Archivio per studenti

17 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE STUDENTESCO: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 17, 2009 by Maria Rubini

THE INTERNATIONAL DAY OF STUDENTS

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on novembre 13, 2009 by Maria Rubini

Da oltre sessant’anni il 17 novembre è una data di grande valore simbolico per gli studenti: in quella data, infatti, centinaia di studenti cecoslovacchi che si opponevano alla guerra furono arrestati e uccisi dai nazisti nel 1939. Ma il 17 novembre è anche il giorno in cui gli studenti greci furono massacrati dai carri armati del regime ad Atene nel ’73. Ed è infine il giorno in cui, ancora in Cecoslovacchia, il regime comunista represse duramente gli studenti che si opponevano al regime.

L’assemblea mondiale di Bombay del World Social Forum decise tre anni fa di ripristinare questa data della memoria e di renderla un momento importante di mobilitazione studentesca.

Anche in Italia l’Unione degli Studenti lancia una grande mobilitazione studentesca, in tutti i capoluoghi di provincia. Riporto l’appello italiano.

Il futuro del nostro paese e del mondo è in mano alla nostra generazione. L’Italia di oggi è fortemente in declino sia dal punto di vista economico sia da quello civile e culturale, e l’unica risposta che il governo riesce a elaborare è l’attacco alle basi del nostro futuro, alla conoscenza, al lavoro, ai beni comuni, ai diritti, alla democrazia.
Le uniche risorse di cui disponiamo, oggi, e su cui possiamo costruire una speranza per il futuro, sono la ricerca, la formazione, il sapere libero. Crediamo davvero di poter uscire dalla crisi senza l’università pubblica?

Abolire la scuola e l’università pubblica, come di fatto propone il governo, significa sostanzialmente rassegnarsi in maniera definitiva al declino del nostro paese e alla sconfitta della nostra generazione. Berlusconi, Gelmini e Tremonti ci chiedono di arrenderci, dare per persa la nostra battaglia per il futuro e mettere in liquidazione ciò che resta dell’Italia, lasciando che i loro amici si spartiscano il bottino tra le macerie.

Edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella nella gestione delle scuole: sono queste le priorità per gli studenti delle scuole secondarie superiori, e i tagli del governo vanno in tutt’altra direzione, mirando a distruggere la scuola pubblica.
Chiediamo un serio investimento nell’edilizia scolastica, affinchè le scuole siano messe in sicurezza e perchè possano essere strutture all’avanguardia, con palestre, laboratori, attrezzature per permettere agli studenti di poter veramente studiare andando a scuola.
Chiediamo una legge nazionale per il diritto allo studio: diritto allo studio significa tutto ciò che ci permette di studiare (borse di studio, trasporti, libri di testo, mense e fruizioni culturali di ogni genere come cinema, teatro, libri, musica, ecc). Oggi questa materia è di competenza delle regioni, con la conseguenza che lo studente, a seconda di dove studia, ha differenti garanzie. E’ necessaria uns legge nazionale che definisca le garanzie minime che ogni regione deve fornire in tale materia, così come chiediamo in ogni regione un serio investimento per il diritto allo studio.
Chiediamo una scuola dove gli studenti possano contare nelle scelte dell’istituto, dove ci sia piena democraticità negli organi collegiali e sia valorizzata la rappresentanza studentesca. Rifiutiamo l’idea del progetto di legge Aprea che prevede l’ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole.
Chiediamo una didattica diversa, innovativa nei metodi e nei contenuti, che metta in grado noi studenti di affrontare il presente avendone gli adeguati strumenti culturali. Anche per questo il 17 novembre sarà un’occasione per proporre nelle scuole giornate di didattica alternativa, per sperimentare nuovi modi di fare lezione più vicini agli studenti.

Il ddl di riforma dell’università proposto dal governo obbliga le università a privatizzarsi, di fatto, nel giro di pochi mesi. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria, a quanto deciso dal governo.
40% di privati nei cda, chiusura delle facoltà, prestito d’onore, precarizzazione della ricerca, attacco alla rappresentanza studentesca: alla fine di quel conto alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia.
La combinazione tra l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti, debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto.
Se facciamo partire quel conto alla rovescia, il prossimo autunno non avremo più un’università da difendere. Dobbiamo farlo ora, dobbiamo farlo subito, dobbiamo farlo bene. La controriforma non deve passare.

A questo attacco, il più grave mai subito dall’università e dalla scuola italiana nella sua storia plurisecolare, intendiamo rispondere a tutto campo. Non abbiamo più solo la rabbia di chi non vuole pagare la crisi, crediamo che il movimento studentesco debba avere la presunzione di dire “voi siete la crisi, noi la soluzione”, partendo dalla centralità del sapere nella società contemporanea.

