Archivio per Pari opportunità

Appello alle first ladies dei paesi presenti al G8 de L’Aquila Non venite all’ appuntamento italiano

Posted in Politica, Società with tags , , , , , on giugno 25, 2009 by Maria Rubini
La delegittimazione delle donne in un paese colpisce tutte le donne del mondo: riprendiamo dalla mailing list [R-esistiamo] il testo di una lettera appello alle first ladies perchè affermino questo principio disertando il G8.

Siamo un gruppo di donne italiane profondamente indignate per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata.

Non ci riferiamo solo alle vicende relazionali del premier, che trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico, ma soprattutto alle modalità di reclutamento del personale politico e ai comportamenti e discorsi sessisti che delegittimano con perversa e ilare sistematicità la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale.

Questi comportamenti, gravi sul piano morale, civile, culturale, minano la dignità delle donne e incidono negativamente sui percorsi di autonomia e affermazione femminili.

Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l’ insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell¹immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno.

Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G 8 dell¹Aquila perché disertino l¹appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi.

Chiara Volpato (Professore Ordinario ­ Università di Milano-Bicocca)
Angelica Mucchi Faina (Professore Ordinario ­ Università di Perugia)
Anne Maass (Professore Ordinario ­ Università di Padova)

Il testo (copia incolla,firmata e salvata) può essere inviato,se d’accordo, dalla propria mali a:
Angelica Mucchi Faina,
ssmucchi@unipg.it,
Dipartimento Istituzioni e Società

Dove passa la strada del cambiamento?

Posted in Politica, Quelle che scassano with tags , , on giugno 20, 2009 by Maria Rubini
Dopo le veline ecco le “amazzoni”. Non si sa perché vengano così definite, se non per ignoranza: le amazzoni leggendarie non stavano certo al servizio di un uomo! Ed ecco un migliaio di donne che accettano tutte felici di farsi “convocare” in massa dal sultano

Floriana Lipparini

Ed ecco un migliaio di donne che accettano tutte felici di farsi “convocare” in massa dal sultano straniero, ignorando bellamente le gravi accuse che altre donne gli hanno indirizzato per gli orrori che avvengono in Libia nei centri di raccolta.

Donne, immagini di donne, corpi di donne, tragedie di donne come quella di Vira Orlova, la badante ucraina morta per dissanguamento dopo un aborto spontaneo. Non ha cercato aiuto perché era “clandestina” e temeva di essere espulsa. Ecco cosa significa in Italia stare “come una donna sulla terra”.

E corpi di donne usati a fini politici prima, durante e dopo le elezioni. Non i corpi reali al centro della vita pubblico/privata, come vorremmo che fosse, ma corpi-immagine, corpi-merce utili per ricatti incrociati fra protagonisti maschi.
Proprio come accadeva in epoche primordiali, quando i corpi delle figlie date in matrimonio sigillavano patti di alleanza fra capi tribali. O come accade nelle guerre, quando si stuprano le donne del nemico per umiliarne l’orgoglio.
Corpi di donne come medium di relazioni puramente maschili.

Queste elezioni hanno detto la solita, eterna cosa: come soggetti a pieno titolo le donne non esistono.
Singole (per quanto rare) candidature femminili sono state in realtà molto votate (non solo il “fenomeno” Serracchiani), e può far piacere che alcune donne si dimostrino più credibili, più brave, più serie, siamo d’accordo: ma in cosa si discostano dal neutro dei loro partiti?
Cosa ne è della domanda di cambiamento radicale nel rapporto fra i sessi?

Questa amara assenza va di pari passo con il trionfo europeo e locale di una destra razzista e xenofoba, cioè becera e maschilista al massimo grado, per propria intima essenza, e con la debole presenza di una “sinistra” narcisista, autoreferente, ma soprattutto neutra, non interessata a una concezione sessuata della politica. Per non parlare del fatto che gli unici due partiti vincenti – Lega e Idv – sono proprio quelli più machisti.

Tutto sembra confermare che la strada per le donne non può passare dalla vecchia pratica partitica, lì c’è uno sbarramento insuperabile perché la concezione stessa di tale struttura – puramente elettoralistica, numerica, formale e gerarchica – è incompatibile con le modalità differenti della politica e della pratica delle donne, o almeno con quelle che in teoria dovrebbero essere le nostre modalità differenti.

