non vincolante, chiamata “referendum” dalla Corte Suprema honduregna e dalla grande stampa internazionale che cerca in ogni modo di giustificare il colpo di stato.

Sarebbe molto difficile credere che il governo degli Usa sia stato estraneo alla cospirazione in un paese che è servito da base per le sue organizzazioni militari mercenarie che hanno destabilizzato il governo legittimo dei sandinisti. In questo mondo di controinformazione nel quale viviamo, ho ascoltato lo speaker de la TV Globo News in Brasile dire che le organizzazioni militari dei “contras” honduregni hanno combattuto contro i “guerriglieri” nicaraguensi.

Conosciamo tutti gli alti costi di queste operazioni di guerra di bassa intensità, le quali possono servire da modello di corruzione per le organizzazioni di difesa dei diritti umani e per la trasparenza. Il Congresso degli Usa si è occupato di rivelarci i dettagli tenebrosi della operazione triangolare contro il governo sandinista, diretta dall’allora vice-presidente degli Usa, George Bush: Il governo degli Usa ha diffuso le operazioni del narcotraffico a partire dalla Colombia attraverso i “contras” presenti in Honduras, Costa Rica e El Salvador. I loro profitti servirono per finanziare le loro operazioni e, nello stesso tempo, per comprare armi per l’eterno “nemico” pubblico degli Usa: il governo dell’Iran. [H. Mussavi a quell’epoca, N.d.T.]

Nonostante le loro differenze, i leaders religiosi iraniani decisero con l’allora candidato George Bush di prolungare il sequestro dei nordamericani prigionieri nell’Ambasciata a Teheran per demoralizzare Carter e permettere la vittoria elettorale di Reagan in cambio di questo aiuto militare segreto.

Facilmente sorgono accuse sul fatto che questo tipo di informazioni fanno parte delle teorie “cospirative”. Senza dubbio ci stiamo riferendo ai fatti rivelati dalle investigazioni del Congresso degli Usa, la qual cosa è indicativa, che si creda nelle cospirazioni, che abbiano avuto esito o meno.

Tali conclusioni si rafforzano con le osservazioni di Ramsey Clark ed il vescovo Filipe Teixeira della Diocesi di San Francesco di Assisi nel loro messaggio urgente al Presidente degli Usa:
“Prendendo in considerazione:

  1. La stretta collaborazione dei militari Usa con l’esercito honduregno manifestato per l’addestramento e gli esercizi comuni;
  2. Il ruolo della base militare Soto Cano, ora sotto il controllo del colonnello Richard A. Juergens, il quale era il Direttore delle Operazioni Speciali durante il sequestro nel febbraio 2004 del Presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide;
  3. Che il capo dello Stato Maggiore dell’Esercito honduregno generale Romeo Vasquez è stato addestrato nella Scuola delle Americhe degli Usa;
  4. Che il segretario aggiunto di Stato Thomas A. Shannon Jr. e l’ambasciatore degli Usa in Honduras, Hugo Llorens erano perfettamente informati dei conflitti che avrebbero portato al golpe militare.

Concludiamo che il governo degli Usa ha responsabilità nel golpe ed è obbligato ad esigere che l’esercito honduregno ritorni all’ordine costituzionale evitando azioni criminali contro il popolo honduregno.

Per tanto insistiamo, in nome della pace nella regione, che il presidente Barack Obama tagli immediatamente ogni aiuto e ogni relazione con l’esercito dell’Honduras e sospenda tutte le relazioni con il governo de facto dell’Honduras fino a quando il Presidente costituzionale non sia ritornato al suo posto.”
In sintesi, il curriculum statunitense in Honduras mostra quanto sia difficile avere fiducia nei suoi disegni democratici nella regione. Forse, il ritorno dei sandinisti e dei rivoluzionari  salvadoregni al governo dopo anni di brutale repressione nei propri paesi ha insegnato qualcosa alla diplomazia statunitense, anche se vacillante nel condannare definitivamente il golpe honduregno.
La stampa internazionale esprime queste titubanze chiamando Zelaya “deposto” ed il golpista Roberto Micheletti Presidente “ad interim”; definendo la consulta on vincolante, una proposta di Zelaya per creare una Costituente, “referendum” al fine di perpetuarsi nel potere. Cose che non si sono sentite a proposito del presidente assassino della Colombia che vuole il terzo periodo presidenziale, né si sono sentite a proposito delle pretese di rielezione di Fujimori, Menem o Fernando Henrique Cardoso.
Tutto ciò, incluse le dichiarazioni della Segretaria di Stato Hilary Clinton sul necessario rispetto delle istituzioni honduregne che hanno accordi con gli Usa, ci mostrano che esistono divergenze nel governo Usa. Con l’incredibile appoggio internazionale su cui conta il presidente Zelaya si sta tentando di obbligarlo ad una negoziazione spuria con i golpisti. Fino ad oggi la giustizia venezuelana non accetta la definizione di colpo di stato per quello che realizzarono i suoi gorilla locali nel 2002. Immaginate quello che vanno a proporre in Honduras…

Zelaya ed il popolo honduregno hanno molte difficoltà davanti ma non devono intimorirsi di fronte a queste. Non hanno nessun motivo per abbassare la testa di fronte ai mercenari e ai suoi capi, né di fronte ai golpisti che sono disprezzati dall’intera umanità, nonostante gli appoggi aperti o mascherati dei grandi media di comunicazione.
– Theotonio Dos Santos, Presidente della Cattedra y Red sobre Economía Mundial y Desarrollo Sostenible de la UNESCO e la ONU.  Professore emerito della Universidad Federal Fluminense (UFF) de Río de Janeiro. Fonte: http://theotoniodossantos.blogspot.com

da Americalatina en Movimiento  (trad. dal Castigliano Ciro Brescia)