Tutto ciò avviene mentre è in corso una gravissima crisi democratica, che muta la costituzione materiale del nostro paese in senso autoritario. Crediamo che il sapere sia l’elemento fondante da cui partire per rinsaldare le fondamenta e ricostruire la nostra democrazia.

Per questo il 17 novembre, giornata internazionale delle studentesse e degli studenti, bloccheremo tutte le scuole, le università, i conservatori, le accademie, i centri di ricerca di questo paese. Sarà il nostro primo sciopero generale, lo sciopero generale studentesco, il giorno in cui facciamo pesare il nostro ruolo e quello del mondo della conoscenza all’interno della società contemporanea.

Il 17 novembre saremo in piazza, per la prima volta organicamente su tutto il territorio nazionale, con una piattaforma unitaria di studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle accademie, perché il processo di mercificazione del sapere e di parcellizzazione della sua produzione si estende a tutti gli ambiti della conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. La nostra condizione di soggetti in formazione ci pone uguali problemi e uguali opportunità, che vanno colte superando gli steccati categoriali.
Il classico obiettivo del diritto allo studio per tutti va riempito da rivendicazioni allo stesso tempo puntuali e inclusive: diritto alla casa, alla mobilità, alle mense pubbliche, alla prevenzione e alla salute, a una formazione di qualità, all’accesso ai contenuti culturali nel senso più ampio, a un sapere libero da vincoli proprietari e pubblicamente accessibile, alla formazione continua, alla ricerca e all’arte libere, come dice la Costituzione, da ogni vincolo ideologico, confessionale o economico, alle pari opportunità, alla partecipazione democratica e a forme di cogestione nel governo delle istituzioni formative e delle città.
Nessuno di questi obiettivi può essere raggiunto senza un orizzonte comune condiviso da tutti i soggetti in formazione, in grado di portare un contributo forte, autonomo e centrale alla costruzione di una società della conoscenza libera, democratica ed eguale.

Invitiamo tutte le studentesse e gli studenti a far sentire la propria voce il 17 novembre per riprenderci assieme il nostro futuro!

Link – Coordinamento Universitario
Unione degli Studenti

A seguito l’elenco dei cortei (in fase di aggiornamento)

* ALTAMURA (BA) @ Piazza Zanardelli ore 9,30
* AOSTA @ Parco della Stazione ore 9,00
* AVELLINO @ C.S. Samantha della Porta ore 10 e Stati Generali della Scuola Pubblica
* BARI @ Piazza Umberto ore 9,00
* BARLETTA (BAT) @ Via Dante Alighieri ore 8,30
* BRINDISI @ Piazza Crispi (antistante stazione ferrovia) ore 9,00
* CAGLIARI @ Piazza Garibaldi ore 9,00
* CAMPOBASSO @ Piazza San Francesco ore 9,30
* CATANIA @ Piazza Roma ore 9,00
* COSENZA @ Piazza Loreto ore 9,00
* ENNA @ castello di lombardia – 9:30
* FERRARA @ Piazzale Poledrelli ore 9,00
* FIRENZE @ Piazza San Marco ore 9.
* FOGGIA @ Piazza Libanese ore 9,30
* FROSINONE @ Campo Sportivo ore 9,00
* GENOVA @ Piazza Caricamento ore 9,00
* ISERNIA @ davanti al Mr. Magoo ore 9.00 – ore 10.00 concerto alla Officina della cultura e del tempo Libero
* IMPERIA: ore 8.30 P.zza Dante
* LECCE @ Porta Napoli ore 9,30
* MONOPOLI (BA) @ Via Ippolito Nievo ore 9,00
* MILANO @ Largo Cairoli ore 9,30
* MATERA @ Piazza Sedile ore 9,00
* NAPOLI @ Piazza Garibaldi ore 10
* NARDO’ (LE) @ Via XX settembre ore 8,30
* OSTUNI (BR) @ Viale dello Sport ore 9,00
* PUTIGNANO (BA) @ Largo “Liceo Laterza” ore 8,30
* RAGUSA @ Attività autogestiti mattutine nelle scuole e corteo pomeridiano
* REGGIO CALABRIA @ Piazza De Nava ore 9,00
* ROMA @ Piazza Vittorio ore 9,30
* SALERNO @ Piazza Ferrovia ore 9,30
* SAN SEVERO (FO) @ Villa Comunale 9,00
* SASSARI @ Piazza università – ore 9
* SIENA @ Piazza della Posta ore 9,00
* SIRACUSA: ore 9.30 pantheon in via Foro Siracusano arrrivo alle 11.30 e attività in piazza, stand, corsi autogestiti cineforum, djset e concerto fino alla sera
* SORA @ Stazione FS ore 9.00
* TORINO @ Piazza Arbarello ore 9
* TRIESTE @ Piazza Goldoni ore 9,30
* VERBANIA @ Piazza Ranzoni ore 9,30
In via di definizione:

BERGAMO, SAVONA, ANCONA, PESCARA, BOLOGNA, PIACENZA, LATINA, RIETI, VITERBO, TARANTO, POTENZA, CROTONE, CATANZARO, ENNA, TRAPANI


Poco a poco stanno obbligandoci a chiudere l’Università

Posted in Politica with tags , , , , on giugno 14, 2009 by Maria Rubini

Come nella Cacania, l’Austria di fine impero di Robert Musil de “l’uomo senza qualità”, stiamo spegnendo le luci e chiudendo il paese. Vogliono farci credere che sia più grande di quello che ci possiamo permettere. Succede con piccole decisioni, apparentemente inevitabili e neutrali. La mia Università dal primo luglio organizzerà la propria attività su cinque giorni lavorativi e non più su sei. Ci saranno deroghe fino a fine anno ma poi basta, tutto dovrà succedere dal lunedì al venerdì.

Riscaldare, illuminare e tenere aperte le sedi un giorno in meno è stato considerato tra i risparmi possibili quello meno doloroso in un contesto dove i fondi ordinari si riducono a precipizio. Alle sedi locali, nel falso rispetto della loro autonomia, non resta che arrovellarsi e adeguarsi ai tagli di un governo e di un ministro, Mariastella Gelmini, che considera l’educazione pubblica e la ricerca uno spreco e non un investimento.

Non discuto la decisione locale, se non questa sarebbe stata un’altra, e so che in amministrazione non dormono per trovare come aggiustarsi in un contesto nel quale è come se stessimo pescando sul fondo di un serbatoio ormai vuoto. Da vent’anni si taglia e tra i paesi OCSE siamo gli ultimissimi per PIL investito (pardon, sprecato) in Università e ricerca. Non so com’era e se c’è mai stata una Università delle vacche grasse, ma poi non lamentatevi se il paese non è competitivo, se non innova, se i professionisti sono sempre più approssimativi.

Le sedi che accorciano di un giorno la loro settimana lavorativa mi colpiscono e non soltanto perché vado quasi sempre a lavorare in dipartimento anche di sabato. Penso agli studenti stranieri che arrivano per il progetto Erasmus e dai quali, ci è stato spiegato, dipendono così ingenti fondi che per attrarli è bene attrezzarsi a far loro lezione in inglese. Faremo lezione in inglese, non è un problema, ma quanto saremo appetibili se per due giorni su sette non potranno andare in biblioteca e forse neanche potranno controllare l’email? Penso all’alta formazione, quella permanente che dovrebbe essere il futuro per rinnovare il paese, ai Master, che essendo rivolti a lavoratori, sfruttano il sabato mattina per le lezioni.

La mia è una Università virtuosa, di quelle con i conti in regola. In teoria potrebbe perfino assumere nuovo personale ma sembra che tutti gli sforzi siano inutili e che il futuro dell’educazione universitaria voglia per scelta politica prescindere dal merito, dal virtuosismo costantemente evocato dalla ministro nelle interviste preconfezionate e negato nei fatti e concentrarsi in poche sedi, grandi, possibilmente al Nord. Sembra ieri che la Confindustria chiedeva 200 università pubbliche per radicarsi sulle esigenze del territorio. Il ministero applica un costante mobbing sulle sedi. Più queste si mettono in regola, controllano la qualità, più arrivano nuove angherie, vessazioni, demansionamenti.

Eppure vedo quello che succede ogni volta che arriva un nuovo ricercatore: una boccata di aria fresca, idee nuove, entusiasmo, voglia di fare. Sento che ci abbiano fatto tutti entrare in una camera a gas proprio per privarci dell’aria fresca, delle idee nuove, dell’entusiasmo, della voglia di fare. In qualche modo ci organizzeremo, mi dico, ma causa angustia questo ennesimo segnale. Lavorerò mai in una Università e un paese che crescono? Dove ci siano mezzi per far ricerca e produrre cultura e ci sia spazio, secondo il dettato costituzionale, per i giovani capaci e meritevoli? Una Università dove gli spazi, i tempi, le opportunità aumentino invece di diminuire? Comincio a temere di no.