Ora poi che la sinistra è in una drammatica crisi, è facile il ripetersi di un fenomeno già visto in occasioni storiche: possiamo noi donne parlare di femminismo quando “sta per scoppiare la guerra”?
Possiamo noi donne parlare di femminismo quando “bisogna difendersi dal fascismo”?
Possiamo noi donne parlare di femminismo quando c’è “la crisi economica”?
Un indebito senso di colpa induce le donne a desistere, a mettere in secondo piano le proprie rivendicazioni, quando invece è proprio l’esclusione delle donne dalla costruzione sociale il peccato originale che ha prodotto questo tipo di civiltà violenta, ingiusta e distorta, e soltanto la ricomposizione equilibrata dei ruoli fra i generi potrà dar vita a un nuovo disegno.

Dovremmo chiederci se di questo passo il percorso del femminismo non resterà chiuso in un limbo da cui non si riesce a uscire. E dovremmo chiederci perché sia così difficile trovare il coraggio di scegliere nettamente una politica di movimento che porti al centro della scena il conflitto non soltanto con il capitalismo, il liberismo e la globalizzazione, ma soprattutto con l’impianto patriarcale di ogni costruzione, inclusi quei partiti, o meglio quella “parte” che per tanto tempo, ignorandone aspetti contraddittori e anzi inaccettabili (sulla violenza, sulle guerre, sulla libertà, sul sessismo…), ha rappresentato anche agli occhi di molte donne un baluardo contro le ingiustizie sociali di questo modello di mondo.

A questo punto dovrebbe essere chiaro che l’attardarsi nelle illusioni e nelle fedeltà partitiche non paga e anzi ci ricaccia continuamente indietro.

Forse l’unico segnale interessante, un piccolo spiraglio di ottimismo, è il crescere in Europa dei verdi.
La critica al modello di sviluppo economicista e industrialista implica la proposta di un modello di società non soltanto sostenibile, antimilitarista, non eurocentrico, nonviolento, ma anche fortemente permeabile alla visione “altra” del femminile. Non è un caso che il pensiero delle ecofemministe vi abbia contribuito alle origini, quando i verdi erano più movimento che partito.
L’ecologismo guarda il mondo in modo nuovo e diverso, rovesciando molti punti di vista e proponendo visioni alternative.
In quest’area, una presenza femminile più forte e consapevole potrebbe fare la differenza e segnare la strada del cambiamento.
Forse.

La Terra Madre

Posted in Quelle che scassano, Società with tags , , , , on maggio 28, 2009 by Maria Rubini

E’ uscito da poco il nuovo film di Ermanno Olmi “Terra Madre” che racconta della terra, che è di noi tutti, madre.

Esce il 5 giugno “Home” cioè casa nel suo senso piu ampio, terra nostra madre appunto, del fotografo e regista Yann Arthus Bertrand.

Diceva Pratibha Patil, la Presidente donna indiana nel suo discorso di insediamento: “Le donne dovrebbero essere responsabili del futuro sostenibile della terra”.

E Vandhana Shiva, l’economista indiana che ha fermato la Coca Cola impedendole la privatizzazione delle ultime falde acquifere del Kerala, ci esorta ad occuparci della terra.

Mi costa molto occuparmi di tv. Vorrei occuparmi di ciò che conta, della Terra appunto, nel senso piu ampio.

Mi costa e ci costa molto dovere subire l’affronto, l’insulto di vedere i nostri corpi smembrati per pubblicizzare una borsa, le nostre belle facce gonfiate per attirare, pare, piu audience, i corpi di quasi bambine addobbate da lolite per eccitare uomini stanchi.

Mi costa e ci costa da mesi dovere restare sobrie, calme, educate quando ci danno delle bacchettone, quando ci chiedono se vogliamo tornare alla censura: uomini di malafede, lo sapete che non è di questo di cui stiamo parlando.

La posta in gioco è la nostra sopravvivenza, la sopravvivenza della nostra identità.

La tv non ci rappresenta. Punto.

L’audience non è la vita.

L’auditel può provocare disastri.

Vorrei occuparmi di vita, e cio che vedo in tv è spesso simile alla morte.

Devo, dobbiamo occuparci di tv per ridarci dignità, perché è una pena infinita vedere mie simili a carponi, o quasi nude, labbra che scoppiano, già dalle 9 del mattino, umiliate da ruoli perennemente subalterni.

Gli ultimi giorni ci hanno scaraventate all’inferno. L’Italia intera intorno ad una quasi bambina con il suo pelouche ed il ragazzino nella foto al mare.