Gennaro Catotenuto

Scontri tra studenti e polizia. Basta con la repressione poliziesca

Posted in Politica, Società with tags , , , , on marzo 9, 2009 by Maria Rubini

Dopo che la scorsa settimana gli studenti antifascisti di Brescia, Bergamo, Milano, Cagliari, Pisa e Padova sono stati violentemente repressi e pestati dalla Polizia, oggi è la volta degli studenti Torinesi. Sta diventando “normale” l’uso della violenza contro studenti pacifici, che scendono in piazza senza alcuna intenzione violenta. Va bene così? Nessuno ha nulla da dire? Che si aspetta a denunciare questi comportamenti come indegni della polizia di un paese democratico? L’impudenza è la stessa che ricordiamo di avere visto a Genova. Gli agenti si sentono intoccabili: da qui nasce la loro arroganza. E purtroppo hanno ragione: basta vedere quello che è successo con i poliziotti che portarono a compimento il massacro alla scuola Diaz o le torture alla caserma Bolzaneto. I picchiatori sono rientrati immediatamente al lavoro, senza che nessuno abbia contestato loro niente, anzi sono stati protetti e addirittura promossi. Dispiace dirlo: ma quello che sta succedendo nelle ultime settimane non è altro quel che è stato seminato negli anni scorsi. Si è minimizzato, si sono fatte spallucce di fronte agli allarmi sugli spazi eccessivi concessi alle forze dell’ordine e alla loro involuzione militarista. Si è guardata l’indignazione perenne di chi ha seguito il dopo Genova (per le promozioni degli imputati, il silenzio generale sui processi, la “impunità preventiva” garantita a tutti i dirigenti) come agli strepiti di noiosi gruppi di reduci. Chissà se questa ondata repressiva “anti crisi” riuscirà a fare aprire gli occhi, alzare la voce per fermare i manganelli, e a non accettare più violenze, provocazioni, soprusi e repressione. e far capire che già viviamo una condizione di democrazia sotto tutela.

Osservatorio sulla Repressione

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Che figuraccia Maria Stella Gelmini

Posted in Politica with tags , , , on dicembre 13, 2008 by Maria Rubini

Sembra, si rumoreggia, si dice in giro, che del maestro unico, della chiusura delle scuole disagiate, dell’aumento degli alunni per classe e di tutte le altre boiate non se ne faccia più niente, per un anno almeno e poi chissà.

Sembra, si rumoreggia, si dice in giro che il maestro unico diventerà a richiesta, come i funghi o il prosciutto sulla pizza al taglio.

Sembra, si rumoreggia, si dice in giro, che a Mariastella Gelmini sia stato detto di mettersi lì in un angolo a giocare col Cavaliere e lasciar fare i grandi.

Vedremo, incrociamo le dita, perché sarebbe un bene per la scuola italiana. Lasciateci però levare due sassolini da una tonnellata l’uno dalle scarpe:

1) Il “governo del fare” dovrebbe sotterrarsi. La consecutio normale delle cose infatti è completamente ribaltata ed è diventata:

a) si approva un decreto legge in 30 secondi o in nove minuti.

b) si converte in legge, possibilmente con voto di fiducia, perché si sa, con questa opposizione non si può avere a che fare.

c) mesi dopo si convocano le parti sociali e si comincia a discutere da zero sospendendo l’entrata in vigore di quella che nel frattempo è legge dello Stato.

2) Tutti quelli che hanno difeso a spada tratta il maestro unico e tutto il resto, dovrebbero andare a incatenarsi in Viale Trastevere ed entrare in sciopero della fame e della sete. Se fossero persone serie. Se vivessimo in un paese serio.

Gennaro Carotenuto

Studenti in lotta

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on dicembre 7, 2008 by Maria Rubini

Ricevo e Pubblico

RILANCIAMO LA LOTTA AD OLTRANZA FINO AL RITIRO DI TUTTI I PROVVEDIMENTI SULLA SCUOLA!

INTERVENIAMO IN TUTTE LE MOBILITAZIONI E ASSEMBLEE STUDENTESCHE CON QUESTE PAROLE D’ORDINE, PER COSTRUIRE UN COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE LOTTE!

SOLO LA LOTTA PAGA, ORGANIZZIAMOCI!

APPELLO A TUTTE LE REALTÀ STUDENTESCHE IN LOTTA

Costruiamo un coordinamento nazionale delle lotte studentesche

In tutta Italia sono sorti, in questi mesi, importanti momenti di lotta contro il massacro dell’istruzione pubblica: da decenni il nostro Paese non conosceva un’ondata di lotta di tali dimensioni.

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