Donne contro donne. Donne contro Veronica. Donne contro Noemi.

Nessun rispetto piu, né per noi, ne per le nostre figlie. Sbattute in prima pagina a divorarci.

La Terra dicevamo.

Quando avremo finito di liberarci, ancora!, del nostro ruolo servile, potremo occuparci di cose urgenti.

Spazziamo via queste immagini che ci limitano, che ci imprigionano, che ci umiliano. Chiediamo altro.

Chiediamo che la tv ci rappresenti.

Costruiamo altro.

In “Home”, il documentario di Bertrand, la donna è figura indissolubile con la Terra. La comprensione della vita viene affidata alle donne; dice il produttore del film: “In presa diretta con il futuro perché sempre in presa diretta con i figli, le donne ci mostrano la strada”.

Di vita mi voglio occupare, di vita vogliamo occuparci.

C’è una giovanissima filosofa svizzera Ina Pretorius, che parlando delle capacità delle donne usa un termine meraviglioso “daseinkompetenz”: la competenza dell’esserci.

Niente filosofia astratta quella delle femmine. Noi abbiamo la competenza dell’esserci.

Esserci nella vita. Nella cura, nelle relazioni.

E in politica, lascateci agire la nostra competenza dell’esserci, ce n’è bisogno.

Occupiamoci di politica, così come tutte noi, giovani e vecchie, sappiamo prenderci cura della Casa.

E da lì iniziare a prenderci cura della Terra.

Non facciamoci più limitare.

La Politica è competenza dell’esserci.

Occupiamocene.

A modo nostro.

da ilcorpodelledonne.blogspot.com

8 marzo: niente da festeggiare molto per cui lottare

Posted in Politica, Quelle che scassano with tags , , , , , , , , , on marzo 5, 2009 by Maria Rubini

Il capitalismo è ormai da tempo in una crisi strutturale che investe tutte le sfere: dell’economia, della politica e dei rapporti sociali. Gli attacchi durissimi, accentuati dalla presenza della crisi, alle conquiste sociali ed economiche delle/dei lavoratrici/lavoratori stanno avendo conseguenze pesantissime su tutti ma soprattutto sulle donne.

Proprio in questa fase di crisi, emerge in maniera sempre più evidente una vera e propria femminilizzazione della povertà: le donne sono i primi soggetti che vengono espulsi dalla produzione, sono quelle che, essendo impiegate principalmente in lavori precari, ancora meno degli altri lavoratori riescono a godere dei cosiddetti ammortizzatori sociali il che le colloca in una posizione di subalternità nei confronti dell’uomo e dello Stato. Continua a leggere

Noi non siamo Annunziate!

Posted in Politica, Quelle che scassano, Rifondazione with tags , , , , , , , on gennaio 17, 2009 by Maria Rubini

E’ inaccettabile qualsiasi richiesta di censura nei confronti di Santoro. Il livello delle trasmissioni televisive e dei giornali in Italia e’ vicino a quanto propagandato dal governo israeliano. Che ci sia un programma che faccia vedere anche l’altro lato della vicenda e’ un fatto positivo per il paese e per la democrazia. Quanto al fatto che Lucia Annunziata abbia abbandonato la trasmissione, non ci si alza da un dibattito che non piace.  Paolo Ferrero.

Stop agli atroci attacchi su Gaza e al massacro della popolazione Palestinese.

Appello

Un appello dall’Unione di donne per I diritti psico-fisici e sessuali nelle società Musulmane

(CSBR)

Nella qualità delle 45 principali organizzazioni accademiche e non governative del medio oriente, nord Africa, sud e sud est asia, noi condanniamo nei termini più incisivi possibili, l’ininterrotto sanguinoso attacco di Israele sulla striscia di Gaza, e siamo profondamente allarmate dalle complicità delle comunità e delle istituzioni internazionali e dalla mancanza di strumenti politici che mettanofine a questo massacro.

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Confidiamo in Mara

Posted in Politica, Quelle che scassano with tags , , , on dicembre 15, 2008 by Maria Rubini

Segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero:

“L’idea del ministro Brunetta di allungare l’età pensionabile alle donne è semplicemente un’idea demenziale. Nel mezzo di una crisi economica devastante che porterà alla perdita di almeno un milione di posti di lavoro solo a Brunetta poteva venire in mente una proposta simile. Che indica un odio profondo, quello che il ministro Brunetta nutre nei confronti dei lavoratori e, in particolare, delle lavoratrici.”

Stavolta Ferrero ha proprio sbagliato analisi. Brunetta odia i lavoratori e le lavoratrici? Ma quando mai! Anzi, si rivela il più femminista dei ministri. Sempre questa sorta di paternalismo da parte dei compagni nei confronti delle donne. E basta! Anni e anni di femminismo per poi sentirci dire queste cose, caro Ferrero? Brunetta ha ragione. E’ giusto che le donne abbiano gli stessi doveri. Punto. Magari però se avessero anche gli stessi diritti, non guasterebbe…

L’art. 141 del trattato CE prevede che gli Stati membri garantiscano l’applicazione del principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro ovvero per un lavoro avente lo stesso valore. Peraltro, la riduzione del divario di retribuzione figura tra gli obiettivi della strategia europea per la crescita e l’occupazione. Come viene sottolineato nella Tabella di marcia per l’uguaglianza tra donne e uomini , il divario di retribuzione tra donne e uomini non si è quasi ridotto nel corso degli ultimi dieci anni, nonostante le azioni avviate e gli strumenti impiegati per porre rimedio a tale problema. In base ai dati ufficiali, nel 2005 le donne hanno guadagnato in media 15 % meno degli uomini nell’Unione europea, facendo registrare un miglioramento di soltanto 2 punti percentuali rispetto al 1995. Un’evoluzione inadeguata se si considera il considerevole incremento del tasso di occupazione delle donne.

Ma noi confidiamo in Mara

Appena si libera dal progetto delle “mille scatole rosa” che la tiene ancora impegnata, interverrà. Ne siamo certe.

E fu sera e fu mattina. Sesto giorno. Maschio e Femmina li creò.

Posted in Quelle che scassano with tags , on agosto 23, 2008 by Maria Rubini

Seguendo le indicazioni bibliche dedicherò il giorno del sabato alla rubrica “Quelle che scassano”

Omaggio all’ On. Giuseppe Gianni, al quale tutte noi dobbiamo molto se non altro per averci illuminato come uno schiaffeggiamento di un’illuminazione Zen, esternando senza ipocrisia quello che pensano di noi tutti i nostri uomini, politici e non. Quindi onore al merito.

Per la cronaca ricordo che l’On. Giuseppe Gianni, Presidente della Commissione V – Cultura, Formazione e Lavoro, oltre che essere deputato dell’ Udc è uomo di classe, di citazioni colte e sempre pertinenti. Quando in Parlamento si parlò di “quote rosa” l’onorevolissimo deputato commentò:

“Le donne non ci devono scassare la minchia”

E come dargli torto. Quando ce vò ce vò! Comunque Daria Bignardi in una delle sue puntate di “Invasioni Barbariche” riuscì in un impresa ardua, costringendolo davanti ad alcune storie di vita vissuta e difficile, a fargli dire “Sono gli uomini che scassano la minchia alle donne”. Sono millenni che questo pensiero alberga dentro di noi, ma essendo noi il gentil sesso per pudore ci siamo sempre trattenute. Ringraziamo infinitamente il buon Dio perchè ci risparmia certe cadute di stile togliendo battute dalla nostra bocca e mettendole in bocca ai nostri politici.

In questa rubrica parlerò di probemi “Femminili”. Ma non di quel femminile che si occupa molto di consigliarmi rossetti scarpe biancheria intima e molto poco di aiutarmi a fare una coscienza critica. Chiariamo un punto essenziale. Oggi pare proprio che la parola “Femminismo” sia diventata un’insulto, uguale e contrario a “Maschilismo”, ignorando il fatto che il Femminismo nella sua forma primigenia e non inquinata dal separatismo promuove l’uguaglianza e non la sottomissione di un sesso all’altro. Il fatto che qualche androfoba si sia inventata il separatismo con la scusa di creare “un ambiente protetto per donne” non deve farci dimenticare quanto noi come donne dobbiamo al Movimento Femminista in termini di lotte e conquiste di emancipazione femmile. Oggi le nostre lotte non riguardano solo le pari opportunità tra uomini e donne ma riguardano anche la necessità o meno di criticare radicalmente le nozioni di “identità sessuale” e “identità di genere”, oppure di eliminare alla radice i ruoli, la subordinazione e/o l’oppressione femminili.

Quattro minuti di “Dettagli di poco conto – Appunti dal Femminismo”